lunedì, Aprile 12

Senato: si metteranno d’accordo

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Suonano le trombe, rullano i tamburi; Jorge Bergoglio, il pontefice venuto da «quasi la fine del mondo», con la sua visita nelle Americhe scrive una pagina di storia; altre, che grondano di vergogna, vengono scritte da un’Europa gonfia e sazia che non sa come, ma anche non vuole, fronteggiare le continue ondate di profughi che premono alle sue frontiere; conflitti sanguinosi destinati ad avere pesanti ripercussioni squassano il Medio Oriente e l’Africa che si affaccia sul Mediterraneo…
Il lettore è sfiorato dal pensiero che siano questi i problemi che si dibattono, e per i quali si cerca qualche soluzione? Proprio no, almeno nei solenni corridoi di palazzo Madama frequentati un tempo da Benedetto Croce e da Luigi Einaudi, Gaetano De Sanctis e Arturo Toscanini, Umberto Zanotti Bianco e Norberto Bobbio
Mettiamoci l’anima in pace: è di altro che si discute in queste ore; si discute di una riforma definita ‘epocale’, e che attende ormai da settant’anni d’essere varata: il superamento del bicameralismo, il regime che ci ha finora governato (o sgovernato, a seconda dei punti di vista). Si abolisce il Senato? Si riduce il numero dei Senatori? Si mette mano ai loro emolumenti e privilegi? No a tutte e tre le domande. Quello che ci si propone di fare è trasferire a palazzo Madama buona parte dei Consiglieri regionali e dei Sindaci, con un meccanismo che grosso modo possiamo riassumere così: il cittadino elettore vota chi mandare alla Regione o alla guida di un Comune; poi ci pensano loro a scegliere chi deve fare ilsaltosuccessivo, e svolgere un doppio incarico: un po’ nell’ente locale, un po’ al Senato. Altre funzioni, certo; e differenti prerogative rispetto a quelle dei deputati. Ma grosso modo è così.

Il Governo, preme perché questa riforma, sia varata così com’è al più presto; l’opposizione, ma forse neppure tutta, e parte della minoranza del Partito Democratico chiedono di ridiscutere la struttura, almeno per quel che riguarda i criteri di elezione.
C’è grande fretta: come se qualche potere ‘reale’ stia sussurrando a palazzo Chigi: «Fidati, questa è la cosa che bisogna fare. Fidati, non si comprende la necessità di questa accelerazione, ma serve, insisti e vai avanti». Questo almeno è quello che ti confida Furio Colombo, più volte deputato e senatore, direttore un tempo de ‘L’Unità’, e ora ferocemente critico della gestione di Matteo Renzi. Insomma, un ‘disegno’, o almeno una sua parte, che si vuole a tutti i costi completare. Esagera? Fate voi.

Intanto, registriamola, l’ennesima, neppure troppo velata minaccia di Maria Elena Boschi, cerchio magico che più non si può di Renzi. La ‘Madonna di Laterina’ traccia un assioma da far invidia ad Aristotele: «Se il Partito Democratico perde questa sfida, perde credibilità; se perde credibilità si rischia di consegnare il Paese al Movimento 5 Stelle e alla Lega». Ergo chi si rende responsabile della sconfitta del PD è anche ‘colpevole’ di consegnare il Paese a Beppe Grillo e a Matteo Salvini… Dopo il randello, lo zuccherino: «Chiedo che prevalga il senso di responsabilità, la saggezza da parte di persone che da sempre si impegnano per il partito». Come sempre, in cauda venenum: «Quelli della minoranza PD vadano a mangiare una pizza tutti assieme, decidano cosa fare, si mettano d’accordo, non se ne può più di questi avanti e indietro. Ridurre tutto il dibattito alla modalità di elezione dei senatori credo che svilisca il senso di una riforma storica».

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