giovedì, Agosto 5

Sempre più stregati dal fascino dei manga giapponesi? Il ‘fenomeno manga’: tecniche, studio e prospettive occupazionali per i giovani. L'intervista ad Andrea Guidetti e Nicola Ronci

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I primi manga, fumetti ispirati a personaggi giapponesi, sono stati pubblicati e distribuiti in Italia dopo l’invasione dei più celebri cartoni animati trasmessi in TV nella seconda metà degli anni ’70, che conquistarono tutti i bambini dell’epoca. Il primo anime ‘puro’ al 100% – termine giapponese con cui in Occidente si indicano le opere di animazione ‘Made in Japan’ – fu Vicky il vichingo, introdotto in TV nel novembre del 1977. Da allora, nel 1978, i bambini italiani rimasero letteralmente stregati dalle avventure di Atlas Ufo Robot Goldrake, anime televisivo basato sull’omonimo manga con protagonista un robot ideato da Go Nagai.

Nel 1980, invece, le bambine si innamorarono della pubblicazione di un altro famosissimo manga: Candy Candy, edito dalla Fabbri Editore. Per festeggiare il successo del settimanale, vennero incrementate le rubriche (dedicate solo a Candy Candy) con altri titoli: Luna di Chieko Hara, Lady Oscar, con giornalino a sé stante, Georgie, Rosa Pasticcio, Lo Specchio Magico e tanti altri. Dopo il fioccare di pubblicazioni di titoli di manga negli anni ’70, arrivò – nella metà degli anni ’80 – la crisi delle testate di maggior successo. Nonostante il tracollo di quel periodo, agli inizi degli anni ’90, gli appassionati si fecero trovare pronti al rilancio del fenomeno in Italia. Numerose case editrici cominciarono a puntare sui prodotti orientali, tra cui la Granata Press e la Panini Comics, la quale nel 1985 inaugurò la divisione Marvel Manga (dal 1998 Planet Manga) con la pubblicazione di Silent Möbius.

Tuttavia, fin dagli anni ’70, le alterne dinamiche del settore in Italia non hanno minimamente intaccato la passione dei lettori di fumetti tant’è che, ancora oggi, nel nostro Paese, ci sono migliaia di appassionati di intere generazioni che abbracciano un vasto pubblico: bambini, adolescenti, ma anche adulti. Al fine di indagare sulle ragioni del fascino esercitato dal ‘fenomeno manga’ in Italia e sulle possibili prospettive occupazionali per i giovani che si dedicano all’apprendimento della tecnica dei manga, abbiamo contattato Nicola Ronci, Direttore dell’Accademia Europea di Manga di Lajatico (PI) e Andrea Guidetti, Product Manager della linea Planet Manga della casa editrice Panini S.p.A.

Che cos’è esattamente il manga?Noi connotiamo il manga come fumetto giapponese, ma in realtà si tratta più specificamente di una tecnica inventata in Giappone adottata, però, da coreani, cinesi e italiani che vanno in Giappone per studiarne l’apprendimento e poi procedere alla pubblicazione”, ci spiega Nicola Ronci. “Poi, magari, tornano nelle loro Nazioni raccontando tematiche dei loro Paesi usando quella tecnica specifica appresa in Giappone, ma con personaggi che tendenzialmente si comportano come italiani. L’origine e la tecnica sono giapponesi. Le pose tipiche dei personaggi giapponesi (l’uso del cosiddetto ‘chiasmo’, in italiano, e ‘contrapposto’ in giapponese) sono di origine italiana e, precisamente, rinascimentale. Le inquadrature adottate nel fumetto giapponese – nei primi 20 anni di sviluppo – derivano dalle inquadrature dei film di Sergio Leone. Quindi, come dire, la tecnica è giapponese ma è giapponese solo perché loro hanno dedicato tante energie nel portare il loro modo d’innovazione e la stessa tecnica all’interno del fumetto. Nessun altro Paese, al di fuori del Giappone, ha investito così tante energie e così tanti soldi in un reparto comunicativo come quello dei fumetti. Quindi, il Giappone la fa da padrone semplicemente per i numeri, per gli investimenti e per la diffusione in senso comunicativo”.

Il fascino dei manga è da ricercarsi in più di una motivazione, come afferma Andrea Guidetti. “Da due o tre anni a questa parte, c’è una forte ripresa in questo settore e l’interesse sta crescendo, soprattutto da parte dei ragazzi italiani, per alcune ragioni legate alla diffusione sempre maggiore degli anime, ovvero i cartoni di questi fumetti giapponesi. Adesso, gli anime escono in concomitanza alle uscite dei manga e, di conseguenza, c’è il binomio con la serie che sarà visualizzata in streaming, a volte gratuitamente. Quindi, persone che non conoscevano i manga o la serie, si approcciano alla serie fumetto”. Ma c’è dell’altro.

Un altro motivo riguarda l’aspetto del manga che, rispetto ad altre forme di comunicazione e di fumetti, è molto immediato”, continua Guidetti. “Non si deve perdere molto tempo per leggere e comprendere la storia; il suo approccio è leggero. Queste sono, a mio avviso, le due ragioni di questo ritorno di fiamma e del rinnovato interesse. Devo dire che, ultimamente, ci sono anche dei titoli molto interessanti che si sono affacciati sul mercato e questo mix di cose ha aiutato la crescita dei manga. Per quanto riguarda la Panini, ad esempio, abbiamo avuto One-Punch Man, Akame ga Kill, il seguito di Naruto, ecc.”.

L’interesse dei giovani nei confronti dei fumetti manga si può ben ravvisare in ogni piccolo paese o cittadina, dove frequenti sono le aperture di una fumetteria. Nicola Ronci aggiunge: “In media, il 90% del venduto è un fumetto giapponese, in base ad una statistica di alcuni anni fa. Se ad una fumetteria si toglie il manga, muore definitivamente. I fumetti italiani e francesi sopravvivono solo per gli appassionati: fanno meno numeri anche perché sono più costosi, talvolta intorno ai 25 euro. I manga hanno prezzi minori – intorno ai 4 o i 5 euro sul mercato – perché se ne stampano e vendono milioni di copie”. “La tecnica ha un’evoluzione molto forte”, continua Ronci. “Nel momento in cui si passa al manga è difficiletornare indietro’ agli altri tipi di fumetti, grazie alla raffinatezza dal punto di vista comunicativo. Chi si approccia al manga, ne comprende solo una parte ma non importa perché fa parte del fascino giapponese e della civiltà di questo Paese. Abbiamo tantissimi giovani che leggono manga e aumentano sempre di più. La crescita è inevitabile dati i suddetti motivi; le tematiche affrontate sono, inoltre, attuali”.

“In Giappone, il manga è sviluppato in maniera molto raffinata, sia dal punto di vista tecnico sia comunicativo. L’attenzione rivolta alla fase di progettazione delle tavole, al percorso dell’occhio del lettore e alle tempistiche di permanenza su una determinata pagina, fa sì che tutti questi elementi – e il ‘montaggio’ del fumetto stesso – permettano al fumetto di diventare una sorta di piccolo film su carta. Questa cosa raffinata è più efficace nel fumetto giapponese perché i Giapponesi ci lavorano molto di più. Il business che c’è dietro è molto imponente. La qualità dei Giapponesi può contare su un mercato molto più sviluppato anche per quanto riguarda l’uso dei pennini per disegnare i manga, basti pensare ad esempio all’introduzione, risalente ad alcuni anni fa, del pennino in titanio”.

Per comprendere la portata del fenomeno in Italia, basta menzionare la fiera di settore Lucca Comics, che quest’anno ha contato ben 300.000 presenze, mentre negli anni scorsi i partecipanti erano circa 15.000. Un aumento notevole. “Anni fa c’erano solo cinque o sei eventi, durante l’anno, dedicati al fumetto – prosegue Nicola Ronci – adesso, ce ne sono due o tre ogni fine settimana. Siamo passati ad un centinaio di eventi, magari piccoli, durante l’anno, trainati dalla presenza in fiera del fumetto giapponese”.

Nonostante, il mercato dei manga sia abbastanza particolare e difficile, a livello di titoli il trend è positivo. Attualmente, secondo quanto dichiarato da Andrea Guidetti, in Italia ci sono circa 2.000 titoli di riviste di fumetti manga all’anno. Lo stesso Guidetti aggiunge: “A livello di trend di crescita siamo sotto il 10%. In Giappone, chiaramente, è tutto diverso. Il mercato giapponese è in forte crescita. Il manga è uno spaccato di vita della società con l’introduzione, talvolta, di personaggi mitologici che servono a diffondere la cultura orientale – in particolare, giapponese – attraverso i valori attrattivi trasmessi (come il gioco di squadra, di forza, di crescita, di lotta continua con se stesso sia al livello interiore sia al livello della storia con gli altri personaggi, ecc.). Noi, alla Panini, facciamo quasi un migliaio di uscite all’anno di manga per quanto concerne la linea Planet Manga – 800 copie esclusivamente manga – e attualmente, rappresentiamo più o meno il 50% del mercato. Diciamo che le uscite totali di gennaio di manga, in Italia, sono state 100-120 e di queste 65 sono nostre”.

Il target dei lettori di manga è piuttosto variegato. Guidetti ci dice che “Il target è molto ampio, chiaramente, per la tipologia di prodotto. I prodotti nuovi sono letti molto di più da ragazzi che vanno dai 13-15 anni ai 30 anni. Questo è il target più rappresentativo, ma non è un mercato che preclude dei target di età. Il manga, infatti, comprende 3 categorie macro: sh?nen, shojo o seinen a seconda del tipo di contenuti che vi si trovano dentro. Gli sh?nen sono i manga maschili, per i ragazzi; i shojo sono quelli dedicati alle ragazze e i seinen sono quelli con contenuto più adatto agli adulti e con tematiche riguardanti la vita quotidiana, ecc. ed il loro target di età è più alto. A seconda dell’età, ognuno si approccia a prodotti diversi”.

In genere, i manga affrontano qualsiasi tipo di tematica poiché il Giappone adotta questo strumento di comunicazione per denunciare le più svariate problematiche sociali (politica, cultura, energia, ecc.). Il manga tratta tutto: in Italia troviamo tematiche più leggere e più comprensibili e più adatte a ciò che il pubblico italiano richiede. Secondo Guidetti, le prospettive occupazionali per i giovani, in Italia, ci sono. Tuttavia, egli aggiunge che “sicuramente, è un mercato difficile per chi vuole fare carriera a livello di mangaka (colui che disegna il manga in Italia) perché è molto più complessa come strada rispetto ad altri tipologie di fumetti. So che ci sono case editrici minori e indipendenti, le quali pubblicano opere di questi ragazzi. Anche noi abbiamo una e-mail dove si possono presentare dei progetti che, di volta in volta, valutiamo. Se i colleghi della redazione li ritengono validi, si possono avviare dei progetti editoriali. So del fiorire di molte scuole di fumetti in Italia, che vanno dai manga ai Marvel e sono molto qualificate e dure. E da queste so che escono dei disegnatori molto preparati che realizzano dei progetti interessanti con noi o con altre case editrici. Se le opere si rivelano di valore, nonostante la strada sia piuttosto in salita, ci possono essere delle prospettive”.

Riguardo le prospettive occupazionali, Nicola Ronci ci dice che i giovani nel settore dei manga in Italia godono di un momento ottimo; finalmente, tutti si stanno accorgendo che non si tratta di un fenomeno passeggero. “Stanno nascendo tante piccole case editrici, che stanno crescendo. Il mercato è vivace in Italia ma anche in Spagna, Francia, Svezia e Germania. Ad esempio, alcuni nostri studenti incominciano ad avere dei contratti professionali. Negli ultimi anni ci sono diverse piccole case editrici alla ricerca di autori. Per questo motivo c’è una crescita occupazionale, oltreché di interesse. Da 35 anni è così: se si prende un Corriere dei Piccoli degli anni ’80, in prima pagina, si trovano Remi, Lady Oscar, Goldrake, Re Artù e la tavola rotonda. Si tratta di prodotti di animazione provenienti dal Giappone e facenti parte di un’evoluzione del manga”.

Insomma, quello che suscita il manga è un vero e proprio fascino, un fascino ever-green, soprattutto per la tecnica raffinata, apparentemente semplice ma che cela molto ma molto di più.

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