domenica, Giugno 20

Semestre italiano ai vertici UE: si può fare field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles – L’ ‘Agence Europe’, agenzia stampa multilingue che raccoglie le informazioni relative all’attivita’ di tutte le istituzioni comunitarie e’ stata creata agli albori delle comunita’ europee, quando fu creata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), dal giornalista italiano Emanuele Gazzo.
Abbiamo chiesto a Olivier Jehin, caporedattore per la sezione Diplomazia e Difesa del notiziario bisettimanale di Agence Europe’, di fornirci le sue impressioni sulla posizione dell’Italia, uno dei sei membri fondatori della Comunità Europea, in questo momento difficile per l’UE alla vigilia dell’avvicendamento tra la Grecia e l’Italia alla presidenza semestrale dell’Unione europea.  

 

Tra tre mesi l’Italia assumerà la presidenza semestrale dell’Unione Europea. Pensa che l’Italia avrà il peso necessario per far fronte alla difficile fase che seguirà le elezioni del Parlamento europeo a fine maggio e saprà gestire la fase ancora più delicata della formazione di un nuovo Esecutivo europeo che si installerà a Bruxelles a partire dal 1 novembre prossimo?
Si tratta di un falso problema. Con il Trattato di Lisbona, il ruolo della presidenza semestrale è diventato molto meno importante. Ciò che resta da fare alla presidenza sono soltanto due cose:

1)      L’organizzazione di un certo numero di incontri informali o tecnici nel Paese che detiene la presidenza

2)      Presiedere il Consiglio (dei Ministri) e i gruppi di lavoro del Consiglio in tutti i settori salvo che nel caso dei Consigli dei Ministri degli Esteri e della Difesa, infatti le sui riunioni sono presiedute dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e per la Politica di Sicurezza e vicepresidente della Commissione europea Catherine Ashton o da una persona da lei designata. Nel primo caso gli incontri hanno il merito  -se organizzati in modo intelligente- di permettere un contatto tra le delegazioni con le realtà, i media e i cittadini del Paese che detiene la presidenza e ospita gli incontri.  Nel secondo caso la presidenza mantiene un ruolo importante nella ricerca di compromessi e nei negoziati con il Parlamento europeo.
A mio avviso non vedo cosa possa impedire alle autorità italiane di portare a buon fine e con competenza queste missioni, salvo che l’Italia non attraversi una nuova fase di instabilità politica. 

Quindi la presidenza italiana, e il suo Presidente del Consiglio,  non avranno un ruolo particolare in questa scelta?
In effetti la presidenza di turno non ha nessun ruolo particolare nella formazione del nuovo Esecutivo europeo, dato che i ‘candidati’ principali saranno nominati o designati, in linea di massima a maggioranza qualificata, dal Consiglio europeo, che è presieduto dal Presidente Herman van Rompuy. Quando i risultati del voto per il rinnovo del Parlamento europeo saranno stati resi noti, sarà lui a trasformarsi in ‘formatore’ o ‘sminatore’, come si dice in Belgio, per cercare la personalità che abbia le maggiori possibilità di raccogliere almeno 376 voti nell’ambito del nuovo Parlamento europeo e almeno la maggioranza qualificata nell’ambito del Consiglio europeo.  Successivamente, secondo il Trattato, sarà il Consiglio, d’accordo con il nuovo Presidente della Commissione eletto dal Parlamento, a proporre l’elenco delle personalità che comporranno la nuova Commissione. I Commissari designati, compreso il vicepresidente e alto Rappresentante per gli Affari Esteri e per la Politica di Sicurezza, dovranno successivamente essere sottoposti alle audizioni del Parlamento europeo prima che quest’ultimo approvi la nuova Commissione la cui nomina dovrà essere approvata dal Consiglio europeo.

E per la nomina del Presidente del Consiglio europeo?
La designazione del futuro Presidente del Consiglio europeo sarà fatta dai capi di Stato e di Governo nell’ambito di un accordo complessivo negoziato, basato cioè su una serie di ‘do ut des’ tra Stati.

Pensa che si possa imputare all’Unione europea la responsabilità delle difficili condizioni economiche e sociali di alcuni Paesi dell’Ue? Oppure lei pensa che l’Ue venga usato come ‘scaricabarile’  da alcuni?
Non penso proprio che si possa imputare all’Unione europea la situazione economica e sociale di Paesi come l’Italia, la Francia o la Grecia. Se delle decisioni impopolari vanno prese, il motivo principale di esse sta nel fatto che per lungo tempo non erano state fatte riforme strutturali a livello nazionale.

Cosa serve allora per fare queste riforme?
Ci vuole del coraggio politico per prendere decisioni impopolari. E’ facile accusare l’Europa di tutti i mali di cui soffre un Paese. Per far questo non ci vuole nessun coraggio. E’ il caso di tutta una serie di politici incapaci di prendersi le loro responsabilità, un po’ dappertutto in Europa.

Alla presidenza di turno lei chiede quindi la massima imparzialita’?
Una presidenza non puo’ mai essere ‘imparziale’. Ogni Paese membro (e addirittura ogni Regione) ha interessi particolari ed è ovvio che cerchi di metterli in rilievo. Sono soltanto le istituzioni europee -come il Parlamento  europeo o la Commissione europea  a cui il trattato attribuisce questa responsabilità- a poter agire nell’interesse generale, cercando di raggiungere un certo livello di imparzialità.

C’è il rischio a suo avviso che le elezioni europee possano diventare il banco di prova per il lancio di candidati estremisti?
Il clima politico attuale nella maggior parte dei Paesi europei sembra appoggiare l’avanzata dei partiti estremisti di vario colore politico, a destra come a sinistra, di populisti, euroscettici, fautori della sovranità nazionale e tutti gli altri partiti che si dichiarano anti-europei. Dagli studi su questo argomento emerge che la spinta degli estremismi potrebbe raggiungere fino al 30, addirittura il 35%  dei consensi in un Paese ad esempio come la Francia. Il partito britannico UKIP, quelli di Geert Wilders in Olanda, il partito anti-euro in Germania, Alba Dorata in Grecia, ol Fpö in Austria, per non citarne che alcuni, dovrebbero ottenere dei buoni risultati.  Il 25 maggio è ancora lontano ma si può temere già da ora uno ‘sbriciolamento’ del nuovo Parlamento con l’arrivo di 100-150 deputati eletti nelle liste estremiste/populiste/euroscettiche su un totale di oltre 700 deputati europei. Non c’è dubbio che queste frange cercheranno di fare ‘rumore’ senza peraltro poter influenzare il processo politico. Tenuto conto delle divergenze che li separano su vari argomenti, sarà difficile che essi possano unirsi ad altri gruppi politici o creare insieme uno o più gruppi politici.  Tradizionalmente questi gruppi vanno ad unirsi alle file dei ‘non iscritti’  e sono presenti soprattutto alle sessioni plenarie di Strasburgo per partecipare alle votazioni. E’ indispensabile che lo facciano per perdere le loro remunerazioni.

Chi può quindi influenzare le decisioni del Parlamento europeo?
Da un recente studio sull’argomento emerge che soltanto gli europarlamentari che  espletano le funzioni alle quali sono stati eletti dai loro Colleghi (presidenza di un gruppo politico, presidenza di una commissione, presidenza/vicepresidenza del Parlamento europeo) e tutti  gli eurodeputati più assidui, coloro cioè che partecipano a tutte le riunioni e che presentano numerosi emendamenti e rapporti, hanno una effettiva influenza.

 

 

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