giovedì, Luglio 29

Senta Berger: il cinema che cambia "Mi guardo indietro e vedo che ho avuto la fortuna di fare quel che volevo e mi piaceva"

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Locarno – Può capitare, per caso e senza aver fatto nulla perché accada, di trovarti a parlare di cinema e di quello che il cinema è stato ed ora è, con una tranquilla e gentile signora che ‘racconta’ senza tirarsela, e si limita a chiedere un bicchiere d’acqua minerale. Accade, naturalmente, se si è a Locarno, al Festival Internazionale del Cinema; dove ancora può accadere che registi e attori di nome si mescolino e vivano, senza darsi arie da divi da persone ‘normali’, con ‘normali’ persone.
La signora è nata a Vienna, nel 1941, capace di interpretare ogni genere di film, quello esotico e il western, la commedia brillante e la spy story. In Italia l’abbiamo vista in ‘Operazione San Gennaro’ di Dino Risi, a fianco di Nino Manfredi; in ‘Quando le donne avevano la coda’, di Pasquale Festa Campanile, con Lando Buzzanca; ne ‘Le due vite di Mattia Pascal’ di Mino Monicelli, con Marcello Mastroianni; ma l’abbiamo vista anche a Hollywood, diretta da Sam Peckinpah in ‘Sierra Charriba’, con Charton Heston e Richard Harris; in ‘La croce di ferro’, sempre di Peckinpah, con James Coburn; e poi la ‘Lettera scarlatta’, di Wim Wenders; ‘Notti e nebbie’ di Marco Tullio Giordana; e cento altri film, perfino in un episodio del ‘Commissario Rex’..
Quanto ai premi, non ci pensiamo neppure ad elencarli, ci vorrebbero un paio di pagine. Limitiamoci all’ultimo, qui a Locarno, il ‘Premio alla carriera’.

Si chiama Senta Berger, questa gentile e tranquilla signora, il tempo trascorso non l’ha offesa; un tempo, bellezza teutonica e burrosa, senza essere altera e algida, quando entrava in scena faceva palpitare; e ancora oggi capisci perchè.

 

Le va di parlare del cinema che è stato e non è piu?
Perchè no E’ stato parte della mia vita. Basta non fare nostagico rimpianto e malinconia noiosa …

 

Lei ha avuto una carriera folgorante e ricca di soddisfazioni. Se si considera la sua prima apparizione, quando aveva appena quattro anni, un bilancio lusinghiero…

Lusinghiero, si. Sono una persona normale, quello che sono ora sono sempre stata. In più ho sempre cercato di assorbire il meglio di chi mi stava attorno. Ecco, questo forse è il mio piccolo segreto, la chiave del mio successo….

 

Attrice, non solo. Con suo marito, Micheal Verhoeven, è anche una produttrice di successo per il cinema e la televisione…

Lavoriamo sodo, con cura, e abbiamo anche avuto fortuna: il risultato è la produzione di una cinquantina di film e serie TV; non male, direi. Tenga conto che è una vera e propria azienda familiare: con noi lavorano anche i nostri due figli, Simon si occupa in particolare del ramo televisivo; Luca cura i documentari.

 

Lei ha avuto un periodo americano, ma come altre attrici europee dopo una stagione felice è comunque tornata in Europa…Cosa c’è che non andava nel cinema americano?

Di specifico nulla; ho avuto esperienze interessanti. Forse non è stato felice il periodo in cui sono capitata. Gli Stati Uniti combattevano in Vietnam, era un periodo di grande travaglio anche cinematografico; la Hollywood anni Cinquanta lasciava il passo ad altre tematiche, anche il modo di lavorare era diverso, più irrequieto… Poi ho avuto offerte in Europa, in Italia, mi interessavano, mi ci sono trovata bene.

 

Cosa l’affascinava di Cinecittà?

Anche quello è un mondo finito. Ma pensi che al tempo mio a Cinecittà poteva capitare tra un ciak e l’altro, di mangiare un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino con Pier Paolo Pasolini e Anna Magnani, su un tavolaccio di legno dove c’erano insieme Marcello Mastroianni e Sophia Loren. Bei tempi davvero.

 

Ha detto lei che non voleva ‘operazioni nostalgia’…

Certo. Ma è stato bello; ed è finito. Un po’ lo rimpiango, ma è inevitabile, credo. Ora c’è altro. Non lo rifiuto, ma mi dico che sono stata fortunata a vivere quel tempo.

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