martedì, Maggio 18

Sempre più giovani lasciano la Francia

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Parigi – Cosa hanno in comune l’Italia, la Russia e la Romania? Sono i Paesi scelti da tre francesi per andare a vivere un futuro diverso da quello che avrebbero avuto in Francia. Gabrielle, Juliette e Pierre Oliver ci raccontano cosa ha orientato le loro scelte. Interviene il sociologo Philippe Portier che spiega una mancanza di riconoscenza delle competenze e politici che non sanno far andare avanti una nazione.

Le statistiche sono eloquenti: i francesi sono sempre più numerosi a lasciare l’esagono per trasferirsi. Dove e perché?

Quando chiediamo a Juliette, 25 anni e un bac +5 in comunicazione perché vuole andare all’estero spiega che “a differenza della Francia, mi sento ‘in vacanza’, anche se mi sposto da qualche parte per motivi di lavoro. Scopriamo nuove persone, a volte cerchi molto diverse da quelle che abbiamo l’abitudine di frequentare, è un nuovo spazio di cui ti devi appropriare, dinamiche e regole a volte implicite che dobbiamo imparare a conoscere e gestire. La mente è costantemente vigile, piuttosto che ritirarsi in una routine”.

 

Quali sono i Paesi dove vanno i francesi?

“Inghilterra, Canada, Stati Uniti. Ma alcuni tentano la loro chance anche in Italia, Spagna e Portogallo dove c’è una bella spinta economica da qualche tempo. Comunque è sempre migliore di quella francese” spiega Philippe Portier.

Juliette è andata in Italia “senza un motivo particolare che per imparare la lingua italiana studiata dai tempi del liceo, senza mai veramente riuscire a decollare con il sistema scolastico. Presto, mi piacerebbe lavorare in un Paese di lingua inglese, proprio per lo stesso motivo, ma anche per mettere alla prova il livello culturale con le mie esperienze passate. Sono ancora aperta ad altre possibilità, come volontariato”.

I dati del sito Factamedia utilizzano uno studio della Camera di Commercio e Industria di Parigi Ile-de-France (CCI), pubblicato all’inizio di marzo per rispondere a queste domande. Negli ultimi tredici anni, il numero di espatriati francesi è aumentato costantemente: erano meno di un milione nel 2001, e oggi sono più di 1,6 milioni, secondo i dati del registro dei cittadini francesi residenti all’estero Francia. Dei trenta Paesi che i francesi preferiscono la maggior parte sono un terzo dei Paesi europei. La meta migliore è la Svizzera, che ha ospitato 163.600 francese nel 2013. A seguire gli Stati Uniti, Regno Unito, Belgio, Germania e Spagna. Dal 2001, questi Paesi accolgono sempre di più. Uno dei motivi principali è, secondo l’ICC, il clima economico cupo della Francia: La disoccupazione, in particolare tra i giovani, è una delle spiegazioni più plausibili per l’improvvisa accelerazione dell’espatrio dei giovani qualificati”.

Altri Paesi, tuttavia, attirano sempre più francese. Questo è il caso della Cina: tra il 2001 e il 2013, il numero di espatriati si è quasi quadruplicato, passando a più di 31.000. Singapore, gli Emirati Arabi Uniti e l’Algeria sono sempre più richiesti. Tuttavia, alcune zone non sono sicuramente popolare con i francesi. Ad esempio, solo 54 francesi hanno scelto di stabilirsi in Tagikistan nel 2013. Il suo vicino l’Uzbekistan è leggermente migliore, con 88 francesi. Un pò più vicino a casa, la Moldova ha 90 ‘espatriati’. Le zone di conflitto a volte giocano sulle destinazioni dei francesi. Per esempio, si noti che la Siria ha perso il 23% dei suoi espatriati francesi sin dall’inizio del decennio ad oggi. Un fenomeno simile è stato osservato in Repubblica Centrafricana.

Di fronte a questo fenomeno dell’emigrazione di francese, che nella metà dei casi hanno una formazione equivalente o superiore a bac +5, si fa sentire molto una ‘fuga di cervelli’. “Siamo ad un punto di non ritorno. La gente ha paura a causa dell’inerzia dei governi. L’estrema destra passerà sicuramente a causa del fatto che la gente non ce la fa più” conferma Philippe Portier.

 

Quali sono le cause della migrazione?

“La pressione fiscale. Poi quando si riesce bene nella vita sei sempre ‘puntato’. Ai francesi non piace il successo degli altri” scherza amaramente Philippe Portier. “La partenza di giovani laureati francesi all’estero è dovuta alla noia. Sono stufi della politica del governo. In Francia non sono le competenze che sono ricompensate, nè l’ambizione. Se hai in testa un progetto è molto difficile di metterlo in piedi. spiega il sociologo Philippe Portier. “I giovani imprenditori sono scoraggiati perché devono interfacciarsi con un’amministrazione puntigliosa e impiegare diversi anni per completare il loro progetto, con il fatto di dover chiedere tanti autorizzazioni, c’è un vero e proprio blocco amministrativo”. E aggiunge che “il sistema sociale non permette alcuna flessibilità”.

Quando chiediamo se questi giovani pensano di trovare un futuro migliore lì, Juliette risponde: “Non necessariamente e dipende da quale futuro si parla. Non credo che i posti di lavoro in Italia nel mio campo siano migliori o più numerosi che in Francia. Ho anche l’impressione che sia più difficile per i giovani e le donne ottenere un posto nel mondo del lavoro. Ma gli italiani hanno un modo di vedere le cose e godersi la vita che mi piace, mi sentivo molto bene su questo punto, non è impossibile che torni in futuro a lungo termine per stabilirmi. Rimane anche vicina alla Francia, così è più facile per la famiglia”.

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