domenica, Ottobre 17

Serbia: chi è il primo benefattore? L'opinione pubblica ritiene che la Russia sia il maggior donatore, ma non è così. Al primo posto spicca l' UE

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Un recente sondaggio dell’opinione pubblica ha mostrato che la maggior parte degli intervistati (17%) pensa che la Russia sia il maggior donatore alla Serbia, un dato in discesa rispetto a due anni fa, quando era un terzo degli intervistati a fornire la stessa opinione. Secondo la percezione dei cittadini serbi, la UE figura al secondo posto nella lista dei benefattori, mentre negli anni precedenti questo piazzamento era occupato dal Giappone. Oggi, un decimo dei cittadini pensa che Giappone e Germania siano i maggiori donatori, e pochi di meno assegnano il primato alla Cina.

D’altro canto, le statistiche ufficiali rivelano come la maggior parte delle donazioni dopo il 2000 siano arrivate dalla UE e dagli Stati membri, distaccando di gran lunga tutti gli altri. In testa alla classifica si trova la UE, che ha donato alla Serbia sovvenzioni per 3 miliardi di euro. Seguono gli Stati Uniti, con donazioni per un totale di 677 milioni di euro; la Germania con 390 milioni; poi Grecia, Svezia e Italia, ciascuna con più di 200 milioni. Sulla lista dei maggiori donatori compaiono anche Norvegia, Svizzera, Olanda e Giappone; la Cina ha donato solo 3,6 milioni di euro. Considerando questi dati, sembra proprio che i cittadini serbi si sbaglino, quando pensano che il loro più grande benefattore sia la Russia.

I rappresentanti della UE in Serbia non sono soddisfatti di questo trend nell’opinione pubblica. Michael Davenport, capo della delegazione europea in Serbia, ha sottolineato di recente come l’opinione che la UE non sia il principale donatore alla Serbia sia sbagliata. Davenport ritiene che il dibattito pubblico su questo tema dovrebbe venire ravvivato, e che questo sia un obiettivo congiunto della delegazione europea e delle autorità serbe.

L’ammontare delle donazioni alla Serbia dai Paesi stranieri è andato riducendosi nel corso degli ultimi anni. Dragan Popović, direttore del Centro per le Politiche Pratiche, ha dichiarato a ‘L’Indro’ che la Serbia riceve oggi meno donazioni rispetto al periodo seguente i cambiamenti democratici del 2000. Ad esempio, ha spiegato che le donazioni a favore della società civile e dei media sono ridotte già da molto tempo.

«Queste donazioni erano destinate a pagare per le infrastrutture, gli aiuti umanitari, la ristrutturazione delle istituzioni e gli esperti stranieri. Sono state molto utili, ma la Serbia non le ha utilizzate nel migliore dei modi», spiega Popović.

D’altro canto, aggiunge, la Russia non ha versato donazioni alla Serbia perché la Russia non è un Paese molto democratico, e manca della cultura dell’assistenza internazionale. «I cittadini serbi non sanno queste cose. Nelle società democratiche, i cittadini partecipano alla donazione di fondi destinati a Paesi in tutto il mondo. I Paesi che donano lo fanno sia per i propri interessi, sia per ragioni filantropiche o perché hanno a cuore la propria reputazione nella comunità internazionale. Prendiamo ad esempio Svizzera e Norvegia: che interessi hanno in Serbia? Nessuno», continua Popović.

Goran Nikolić, economista presso l’Istituto per gli Studi Europei, ha detto a ‘L’Indro’ che solo il 15% delle donazioni straniere alla Serbia sono confluite nel bilancio dello Stato, mentre la maggioranza dei fondi sono stati destinati allo sviluppo della società civile e al pagamento degli esperti stranieri. «Dieci anni dopo, le donazioni non hanno prodotto gli effetti desiderati. Ad esempio, manca del tutto il supporto alla produzione industriale, la maggior parte dei fondi sono andati alla promozione dei valori europei in Serbia. Come in Ucraina, dove gli Stati Uniti hanno investito 5 milioni di dollari per la promozione dei diritti umani e della NATO, anziché nella risoluzione dei problemi di base. Ci sono donazioni per la promozione di valori anti-Russia. Lo stesso vale per la Serbia. Le donazioni sono servite solo a formare l’élite, a promuovere il sentimento filoccidentale e antirusso», spiega Nikolić. E aggiunge che «Cina e Russia non donano perché non è loro politica: questi due Paesi investono in donazioni, sempre secondo Nikolić, solo quando esse servono un interesse strategico».

 

Traduzione a cura di Elena Gallina

 

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