lunedì, Maggio 10

Sergio Costa: un Ministro per tutte le stagioni, ma non per questa Qualche giorno fa è apparsa la notizia che è stata lanciata addirittura una petizione on – line per la riconferma di uno dei più incolori ministri dell’Ambiente

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C’è un ministero di cui nessuno parla mai in questi giorni concitati di previsioni e almanaccamenti: quello dell’Ambiente che è abitato da inizio legislatura da Sergio Costa.

La stranezza è che tra le classifiche di spesa del Recovery Fund l’Ambiente è al primo posto con il 37% dei 196 miliardi di euro previsti per i progetti (su una quota totale di 209 miliardi) con la Sanità invece al 4%. Queste quote sono poi state riviste, ma di poco.

Resta il fatto che in piena pandemia la Sanità è cenerentola mentre l’ambiente è Re Mida. Intendiamoci, non è che l’interesse per l’Ambiente sia un tema secondario, tutt’altro. Ma appare evidente la sproporzione.

Ma chi c’è alla guida di un dicastero divenuto così improvvisamente appetibile? C’è un ex ‘Pecoraro Boy’s’ nel senso che il ministro Sergio Costa è stato un consulente del ministro Pecoraro all’ora all’Agricoltura. Nel momento delle decisioni importanti, quando si formò il primo governo giallo – verde, Costa fu proposto da Di Maio a Grillo che si fidò e lo incoronò Re Verde.

Così Costa, la cui enfasi ‘greenista’ è nota, ha attraversato due governi di segni politicamente opposti in tutta tranquillità, passando dal populismo giallo a quello rosso e poi infine verde.

Comunicati roboanti, grandi proclami, una gestione scientifica del potere guidata dalla portavoce Stefania Divertito, Cinque Stelle e anche lei di area campana come tutti i protagonisti di questa vicenda. Ma in tanti anni, il ‘Ministro sorridente’ napoletano non ha combinato granché al ministero.

Un mare di parole, un fiume di termini roboanti, ma sotto il mantello (verde) il Re è nudo. Si dice che al passaggio dal governo giallo verde a quello giallo rosso Costa abbia contattato direttamente Grillo per la riconferma.

Curiosa la gestione di due importanti commissioni ambientali. Costa disse nel dicembre 2018 che con lui ripartiva la rivoluzione della trasparenza perché, rispetto al passato, avrebbe nominato i membri della commissione Via (Valutazione impatto ambientale) tramite una richiesta di ‘manifestazione di interesseper i candidati, con una procedura on-line tra l’altro inutilmente complicata. Quello che il Ministro non esplicitò fu però alla fine di tutta la procedura la decisione spettava sempre e solo a lui esattamente come avveniva per i suoi predecessori. L’unica differenza la perdita di tempo per analizzare i cv e la creazione di un’altra commissione di esperti per valutare i cv.

Nell’agosto 2019 fu infatti nominata e si insediò nel maggio 2020, quindi quasi un anno e mezzo dopo (la commissione dura 3 anni) dal fatidico dicembre 2018.

Sempre nel maggio 2020 la senatrice Maria Alessandra Gallone esercitò un atto di sindacato ispettivo per chiedere conti se ci fossero profili mendaci di alcuni dei 40 nominati, il Ministro. Il Ministro rispose in un question time che per il suo ministero era tutto a posto.

Per un’altra commissione importantissima, l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) o IPCC invece non se ne sa più niente dopo analogo bando, proclami di trasparenza e conseguente sparizione nel nulla.

Detto questo, qualche giorno fa è apparsa la notizia che è stata lanciata addirittura una petizione on – line per la riconferma di uno dei più incolori ministri dell’Ambiente che qualche giorno dopo aveva raggranellato la fantastica cifra di ben duecento firme.

Capiamo che il Paese ha ben altri problemi ora, ma speriamo proprio che Mario Draghi, premier incaricato, non voglia imbarcare Costa in un terzo governo cromatico ‘giallo – verde-rosso’, ci bastano i primi due.

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