martedì, Aprile 13

Sentinel, avvistata tempesta di alghe nel Baltico

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Chi ancora mette in dubbio l’opportunità di investire in attività spaziali deve necessariamente riflettere su quanto appena riportato dalle principali agenzie d’informazione del mondo: uno dei Sentinel nella sua orbita ha intercettato quello che in un primo momento aveva le sembianze di un uragano verde. Invece, più verosimilmente, è stata una “tempesta di alghe” ad essere catturata dall’obiettivo di un satellite di passaggio sul Mare del Baltico.

Naturalmente – è superfluo dirlo – l’aspetto cromatico colto a circa 800 chilometri di altezza interessa a pochi. Più importante l’interpretazione che si dà alle immagini e cosa significa quanto accaduto.

 

Le Sentinelle d’Europa

L’Agenzia Spaziale Europea, nell’ambito dell’iniziativa Copernicus della Comunità Europea, sta sviluppando cinque nuovi tipi satelliti, chiamati Sentinel, per assicurare la massima copertura nell’osservazione della superficie del nostro pianeta. Attraverso gli occhi di questi apparecchi – spiega Esa – si raccoglieranno importanti quantità di dati della superficie e dell’atmosfera terrestre. Si tratta di un programma composito che affida a ciascuna missione dei compiti importanti per l’osservazione del nostro pianeta, attraverso l’utilizzazione giorno e notte di immagini radar e in tutte le condizioni climatiche. Questo apparato consente il monitoraggio delle calotte polari, la sorveglianza dell’inquinamento marino, compreso lo sversamento di materiali petroliferi tossici da parte di qualche armatore con pochi scrupoli, la mappatura dei movimenti della crosta terrestre, lo studio delle foreste e il supporto alle operazioni di soccorso in caso di calamità naturali. Per integrarne l’operatività interviene anche la missione che rileva immagini in modalità ottica per dettagliare lo stato della vegetazione, della copertura del suolo, dell’estensione idrica e delle zone costiere. Le altre missioni sono state ideate per trasportare in orbita strumenti per misurare il livello degli oceani, la temperatura al suolo e in mare e identificare la presenza di microfauna marina attraverso il colore delle acque, ovvero per sorvegliare la qualità dell’aria, lo strato di ozono, le radiazioni solari e i cambiamenti climatici. Satelliti con diversi sistemi di monitoraggio che proprio per la loro diversità, costituiscono un modello integrato di elevate prestazioni.

 

Satelliti per l’osservazione della Terra

I satelliti per l’osservazione della Terra si differenziano tra loro per il tipo di orbita, il carico utile, la risoluzione spaziale e le caratteristiche spettrali delle immagini che captano. Tutti questi parametri sono definiti nella fase di programmazione della missione e in base alle funzioni che i satelliti dovranno svolgere. Se occorre monitorare le condizioni meteorologiche su vaste aree e con alta frequenza, il satellite verrà collocato in orbita geostazionaria (36.000 km. di altezza) che ha il vantaggio di porre l’apparecchiatura solidale con il punto di osservazione e cioè, muovendosi alla stessa velocità della terra, la piattaforma sembra sia ferma. Per le applicazioni che richiedono immagini dettagliate per un obiettivo specifico, come la mappatura puntuale di un evento catastrofico (edifici distrutti da un terremoto), è necessario un sensore ad alta risoluzione, che è installato su un satellite in bassa orbita terrestre (600 km. dalla Terra). In un’orbita di questo tipo non è possibile monitorare in modo continuo la stessa area a causa del movimento relativo del satellite rispetto alla Terra. Le immagini di una determinata area possono essere acquisite solo quando il satellite passa sopra di essa.

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