mercoledì, Ottobre 27

Serbia nell’UE, un’opportunità italiana

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Mentre la Turchia vede allontanarsi sempre di più le sue chances di poter diventare un giorno un membro dell’UE a causa della sua svolta autoritaria e il Regno Unito ha sancito il suo divorzio con l’Europa, un piccolo ma importante Paese balcanico prosegue costante il suo iter per una piena adesione al club europeo: la Serbia. In questi giorni infatti si sono aperti a Bruxelles i negoziati per i capitoli 23 e 24 relativi ai diritti fondamentali, giustizia, libertà e sicurezza. Al tavolo della Conferenza intergovernativa è presente ovviamente anche il nostro Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che vede gli accordi con Belgrado come «… un segnale importante per la Serbia e per la regione balcanica che conferma, anche nell’Europa del ‘Brexit’, la loro prospettiva di integrazione ed incoraggia il Paese a proseguire nel percorso di riforme cruciali per la modernizzazione del Paese, il rafforzamento dello stato di diritto e la lotta alla corruzione». La Serbia ha presentato la sua candidatura ufficiale per l’adesione nell’Unione nel 2009 ma i negoziati veri e propri sono iniziati solamente nel 2014, prevedendo un complesso iter di accordi e negoziazioni che rendono il percorso per diventare un membro dell’Unione estremamente lungo e complicato. I Trattati infatti prevedono che la Serbia si adegui dal punto di vista normativo, politico, economico e nel campo dei diritti a quello che viene definito l’acquis´comunitario, ovvero l’insieme delle norme, degli standard, delle regolamentazioni che accomunano tutti gli Stati membri. Ogni questione, definita in uno specifico ‘capitolo’ è oggetto di complessi negoziati fra il governo candidato alla membership, la Commissione europea e gli Stati membri.

Nel caso della Serbia la situazione, nonostante i grandi progressi fatti, è abbastanza complicata e si prevede che i negoziati dureranno ancora diversi anni. Il Paese ha compiuto progressi rilevanti sul piano delle riforme interne necessarie per rispettare i criteri di adesione e con l’arresto e l’estradizione di Mladic e Hadzic ha pienamente adempiuto alle richieste di collaborazione con il Tribunale Penale per l’ex Jugoslavia. Le questioni aperte sono tuttavia ancora molte ma una su tutte pesa come un macigno sulle relazioni fra UE e Serbia: il Kosovo. Nonostante infatti il governo serbo abbia fatto registrare sviluppi incoraggianti anche sul fronte del processo di riconciliazione regionale, con l’avvio del dialogo con Pristina, con la mediazione dell’UE, non ha mai riconosciuto ufficialmente l’indipendenza della regione separatista cosa che invece è stata fatta dalla maggior parte degli Stati UE. Una delle condizioni necessarie all’ingresso di Belgrado nell’Unione è però una completa normalizzazione dei rapporti fra Serbia e Kosovo che in sintesi significherebbe un’accettazione della situazione de facto attuale, eventualità estremamente osteggiata dal popolo serbo. Data la situazione è evidente come saranno necessari enormi sforzi diplomatici per risolvere la situazione, sforzi a cui l’Italia deve e vuole partecipare poiché una volta che la Serbia sarà un membro a pieno titolo dell’UE i vantaggi per il nostro Paese saranno numerosi.

L’Italia vede infatti la possibile adesione di Belgrado come un’importante opportunità per i nostri interessi nazionali e sta avendo un ruolo di primo piano nel favorire e appoggiare il governo serbo in questa vera e propria impresa diplomatica, anche in vista del prossimo Vertice dei Balcani Occidentali che si terrà a Roma nel 2017 durante il quale il nostro governo ha intenzione di coinvolgere i serbi su iniziative concrete per la crescita, la stabilità e la sicurezza della regione. La cooperazione fra Roma e Belgrado, dopo la fine dell’era Milosevič, si è andata intensificando sempre di più, sulla base di innumerevoli interessi economici e strategici. Storicamente l’Italia ha sempre considerato i Balcani una regione di primaria importanza dal punto di vista geopolitico e la Serbia un interlocutore quasi obbligato, data la centralità geografica e la rilevanza economico-culturale serba nella regione. Dal punto di vista strategico-politico un’eventuale adesione di Belgrado all’UE si tradurrebbe in un’aumentata stabilità nella ormai ex ‘polveriera d’Europa’. Il processo disgregativo della Yugoslavia ha portato ad anni di violenze e conflitti con conseguente nefaste dal punto di vista politico ed economico, in una regione alle porte del nostro Paese. Per questo non è azzardato affermare che ciò che succede nei Balcani si riflette automaticamente in Italia. Come già accennato inoltre, la possibile fine delle tensioni fra Serbia e Kosovo pacificherebbe una volta per tutte la regione balcanica. I vantaggi dell’Italia però ovviamente non si limitano solo ad una questione di stabilità regionale. I Balcani sono direttamente interessati dal recente fenomeno migratorio. La Serbia è in prima linea per il controllo della cosiddetta ‘rotta balcanica’ e un rafforzamento delle capacità di controllo delle frontiere serbe e una maggiore efficacia dell’azione di governo nel campo delle migrazioni, frutto di un eventuale supporto dell’Unione, sarebbe solo che benvenuto. L’ingresso di Belgrado nell’UE aiuterebbe inoltre nella lotta al terrorismo islamico. Basti ricordare che nel Balcani vive la maggior parte dei musulmani d’Europa e troppo spesso il vuoto di potere e l’incertezza politica si è tradotto in un fiorire di focolai di stampo terroristico.  L’Italia e l’Europa hanno inoltre un forte interesse ad aprire le proprie porte alla Serbia, oltre per la già citata importanza geopolitica in chiave di sicurezza e stabilità regionale che il Paese potrebbe rivestire, anche in virtù del rapporto di amicizia che Belgrado intrattiene con Mosca, fattore che potrebbe avviare una nuova fase di maggiore distensione nei rapporti fra UE e Russia. Infine, è importante sottolineare che la posizione di centralità geografica serba porta il Paese ad essere oggetto di un importante progetto infrastrutturale strategico, il Corridoio Paneuropeo, una delle dieci vie di comunicazione dell’Europa centro-orientale che collega Serbia, Austria, Slovenia, Croazia, Repubblica di Macedonia e Grecia e che porterà inevitabilmente dei vantaggi commerciali anche all’Italia.

Questo progetto, oltre alla sua rilevanza strategica, è il simbolo delle innumerevoli opportunità economiche che la Serbia può riservare alle aziende italiane. Come quasi sempre infatti, l’adesione alla UE e al mercato unico europeo si traduce in vantaggi economici e l’Italia parte in questo caso in ‘pole position’ rispetto agli altri Paesi europei. Il nostro Paese rappresenta il primo fornitore di beni sul mercato serbo con una quota di mercato pari al 16,4% superiore a Germania (12%), Bosnia (8,1%) e Russia (7,3%). A livello assoluto l’interscambio commerciale Serbia-Italia è vicino ai 4 miliardi di euro e tra le nostre esportazioni troviamo autoveicoli, prodotti del settore moda, meccanica strumentale e prodotti in metallo, mentre importiamo principalmente autoveicoli e abbigliamento. Con oltre 600 aziende molte delle quali appartenenti al settore tessile (fra cui Benetton, Pompea e Calzedonia), la presenza di imprese italiane in Serbia è consistente, e i nostri imprenditori impiegano oltre 20.000 lavoratori. Il più importante investimento italiano in Serbia rimane quello effettuato dalla Fiat con lo stabilimento di Kragujevac dove viene prodotta la 500 L. Da rilevare anche la diffusa presenza nel settore finanziario (Banca Intesa, Generali ed Unicredit) che rende l’Italia uno dei paesi più visibili ed importanti sul territorio serbo. Guardando alle altre aree di sviluppo rilevanti prospettive di investimenti futuri sono nel settore dell’energia. Le potenzialità, in particolare idroelettriche, del territorio serbo e la priorità formulata dalle autorità di Belgrado di aumentare e diversificare la produzione domestica di energia aprono prospettive di grande interesse per realizzare e gestire in Serbia impianti di generazione che producano energia ad uso del mercato locale o destinata all’export. Grazie ai finanziamenti disposti da Banca Mondiale, BEI (Banca Europea d’Investimento) e Commissione Europea il settore delle infrastrutture stradali e ferroviarie è in forte sviluppo, in particolare l’attiva presenza di Italferr, partner di Ferrovie di Serbia nell’opera di ammodernamento della rete nazionale e la partecipazione di numerose aziende italiane a importanti progetti quali la realizzazione del Ponte Zezelj di Novi Sad. Infine, tra i fattori che concorrono ad attrarre l’interesse degli investitori italiani figura la posizione centrale della Serbia nella rete logistica e di collegamenti infrastrutturali della regione. Il Paese, grazie anche alla fitta rete di accordi commerciali con i partner dell’ex-Jugoslavia, con la Russia e la Turchia, costituisce una porta d’accesso privilegiata a questi mercati.

L’Italia dunque, se saprà sfruttare efficacemente i propri sforzi diplomatici nell’aiutare la Serbia ad entrare nel club europeo, potrà ambire a rivestire il ruolo di Paese guida in una delle regioni geopoliticamente più importanti d’Europa.

 

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