sabato, Maggio 8

Senato: si metteranno d’accordo

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Nel frattempo tutti fermi, all’apparenza bloccati. «Fermi come aerei bloccati che attendono il segnale del decollo dalla Torre di controllo», scherza la senatrice PD Monica Cirinnà.
Fermi per modo di dire: è un via vai di conciliaboli tra ‘ambasciatori’ e sherpa dei vari schieramenti; un promettere e un assicurare; un baluginare di future poltrone, a anche di progetti di legge caldeggiati e di cui si garantisce l’approvazione, finanziamenti a questo o quel progetto, emendamenti e commi particolari da inserire nella futura legge di stabilità…

Vero è che soprattutto quello che inquieta e preoccupa è la possibilità di elezioni anticipate, che molti agitano come spauracchio, e nessuno vuole: metà dei parlamentari sa bene che non rimetterà più piede a Montecitorio o a palazzo Madama; tira tu, Lettore, le conclusioni.
Per esempio, il ritornello che in queste ore si fa ronzare alle orecchie del leader del Nuovo Centro Destra Angelino Alfano, quell’ossessivo «Angelino, lo sai che se non passa la riforma andiamo al voto, e se invece si va avanti potremmo rivedere la legge elettorale?», pensate che non sortisca l’effetto desiderato? E ancora: la deroga che garantisce il rimborso ai partiti per il 2013 e il 2014, in barba alla norma che prevede un controllo stringente dei bilanci, ne vogliamo parlare? La deroga è stata approvata dalla Camera; il Senato ancora no. Si sciolgono le Camere e si rinuncia a tutto? Suvvia, siamo persone di mondo…

La minoranza del PD per ora strepita. Miguel Gotor, da sempre stretto collaboratore di Pierluigi Bersani, la mette così: «Chiediamo il riconoscimento di un principio semplice: quello della elettività dei prossimi senatori, da scrivere in Costituzione. Una cosa è indicare, altra è votare ed eleggere mettendo un nome di una persona che poi ti rappresenterà al nuovo Senato. Noi parliamo di elettività diretta, una indicazione popolare dei cittadini. Poi i Consigli Regionali possono ratificare, prendere atto con un voto, come Consigli Regionali, della volontà popolare. Se invece si continua a far filtrare false notizie, o indiscrezioni sui giornali che poi si danno come accordo condiviso quando così non è, questo è un problema che non riguarda noi».
E’ la fine della ‘ditta’? Bersani scuote la testa: «Io non rompo. Dico solo una cosa che pensavo fosse chiara da tempo: che devono essere i cittadini a eleggere i senatori. E da qui, aggiungo, non ci si scosta».
Un altro esponente della minoranza, Vannino Chiti, lascia intravedere qualche spiraglio: «L’intesa sull’elettività del nuovo Senato è a portata di mano, se si vuole trovare una mediazione degna della Costituzione. Il Senato sarà composto da un sindaco per Regione e da 74 consiglieri regionali. Nell’articolo 2, comma 5 della legge bisogna stabilire con chiarezza che i senatori saranno eletti dai cittadini e che i consigli regionali dovranno prendere atto con una ratifica. C’è un precedente: nel 1995 i Presidenti di Regione vennero eletti con una presa d’atto dei Consigli rispetto alla scelta dei cittadini».
Il leitmotiv è così sintetizzabile: «Vogliamo confrontarci nel merito e raggiungere un’intesa ampia. La riforma non si fa con il pallottoliere ma con il dialogo e con la politica. La Costituzione non è dei parlamentari del momento o dei governi: è dei cittadini italiani».

Chi continua a roteare l’ascia di guerra è il vice-presidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli. Promette: «Io la mia resistenza la faccio con i 510.293 emendamenti in Commissione. Non intendo proporre emendamenti, se non di merito, sui primi due articoli, perché voglio verificare se al Governo sono disponibili a fare un discorso serio, una buona riforma. Altrimenti saranno sommersi da milioni di emendamenti, parlo di cifre a sette zeri».
Ci sono, poi, ipiccoli’, e cercano di farsi spazio per come possono e sanno. «Dobbiamo pretendere chiarezza», sgomita il Segretario del PSI Riccardo Nencini. «La riforma del Senato non è cosa esclusiva del PD, di un gruppo numeroso, ma insufficiente a riformare»; e Vincenzo D’Anna, portavoce del gruppo ALA (Alleanza LiberalPopolare-Autonomie) dell’ex berlusconiano Denis Verdini conferma il sostanziale ‘abbraccio’ con Renzi: «Il partito della Nazione e l’appoggio a Renzi nascono dalla semplice e chiara esigenza di sostenere Renzi nel riformismo che più piace ai moderati orfani della rivoluzione liberale svenduta e smarrita da Berlusconi».
Le opposizioni: Maurizio Gasparri, forzista: «Per Renzi è una prova di forza. Non gliene frega nulla che questa riforma sia sbagliata. Contano i numeri; quello che sta accadendo al Senato in queste ore è vergognoso, una compravendita di parlamentari senza precedenti. Si acquista, si vende, si tratta».
Luigi Di Maio, 5 Stelle, è lapidario: evoca i ladri di Pisa, che di giorno litigano, di notte spartiscono il bottino: «Alla fine si metteranno d’accordo». E’ possibile, anzi probabile, che vada a finire così.

 

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