sabato, Luglio 31

Serbia: agganci di partito per un posto di lavoro

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A oggi, almeno un milione e mezzo di cittadini sono iscritti a un partito politico in Serbia, stando ai risultati pervenuti dallo stesso Paese. Il Partito Progressista Serbo (PPS), attualmente in posizione dominante, e il cui leader è Aleksandar Vucic, è la coalizione con il maggior numero di iscritti, come gli stessi rappresentanti sostengono: più di un milione e mezzo di membri contro 150 mila presenze prima di salire in cima alla hit politica. Il numero dei membri degli altri partiti politici non è cambiato significativamente negli ultimi anni, fatta eccezione per alcuni che detenevano lo scettro fino a due anni fa, e il cui numero dei sostenitori è invece diminuito drasticamente: è stato il caso del Partito Democratico abbandonato da diverse migliaia di persone, ma che sostiene di avere ancora 200.000 membri al suo interno.

La lettura degli esperti è chiara: sempre più sostenitori aderiscono al PPS; questo è anche dettato dal fatto che non appena nasce un neo partito politico, il numero dei soci aumenta sensibilmente, considerato anche il fattore ‘aggancio di partito per un posto di lavoro’, meccanismo tipico in Serbia. Nel periodo del monopartitismo e del comunismo, essere titolare della carta associativa del Partito Comunista di Yugoslavia, capeggiato da Josip Bros Tito, era conditio sine qua non per chiamare a sè la fortuna. Addirittura, agli studenti della scuola superiore, quella tessera veniva concessa di diritto.

Nonostante siano ormai 25 anni che esiste un sistema pluripartitico in Serbia, sembra che il meccanismo ‘adesione al partito politico – posto di lavoro di diritto’ sia ancora valido. Negli ultimi 15 anni, il governo serbo ha promesso di gestire gli impieghi sulla base dell’adesione ai partiti politici, ma in Siria il numero degli impiegati nei settori pubblici va aumentando a vista d’occhio, come anche i cambiamenti ai governi che si succedono. E considerata la drastica situazione economica del Paese, non sono in pochi a cambiare partito, nella speranza che la nuova adesione abbia un nuovo sapore, e magari a beneficio di una situazione migliore per se stessi. Tanti hanno cambiato affiliazione diverse volte.

Ecco spiegato perché il numero di soci dichiarato dagli stessi partiti andrebbe preso con le pinze, perchè in molti hanno un piede in due scarpe e perciò, avere 200.000 iscritti significa spesso poter contare solo su 3.000 quote associative reali, dal momento che in tanti son lì solo per ‘amore del partito’. I partiti, infatti, non aggiornano spesso le loro liste, e capita che quel numero allettante comprenda anche coloro che non sono più soci o che non hanno pagato la propria quota per anni. C’è persino chi dice di aver cambiato diversi partiti dagli anni ’90, senza ufficialmente lasciarne nessuno: ecco spiegati i piedi in due scarpe.

Nessuno sarebbe mai disposto ad ammetterlo, ma assumere i soci del partito sarebbe un beneficio per i partiti stessi, perchè guadagnerebbero voti per le elezioni successive. Non esistono prove tangibili di questo meccanismo in Serbia, ma d’altronde al momento questa terra è un segreto fatto Paese. Ci sono senz’altro casi simili, nel privato o nel pubblico impiego, ma non se ne parla, e le autorità preferiscono insabbiare i fatti. Secondo la legislatura serba, i posti vacanti nelle amministrazioni statali devono essere colmati via concorsi pubblici, facendo così valere IL candidato più meritevole per titoli. Ma non è una storia nuova che le cose non vadano così, e i posti vacanti vanno invece a chi era stato promesso qualcosa, perchè membro di un partito.

Da un lato non è semplice licenziare dipendenti statali, dall’altro le code per gli impieghi promessi prima delle elezioni sono sempre molto lunghe, perciò la (non)soluzione per deviare la burocrazia prevista dalla legge è indire finti concorsi per dar spazio a posizioni in eccesso, ma pur sempre sinonimi di favoritismi.

Ma come funziona questo sistema in Serbia, ed esistono meccaniche per stoppare simili congegni politici? Queste, le domande che abbiamo posto a Nemanja Nenadic, direttore di programma a ‘Transparency Serbia‘.

Qual è la sua visione dei fatti e dei numeri forniti dai partiti, second cui circa 1,5 milioni di serbi sarebbero iscritti a un partito politico? Cosa suggerisce questo dato?

Credo questi siano dati gonfiati. Anche se gli iscritti sono tanti, i soci ufficialmente attivi sono molti meno, credo addirittura non raggiungano la metà di quel numero. Secondo gli elenchi, alcuni partiti prendono meno voti di quelli pormessi e di quelli che prenderebbero se potessero davvero contare sui membri dichiarati a monte. Sono sempre stata interessata a questa pratica di partito che vede la necessità di dichiarare formalmente un alto numero di iscritti, anche se è un fatto risaputo che molti sono lì semplicemente per interesse personale, ma non è detto che chi è iscritto a uno o all’altro partito debba poi garantire il voto per quel o per quell’altro partito: i voltagabbana, no?

Quanto è diffuso questo sistema ‘aggancio di partito – posto di lavoro’, e da quanto se ne parla?

Credo, purtroppo, si tratti di una pratica molto diffusa e che guadagna terreno a ogni cambio tassello al governo, e comunque prima di ogni elezione. Ma a oggi non credo nessuno abbia fatto ricerche statistiche in merito, anche se sono in molti a pensarla come me, e son sicura ci sarebbero anche i numeri per condurre un tale studio. Ricordo, infatti, un’indagine di qualche tempo fa durante una campagna elettorale nel 2008, in cui avemmo notizia di assunzioni da tempo determinato a tempo indeterminato per i dipendenti pubblici di ospedali, biblioteche, aziende comunali et sim. che fino a quel momento avevano garantito il voto al loro partito. É chiaramente un problema se la carta del partito viene giocata in quel modo, e quindi per assicurarsi una posizione lavorativa che làddove non esiste ancora, viene creata ad hoc, e credo che il problema maggiore sia proprio questo: inventarsi nuovo posti di lavoro per soddisfare l’appetito degli attivisti aderenti ai partiti. Purtroppo, per quanto io ne sappia, nessuno ha mai indagato a fondo nella questione, nè si è avuta notizia di accuse per atti simili.

Esistono prove che attestano un qualche condizionamento della gente da parte dei partiti in questi termini?

Credo che la prova sia dietro l’angolo se si volesse cercarla. Credo anche che chi sa dovrebbe parlare pubblicamente, e la riforma di questo momento, che vedrà ‘fuori gioco’ alcuni dipendenti pubblici potrebbe essere la giusta occasione per uscire allo scoperto.

Come sarebbe possibile sradicare tutto questo?

In linea generale, la ‘giusta cura’ sarebbe quella di stabilire criteri ligi e linee-guida per le assunzioni nel settore pubblico, e stabilire così un sistema di protezione. Bisognerebbe attribuire il giusto punteggio anche a seconda delle conoscenze pregresse, così da dare il giusto peso ai concorsi indetti per nuovi assunti.

Esistono meccanismi per stabilire chi e quanti in Serbia siano stati agevolati per mezzo di questo sistema?

Probabilmente il solo modo per smascherare ‘i colpevoli’ in maniera retroattiva è quello di chiamare in causa i diretti interessati, e provarlo. Ma già adesso, alcuni reportage mediatici parlano chiaro (il quotidiano ‘Blic‘, per esempio, aveva condotto un’indagine sulla questione nella città di Novi Sad) e quindi ci sarebbero tutte le buone ragioni per iniziare ad attivarsi in questa direzione. Non ci aspettiamo certo di far chiarezza sul breve termine, nè di farla facile, ma sarebbe già un bel gran passo avanti per metter su una forma di allontanamento degli esecutori diretti di questi atti, ammesso che vengano fuori i meccanismi che fanno marciare il sistema.

Secondo lei, parliamo di settore pubblico, o ANCHE di settore pubblico?

Beh, una buona fetta dei privati dipende dalla politica, così come il settore pubblico, e questo vale soprattutto per quelle aziende che lavorano con lo stato e con le aziende pubbliche: è normale che si possa pensare che il sistema coinvolga anche il settore dei privati, ma in misura minore, naturalmente. D’altronde, i datori di lavoro privati sonpo liberi di assumere chi vogliono senza dover rispondere a troppe domande; esiste, certamente, un abuso di potere lìddove l’assunzione diventa statale e non esclusivamente privata. Ad ogni modo, di casi simili ne esisteranno, ma non ne ho mai sentito parlare. Perciò, per il momento, son tutte congetture.

 

traduzione di Silvia Velardi

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