giovedì, Settembre 23

Semestre italiano al via image

0

renzi-semestre-europeo


Non si tratta di un appuntamento così rilevante come può sembrare, eppure l’inizio del
semestre di Presidenza italiano del Consiglio dell’Unione Europea si è caratterizzato per la pletora di espressioni altisonanti contenute nel discorso del Primo Ministro Matteo Renzi davanti al Parlamento Europeo. «La cifra italiana del nostro semestre, la parola chiave, deve essere coraggio ed orgoglio, perché è il tempo in cui coraggio ed orgoglio sono richiesti all’Europa e all’Italia», ha esordito in giornata Renzi, incontrando a Strasburgo gli Europarlamentari italiani. «L’Europa non sia solo un’espressione geografica ma un’espressione dell’anima», sono state invece le parole conclusive del suo intervento. Nel mezzo, Renzi si è riferito a diversi punti, senza però entrare nello specifico e venendo criticato sulle posizioni più controverse. Ne è un esempio la replica del Popolare Martin Weber, della tedesca CDU, che si è opposto ai discorsi sulla flessibilità proferiti negli scorsi giorni, asserendo che «i debiti non creano futuro, lo distruggono»: un avvertimento che potrebbe essere rilevante, visto che proviene dalle file dello stesso partito della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Evidente captatio benevolentiæ, invece, nel punto in cui Renzi ha sottolineato come l’Italia si conscia di dover «fare le sue riforme, cambiare la burocrazia, il sistema fiscale, le istituzioni» e si è riferito esplicitamente alla riforma costituzionale attualmente al vaglio del Parlamento. Sostenendo la necessità per l’Unione Europea di ritrovare i fasti passati («la nostra è la generazione di Telemaco», ha asserito Renzi, invitando a «riscoprirsi eredi»), il Primo Ministro italiano si è anche soffermato sulle minacce di abbandono da parte del Regno Unito, che, se concretizzate renderebbero l’Europa «non meno ricca, ma meno Europa, meno se stessa». In precedenza, proprio il Premier britannico David Cameron aveva scritto su Twitter di non vedere l’ora di lavorare con Renzi «per portare a termine le riforme in Europa mentre l’Italia inizia i sei mesi di Presidenza dell’UE».

Proprio oggi, peraltro, Regno Unito e Italia si trovano in posizioni simili per quanto riguarda un altro tema toccato da Renzi durante il suo discorso: quello dei flussi migratori. «Stiamo cercando di far fronte» alle stragi di migranti avvenute nelle acque del Mediterraneo, ha assicurato Renzi, che ha fatto però appello alla partecipazione «degli altri Paesi e della Commissione» nel quadro dell’accordo sul Frontex Plus. Tuttavia, proprio oggi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha comunicato che circa settanta migranti risultano dispersi dopo che, nei giorni scorsi, un gommone è naufragato presso il Canale di Sicilia. L’Italia, però, non è l’unico Paese interessato dal fenomeno: lo è appunto anche il Regno Unito, meta dei 300 migranti sgomberati oggi dalla polizia francese da un accampamento abusivo vicino a Calais.

Il Meridione italiano è però al centro anche di un’altra tratta marittima, quella delle armi chimiche provenienti dalla Siria. Stamane all’alba è arrivato a Gioia Tauro il cargo danese Ark Futura, il cui carico, una volta controllato da ispettori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ha iniziato ad essere trasbordato sulla nave statunitense Cape Ray. Le operazioni di trasbordo potrebbero essere completate in serata, mentre quelle per la definitiva eliminazione in alto mare, come riportato da ‘Reuters’, potrebbero impiegare dai 60 ai 90 giorni per il loro completamento, a seconda delle condizioni meteorologiche.

Sarà sicuramente più lunga da risolversi la situazione nelle terre da cui l’Ark Futura è salpata. Mentre la Siria continua ad essere scossa dal conflitto interno, in cui il recente accordo fra ISIS e Fronte Al Nusrah ha aumentato la pressione dei ribelli non radicali sulla Coalizione delle opposizioni in esilio perché invii al più presto armi e munizioni, in Iraq le speranze del Primo Ministro Nouri al-Maliki per una rapida formazione di un nuovo Esecutivo si scontrano con l’insoddisfazione delle minoranze curde e sunnite. Durante la prima seduta del neoeletto Parlamento, infatti, i rappresentanti di quelle due parti hanno abbandonato l’assemblea, mentre la fazione sciita non è riuscita a concordare un candidato per il ruolo di Primo Ministro, che non è detto vada ad al-Maliki: per lui si tratterebbe del terzo mandato consecutivo. Lo stesso al-Maliki si è nel frattempo rivolto alla popolazione, annunciando «l’offerta di un’amnistia per tutte le tribù e le persone coinvolte in atti contro lo Stato», che escluderebbe solo coloro «che hanno ucciso e sparso sangue».

Nessun perdono, invece, da parte di Israele per l’omicidio dei tre studenti rabbinici i cui cadaveri sono stati trovati la sera di lunedì. Continua così la rappresaglia contro Ḥamās, nonostante le «prove inequivocabili» annunciate dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu non siano ancora di pubblico dominio. Così, oltre alla demolizione della casa di uno degli accusati, Ziad Awad, a fare le spese delle tensioni crescenti è stato un giovane palestinese, ucciso a Gerusalemme Est dopo essere stato rapito. Un possibile nuovo gradino verso la recrudescenza del conflitto, se è vero quel che Ḥamās ha espresso in un comunicato, cioè che «il nostro popolo non resterà inerte davanti a questo crimine omicida». Netanyahu si è affrettato a definire l’omicidio «un crimine abominevole», sollecitato dal Presidente palestinese Abu Mazen, la cui Autorità Nazionale Palestinese ha comunque richiesto l’intervento della comunità internazionale perché attivi «istituzioni legali e umanitarie per proteggere dalla continua escalation di violenza da parte di Israele».

Intimidazioni e lanci di razzi accomunano, in un certo qual modo, la regione mediorientale alla penisola coreana: in effetti, Seul ha comunicato oggi che la Corea del Nord avrebbe lanciato due missili a corta gittata verso il mare. Non si tratta di una novità, dal momento che ciò era già accaduto negli scorsi giorni. Tuttavia, i lanci di oggi potrebbero essere un segnale al tradizionale alleato di Pyongyang, la Cina, il cui Presidente Xi Jinping si recherà domani in visita in Corea del Sud. Per la prima volta, infatti, le autorità di Pechino daranno la precedenza a Seul in una visita ai due Governi della penisola: una decisione che non può non aver colpito il Governo di Kim Jong-un e che, probabilmente, non sarà compensata dall’arresto di 11 fuggitivi nordcoreani effettuato il 19 giugno e reso noto oggi. È possibile che i detenuti vengano rispediti in Corea del Nord, benché Washington si sia già mossa per prevenire il trasferimento sulla base del diritto internazionale.

Pechino ha del resto arrestato stanotte oltre cinquecento cittadini di Hong Kong, partecipanti ad una manifestazione volta a richiedere maggior democrazia alle autorità centrali del Partito Comunista. Nonostante la vecchia enclave britannica vanti una certa autonomia amministrativa, le stesse autorità non hanno probabilmente gradito l’ampiezza dell’evento, che, con oltre 510.000 partecipanti (secondo gli organizzatori), si configura come la più grande mai avvenuta nella zona.

E sempre nella notte è stato invece rilasciato l’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy. Dopo 15 ore di fermo, Sarkozy ha ricevuto la notifica dell’apertura delle indagini sui reati a lui imputati: poiché essa non prevede misure restrittive, l’ex inquilino dell’Eliseo è potuto tornare a casa. Al danno causato dall’inchiesta ad una sua ventilata ricandidatura alle prossime elezioni presidenziali si somma intanto il lieve recupero di popolarità del suo successore, François Hollande: pur mantenendosi a livelli bassi, il consenso di cui gode è aumentato del 5%, passando al 23%, soprattutto in merito della propria azione come difensore degli «interessi della Francia all’estero».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->