giovedì, Maggio 13

'Separazione breve', conviene? La nuova legge, entrata in vigore a novembre, lascia molti dubbi sulla sua effettiva convenienza

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«Signor curato, in presenza di questi testimoni, quest’è mia moglie», così diceva Renzo davanti a don Abbondio nell’VIII capitolo dei Promessi Sposi. L’obiettivo – fallito – di questa formula era celebrare un matrimonio a sorpresa, una cerimonia lampo per arginare gli “impedimenta” contestati ai due giovani dal pavido curato.

Oggi, una procedura quasi altrettanto rapida è prevista non per il matrimonio ma per il suo opposto: la separazione. Da poco più di un mese, per separarsi basta andare al Comune e comunicare al sindaco o all’ufficiale di stato civile che ci si vuole lasciare. Tutto questo può avvenire in tempi rapidi, anche senza la presenza di avvocati e alla modica cifra di 16 euro, il prezzo della marca da bollo.

Si chiama convenzione di negoziazione assistita ed è disciplinata nel decreto legge n. 132 del 12 settembre 2014 e convertito nella legge 162 il 10 novembre scorso. Vi si può ricorrere in alternativa alla normale separazione consensuale in tribunale; l’obiettivo è quello di ridurre tempi e costi di una separazione, oltre che di smaltire il lavoro dei tribunali. Eppure sembra esserci ancora diffidenza da parte delle coppie che intendono lasciarsi. Questo perché non c’è ancora chiarezza sulle modalità e sul risparmio effettivo in termini di costi e di tempo.

A Perugia, l’ufficio del Comune competente aperto i primi di dicembre ha ricevuto finora le richieste di cinque coppie, un numero esiguo probabilmente perché “la procedura non è chiara nemmeno per noi” dice, al telefono, un’impiegate del Comune. Di queste cinque coppie, solo una di queste si è fatta rappresentare da un avvocato, le altre hanno invece voluto un avvocato per parte. E già, perché se per una normale separazione consensuale la coppia si rivolge a un solo avvocato, con la negoziazione si deve scegliere tra due opzioni: non avere nessun avvocato o averne uno per parte, il che può far lievitare di molto i costi.

La convenzione di negoziazione assistita può avvenire in uno studio legale o in Comune. In entrambi i casi, i coniugi che si vogliono separare sottoscrivono un accordo – la convenzione, di fatto è una scrittura privata con forza contrattuale – e si rivolgono a un pubblico ufficiale (sindaco, ufficiale di stato civile, avvocato) che, in pratica, si limita a fare da notaio.

Nulla cambia, invece, per i tempi di attesa per chiedere il divorzio, per il quale dovranno passare sempre tre anni dal momento della data di separazione.

La materia sembra ancora un po’ fumosa, per questo abbiamo chiesto alcuni chiarimenti all’avvocato perugino Francesco Bruni.

Avvocato, la convenzione di negoziazione assistita permette, effettivamente, un risparmio in termini di tempo e di denaro?

È troppo presto per stabilire se ci sia un effettivo risparmio di tempo per il cittadino che scelga di separarsi o divorziarsi stilando una convenzione di negoziazione assistita.

Questo perché tale procedura non segue sempre un suo filo logico come accade nel Codice di Procedura Civile; la mancata previsione di un termine per la concessione del nulla osta da parte del P.M. potrebbe far fermentare il procedimento per dei mesi.

Attualmente, a Roma, L’Ufficio del Pubblico Ministero ha comunicato con un avviso al pubblico che il P.M. comunicherà il nulla osta all’accordo di convenzione di negoziazione assistita per la separazione e il divorzio entro 4 giorni, ma queste sono fonti extranormative.

Si può ragionevolmente ritenere che, tappati questi vuoti normativi anche mediante provvedimenti interni (circolari, avvisi, decreti del presidente del tribunale), vi potrà essere un effettivo risparmio in termini di tempo, posto che una separazione consensuale dinanzi al tribunale si definisce in media nell’arco di 5-8 mesi, mentre aderendo a tale procedura – sempre che l’Avvocato non resti inerte nel trasmettere l’accordo al P.M., e che il P.M. comunichi con celerità il nulla osta – il procedimento potrebbe essere già definito nell’arco di 20-30 giorni. A patto che lo stesso P.M. non si opponga se, ad esempio, ritenesse che l’accordo non risponda all’interesse dei figli.

Ho anche parlato di inerzia del difensore perché la legge non prevede alcun termine per la trasmissione dell’accordo al P.M. da parte degli Avvocati quando manchino figli.

Non siamo neanche in grado di stabilire se vi sia un risparmio in termini di denaro. Infatti, non si conoscono ancora i compensi professionali spettanti all’avvocato per l’attività di separazione e divorzio con convenzione di negoziazione assistita (di conseguenza, gli avvocati dovrebbero essere pagati in base alle tariffe canoniche, il che non costituirebbe nessun risparmio economico da parte dei coniugi. A ciò si deve aggiungere che la coppia, se si rivolge direttamente al Comune, può scegliere di non farsi rappresentare da nessun avvocato o averne due, uno per parte. Pertanto, ci saranno ben due parcelle da pagare sulla base del tariffario canonico, n.d.r.).

L’unica cosa che, al momento, possiamo fare è concordare un preventivo con il cliente.

Riassumendo, quali sono i principali “punti oscuri” ancora da chiarire?

1. Non sono previsti termini per la trasmissione dell’accordo al P.M. da parte degli Avvocati quando manchino figli.

2. Non è previsto alcun termine entro il quale il P.M. debba comunicare il proprio nulla osta ai difensori delle parti che abbiano già trasmesso l’accordo alla Procura della Repubblica.

3. È irragionevole che ciascuno dei due professionisti sia onerato di trasmettere copia dell’accordo all’Ufficiale di Stato Civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, determinando così una duplicazione inutile di un passaggio della procedura.

4. Nulla si dice in merito alla spettanza dei compensi professionali per gli Avvocati che, almeno per ora, sono costretti ad applicare le identiche tariffe per il procedimento dinanzi al Tribunale o, in via alternativa, a stipulare con il cliente apposita convenzione per la determinazione del compenso.

Le lacune, quindi, sono ancora molte. A cosa pensa sia dovuto?

L’unica considerazione che si può fare è che il legislatore, negli ultimi anni, si è sempre dimostrato frettoloso e impreparato.

Non a caso abbiamo avuto vere e proprie sequele di riforme sul processo civile (il cui stillicidio non è ancora terminato), regolamenti attuativi (gran parte inattuati ancora) emendamenti e maxiemendamenti, circolari ministeriali firmate a chiarimento ecc…

Pertanto, oserei dire che oggi c’è la moda delle leggi sperimentali; affrontare cioè la stesura di una legge per mandarla in mezzo al mondo giudiziario, e poi vedere quello che succede: se la legge tutto sommato va bene e non c’è troppo malcontento si lascia così, altrimenti sotto con i correttivi e il riempimento dei vuoti. Ormai questo è un approccio sistematico. Ciò dovrebbe far riflettere tutti, dai professionisti ai politici stessi.

Ci sono coppie che si sono già rivolte allo studio legale nel quale lavora per ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita?

Le persone sono ancora titubanti a ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita. Anche noi professionisti non sapremmo cosa dire al cliente dinanzi ai vuoti normativi che ho ricordato. Una coppia recentemente mi ha richiesto di separarsi proprio con una convezione di negoziazione assistita. Siccome non vi erano grandi questioni patrimoniali e la coppia è senza figli, li ho indirizzati presso l’ufficio comunale di Perugia. L’avvocato, oltre ad ascoltare i problemi della coppia separanda, dovrebbe anche saper indirizzare la coppia verso la soluzione più appropriata e meno onerosa possibile anche in termini di spese. Non è soltanto un discorso di pura onestà professionale ma, con i tempi che corrono, è anche una correttezza dovuta.

 

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