mercoledì, Luglio 28

Sergio Caputo si fa in tre field_506ffb1d3dbe2

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Sono trascorsi trent’anni dall’uscita di ‘Un sabato italiano’, folgorante esordio di un allora giovanissimo Sergio Caputo, eppure la freschezza musicale e la brillante ironia dei testi rendono quei dieci brani ancora godibili e attualissimi. Il cantautore romano, in attesa di un suo nuovo album di inediti nel 2014, ha deciso di festeggiare l’importante ricorrenza con tre iniziative rivolte ai fan di ieri e di oggi.

In questi giorni Caputo sta attraversando la penisola con ‘Un Sabato Italiano Show’, accompagnato da una band di sei elementi con una sezione di fiati. Nei concerti viene eseguito l’intero album, cosa mai accaduta prima, con nuovi arrangiamenti jazz, oltre alle sue più celebri hit e a qualche sorpresa.  D’altra parte Caputo, distinguendosi dagli altri suoi colleghi, è sempre stato infatuato dalle sonorità swing, jazz-pop e latinoamericane, dando così vita a un sound personale e al tempo riconoscibile, per il quale è ancora oggi conosciuto e amato. 

Nei negozi fisici e digitali è uscito da poco ‘Un sabato italiano 30’,  con le stesse canzoni dell’album originale attualizzate con nuove sonorità jazz, più gli inediti ‘C’est moi l’amour’ e ‘I love the sky in September’. «Queste canzoni non sono invecchiate negli anni – ha sottolineato Caputo – e avevo la necessità di farle sentire a un pubblico nuovo, che magari non era neanche nato negli anni Ottanta. L’album originale era ancorato alla cultura sonora degli anni Ottanta, dominata dall’uso dei sintetizzatori, per questo ho rifatto i brani in chiave jazz e ho inserito due brano nuovi che stavano degnamente accanto agli altri».

Non c’è due senza tre e così l’estroso chansonnier romano ha da poco pubblicato per gli Oscar Mondadori un libro di memorie, intitolato ‘Un sabato italiano memories’, in cui Sergio racconta gli aneddoti, i luoghi, gli amori e i personaggi che hanno fatto da cornice durante la creazione dell’album. Il volume, con la prefazione di Carlo Massarini che per primo lo ha lanciato nel suo programma ‘Mr Fantasy’,  è un divertente tuffo nella Milano da bere degli anni Ottanta, dove Caputo si era trasferito per il suo lavoro di grafico pubblicitario.

Dalla sua professione il cantautore ha mutuato la capacità di parlare per immagini, riuscendo a cogliere i lati contraddittori e meno evidenti di un periodo dominato da yuppies e paninari. Il risultato sono testi surreali, talvolta criptici, altri più scanzonati, ricchi di ardite metafore e di riferimenti letterari, senza perdere mai, però,  la loro soave leggerezza.

L’idea del libro, ha spiegato Caputo, è nata dal fatto che «per trent’anni mi hanno chiesto: Questa canzone è una storia vera? A chi si riferisce quel brano? Nel libro ho raccontato le storie e tutti i retroscena che hanno generato quelle canzoni, in modo da fugare ogni dubbio». Non si tratta, però, del primo libro del cantautore romano, che nel 2008 aveva pubblicato, sempre per Mondadori, ‘Disperatamente (e in ritardo cane)’,un mistery in cui il protagonista è lo stesso autore, nel quale si mescolano elementi di vita vissuta con una trama di pura fantasia.

Ma qual è il segreto di ‘Un sabato italiano’, le cui canzoni vengono ancora oggi trasmesse dalle radio e apprezzate dalle nuove generazioni che non erano neanche nate nel 1983? Le ragioni affondano principalmente nella retromania che da alcuni anni ha contagiato un po’ tutti, soprattutto in un periodo come quello attuale nel quale si guarda al futuro più con timore che con speranza. I tanto disprezzati anni Ottanta, avversati soprattutto dai radical-chic che rimpiangevano l’impegno politico degli Anni di Piombo, in realtà sono stati un decennio di grande ottimismo e di slancio economico. L’Italia aveva voglia di divertirsi e di stare insieme, senza prendersi troppo sul serio. Positività e sano divertimento che emergono in tutte e dieci le canzoni di ‘Un sabato italiano’, che racconta le storie di un trentenne single con un buon lavoro,  tra memorabili bevute, amori veri e presunti, riflessioni semiserie e una punta di malinconia.

Oltre all’effetto nostalgia, i motivi del successo sono rinvenibili nelle dieci canzoni, ciascuna delle quali è un bozzetto accattivante e vivido, con frasi che sono entrate immediatamente nell’immaginario collettivo. Prendiamo, ad esempio, lo swing  irresistibile di ‘Citrosodina’, che sarà in seguito trasformata ‘Bimba se sapessi’ per aggirare possibili problemi legali con la casa farmaceutica del medicinale. Per questo motivo uno dei suoi incipit più memorabili,  «citrosodina granulare», diventerà l’improbabile «idrofobina vegetale», bevuta «per dimenticare il mal di mare viscerale che questo mondo mi dà». Come non ricordare,poi, la title track ‘Un sabato italiano’ , dove la serata, da casalinga e noiosa, diventa improvvisamente  un’avventura nella «Roma felliniana» vissuta come «equilibristi in bilico sul fine settimana», in cui la «malinconia latente» è mitigata dagli «abissi  imperscrutabili» delle donne degli amici. Un altro piccolo capolavoro è ‘Mercì bocu’, una canzone che oscilla tra la malinconia per la fine di una storia d’amore e la voglia di libertà e di divertimento che ne segue come reazione.

Dopo il grande successo di album come ‘Un sabato italiano’ e ‘Italiani mambo’, Sergio si è orientato su sonorità più ricercate come il jazz e il blues, collaborando con musicisti del calibro di Dizzy Gillespie, Lester Bowie, Tony Scott, Richard Galliano e il nostro Enrico Rava. Collaborazioni che lo hanno arricchito musicalmente, ma che non gli hanno fatto perdere la sua intelligente leggerezza, nè la sua capacità “profetica” nei testi, basti pensare all’attualità di canzoni come ‘Il bimbo ha 40 anni’ sul fenomeno dei “bamboccioni” e ‘I cinesi non si affacciano mai’ sull’immigrazione orientale, scritte entrambe nel 1989.

Rispetto ad altri suoi colleghi che, una volta trovata la formula vincente, la ripetono all’infinito, Caputo non si è mai adagiato sugli allori del facile successo ma si è costantemente rimesso in discussione, spiazzando così anche i suoi fan più incalliti con radicali cambiamenti di stile.

Nel 1999 si è trasferito in California, dove si è reinventato come chitarrista di smooth jazz, uno stile musicale godibile e al tempo stesso sofisticato che ha in George Benson, Kenny G e Norman Brown i suoi alfieri. Non è facile fare breccia nel cuore del pubblico americano, specie per un jazzista che viene dal vecchio continente, eppure Caputo si è imposto in poco tempo come uno dei più credibili chitarristi di smooth jazz. Una volta a settimana si esibiva al Top of the Mark, il più famoso grattacielo di San Francisco, e nei locali di North Beach dove si è fatta la storia della Beat Generation.

Il suo album ‘That kind of thing’ è stato nel 2005 l’album indipendente con il maggior numero di download. Il disco, inoltre, si è aggiudicato il prestigioso ‘Smoothjazz.com award’ ed è stato uno dei 50 album jazz più trasmessi dalle radio americane, notoriamente più orientate verso i musicisti autoctoni. In California Sergio si è sposato con una ragazza americana ma, come a volte capita,la storia non ha funzionato anche per la differenza di culture e così, dopo la separazione, il cantante è tornato in Italia nel 2011, dove  ha sposato una moglie bresciana, che gli ha dato due figli.

Adesso è il momento per Caputo di festeggiare il trentennale del suo album migliore, in attesa di regalarci nuove canzoni sempre all’insegna dell’ironia, della melodia e della qualità.

 

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