mercoledì, Maggio 12

Senato: i soliti accordi image

0

XVII Legislatura, elezione del Presidente del Senato

 

Come era ampiamente previsto, continua la resistenza della vecchia nomenklatura alle riforme che dovrebbero fare dell’Italia un Paese nuovo e più competitivo. E’ chiaro come il sole che la guerra in pieno svolgimento su tutte le novità proposte dal Premier Matteo Renzi , conflitto che con certezza si deciderà con copioso spargimento di sangue sul campo di battaglia della riforma del mercato del lavoro, è la guerra storica tra le forze conservatrici di uno status quo grondante ruggine ormai da decenni e quelle che sostengono con coraggio il primo vero cambiamento che il nostro paese ha la possibilità di varare dopo molti decenni di immobilismo.

Il Presidente del Senato Pietro Grasso, uomo collocato con un blitz degno dei migliori colpi di mano berlusconiani sullo scranno della seconda carica istituzionale dello Stato da quella che si sarebbe rivelata poco dopo la minoranza del Partito Democratico, non perde l’occasione di esprimere una serie di perplessità sullo smantellamento del bicameralismo perfetto, alla vigilia del percorso parlamentare che dovrebbe portare appunto all’abolizione dell’Assemblea da lui stesso presieduta.

Contestualmente, la coppia di illustri costituzionalisti Gustavo Zagrebelski Stefano Rodotà alza la voce parlando di ‘svolta autoritaria‘, subito assistito dal capitano di ventura Beppe Grillo, estraendo dal consunto, eterno cilindro l’argomentazione buona per tutte le stagioni, del  ‘Parlamento delegittimato’, non idoneo a promuovere riforme di tale importanza.

Ora, delle due l’una. Se il Parlamento è delegittimato, non deve legiferare su nessun argomento e non solo su quelli che mirano a trasformare l’Italia nella direzione che verosimilmente la può finalmente portare a un assetto più snello e incisivo, nel prendere decisioni di reale peso innovativo.

ZaGRILLbelsky

Lo schieramento che puntualmente si aggrega per contrastare il cambiamento, d’altronde, comprende  movimenti e partiti politici che vanno dall’estrema sinistra all’estrema destra, tutti accomunati dal terrore di essere ridotti a un ruolo insignificante nello scenario immaginato dalle forze riformatrici. Forze che, a ben vedere, si concentrano nell’unica parte dotata di spinta propulsiva esistente oggi in Italia e cioè la maggioranza Pd che fa capo al giovane Premier. Il quale ha giocato tutte le sue carte sulla carica di energia che gli è propria, per vincere la battaglia più densa di significato che si sia mai giocata nelle sonnacchiose aule dei palazzi del potere, grazie all’intuizione decisiva avuta nel momento in cui, prendendo il toro per le corna, ha rotto gli indugi stabilendo un intesa con colui che, di fatto, è ancora il leader del più forte partito di opposizione, Silvio Berlusconi.

Naturalmente quest’ultimo, pur alla guida di un partito in condizioni di sfascio totale, si fa forte proprio delle alchimie al limite dell’assurdo di quelli che si sono fregiati per lunghissimi anni del titolo di avversari dell’anziano cavaliere, senza mai riportare un’autentica vittoria politica e regalando di fatto a lui e alla sua azienda la tranquilla permanenza al potere che ha fatto dell’Italia la misera espressione geografica che era ai tempi dello sprezzante cancelliere austriaco ottocentesco Metternich.

E’ chiaro che l’urgenza indifferibile dei provvedimenti necessari e la necessità di trovare un accordo con siffatti personaggi hanno partorito, soprattutto in campo istituzionale, disegni imperfetti e certamente criticabili, com’è giusto che sia.

Ma l’esigenza di un rinnovamento che sia il trampolino di lancio per un ritorno del nostro Paese al ruolo che le compete nell’Europa esitante e fragile che si sta profilando all’orizzonte è di gran lunga il fattore fondamentale per pianificare un futuro finalmente migliore, per tutti.

E a fronte di questo, appaiono francamente miserie e bollate dal marchio inconfondibile della più miope partigianeria la maggior parte delle manovre conservative in corso in questi giorni determinanti.     

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->