sabato, Maggio 21

Sergio Lepri, quando esistevano i giornalisti Dall'Ansa ad Articolo 21, passando per i campi da tennis. Gli sia lieve la terra. Rossa

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Sergio Lepri, Direttore (e che Direttore!) dell’Ansa dal 1962 al 1990, ben ventotto anni, ha chiuso il suo lavoro da queste parti salutandoci a soli centodue anni. Peccato. L’ha fatto oggi, giovedì 20 gennaio 2022. Era venuto al mondo a Firenze il 24 settembre del 1919. Aveva studiato al Liceo Michelangiolo, poi Filosofia laureandosi nel 1940. In Fanteria nella Seconda guerra mondiale, l’8 settembre 1943 aderisce alla Resistenza, Partito d’Azione prima, Partito Liberale poi. Quindi diverse esperienze giornalistiche, prima in organi clandestini come ‘L’Opinione‘, poi nell’Italia liberata. Lavora anche per Ettore Bernabei che, Direttore del ‘Giornale del Mattino’, valorizza quel Caporedattore. Che nel 1957 diventa Portavoce di Amintore Fanfani Segretario della Democrazia Cristiana, poi nel 1958 Presidente del Consiglio. E Lepri con lui come Capo del Servizio stampa. Nel settembre 1960 è assunto all’ANSA di cui diventa subito Condirettore nel gennaio 1961 e Direttore nel gennaio 1962. Carica che lascia solo lasciando l’agenzia nel gennaio 1990. È stato anche Docente alla Luiss di ‘Linguaggio dell’informazione e tecniche di scrittura’, alla Scuola superiore di giornalismo di Scienze politiche.

Lepri faceva parte di quella covata di giornalisti laici ed autenticamente liberali portati a Roma da Amintore Fanfani, che specie inizialmente era un grande innovatore ed uno straordinario cattolico lapiriano. Comunque se qualcuno ha ancora voglia di studiare e non semplicemente arronzare, segnaliamo alcuni degli ultimi libri di Sergio Lepri, significativi anche per i nomi di chi vi ha in diverso modo contribuito. ‘Perrmesso, scusi, grazie. Dialogo fra un cattolico fervente e un laico impenitente‘ scritto con Ettore Bernabei, Rai Eri, 2015. E prima ‘News, manuale di scrittura e di stile per l’informazione scritta e parlata‘ prefazione di Tullio De Mauro, Rizzoli, 2011; ‘Manuale di linguaggio giornalistico‘ Etas, 1983; ‘Le macchine dell’informazione‘ Etas, 1984; ‘Medium e messaggio. Il trattamento linguistico e concettuale dell’informazione‘ Gutenberg, 1987.

Ma da Gutenberg (editrice dal pesantissimo nome) aveva soprattutto pubblicato il libro che nel titolo contiene tutto un programma. Il suo programma. Di giornalismo, e di vita. È ‘Scrivere bene e farsi capire‘. Era fine anni ’80 dello scorso millennio. Oltre trent’anni fa. Non sappiamo quanti l’abbiano comprato. E di questi quanti l’abbiano letto. Però crediamo di poter dedurre quanti l’abbiano capito e fatto proprio. Pochini, proprio pochini… In ogni caso il suo sito, continua a vivere per molti motivi, e anche per questo.

A proposito. Che sfilza di egregi Direttori la nostra Agenzia di stampa nazionale. Dopo Lepri ci sono stati Bruno Caselli, Giulio Anselmi, Pierluigi Magnaschi, Giampiero Gramaglia e infine l’attuale, Luigi Contu, dal 2009. Ignoti a quasi tutti al di fuori dell’ambiente giornalistico e, quando noti, noti per altre rilevanti attività e per presenza televisiva. Ma giornalisti veri, e veri Direttori.

A soli ottantasei anni, giusto venti anni fa, nel 2002, Sergio Lepri aveva ben pensato che di fronte alla deriva giornalistica ed ai pesanti attacchi all’informazione si dovesse reagire al di là dell’occasionale indignazione. Ed assieme a GiuseppeBeppeGiulietti e Federico Orlando (un altro liberale di stoffa buona) aveva dato vita ad ‘Articolo 21‘, Associazione per la libertà di informazione richiamantesi allo specifico articolo della Costituzione. C’era pure David Sassoli e, accidenti, via uno dopo l’altro. E il rimpianto non è mitigato dalle diverse età.

Luigi Contu, come dicevamo attuale Direttore, anche lui ormai quasi storico, lo saluta così: «Ci ha lasciato Sergio Lepri, grande giornalista e Direttore della nostra Agenzia dal 1962 al 1990. Quando mi assunse mi disse: “Non le chiedo per chi vota, non me lo faccia capire da quello che scrive”. Per un giornalista di @Agenzia_Ansa è la lezione più importante. Grazie». C’è tutto.

Quanto a noi terminiamo ricordando che è stato grande e appassionato tennista, aveva calcato la terra dei campi, naturalmente preferita a sintetico e cemento, sino a pochi anni fa. Incredibile ma vero. E se per altri si suole auspicare che sia lieve la terra, a lui si deve piuttosto augurare che sia rossa.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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