sabato, Aprile 17

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L’Oxford Dictionary non ha dubbi: è “selfie” la parola del 2013.

La parola indica, come ci informa il famoso dizionario, un autoscatto fatto solitamente con uno smartphone e subito pubblicato online, di preferenza su di un social network.

Nato nel 2002 in un forum australiano, la parola spopola soprattutto negli ultimi anni fino ad aumentare la sua frequenza nel linguaggio scritto e parlato del diciassettemila per cento. Ma perchè la parola “selfie” è diventata così popolare?

Chiunque abbia un profilo facebook lo sa. Non è una questione di età, non è nemmeno una questione di genere, di lavoro o di ceto sociale: chiunque può vantare tra i propri amici qualcuno che, almeno una volta nella vita, si sia fotografato davanti allo specchio del bagno, con il rotolo di carta igienica sullo sfondo, prima di uscire per una serata particolare.

Di solito quindi i selfie sono fotografie di dubbio gusto, fatte per mostrare un nuovo trucco o qualche capo di abbigliamento di cui si va particolarmente fieri. O, per i maschi, qualche muscolo che dopo mesi di allenamento in palestra ha finalmente deciso di palesarsi.

Il selfie è tipico dell’esibizionista e del ragazzino, ma più spesso dell’esibizionista ragazzino (anagraficamente o mentalmente che sia). Sul suo profilo facebook ci sono foto di lui che fissa accigliato l’obiettivo (chiaramente dal lato migliore), di lui che gioca col cane, di lui che dorme, di lui che fuma, di lui e solo di lui. Quando pubblica una foto, dal momento che sa quale lato gli dona maggiormente e tendenzialmente è simpatico, viene coperto da una valanga di “mi piace” e di commenti.

Ecco, io questi esibizionisti non li capisco, ma ancora meno capisco quelli che commentano i loro selfie: ok, è il loro lato migliore. Ok, quel golfino gli dona particolarmente. Ok, quell’espressione un po’ così lo rende proprio caruccio. Però di cose importanti e urgenti nella giornata ne ho anche altre rispetto al commentare decine di foto che ritraggono un amico e le innumerevoli posizioni che possono assumere le sue sopracciglia.

Per non parlare appunto delle foto scattate nei bagni, che chissà perchè sono gettonatissime. Perchè non spararsi un selfie nel soggiorno, dico io, invece di inquadrare nell’angolo un water? Ma soprattutto che problemi hanno quelli che commentano “fantastico!” su un selfie che inquadra nell’angolo un water?

Poi c’è invece l’esibizionista innamorato, che personalmente sopporto ancora meno: selfie di coppia. Coppie felici davanti all’obiettivo in un autoscatto che immortala la loro felicità. La coppia che si bacia, la coppia che cucina, la coppia sudata dopo una maratona, la coppia che brinda, la coppia che decide di condividere ogni momento della propria storia d’amore attraverso i social network.

Se prima solo le modelle potevano stare sulle copertine delle riviste, oggi ci possiamo stare tutti. I social network diventano una specie di vetrina mondiale sulla quale ciascuno può caricare la propria faccia e condividerla con il mondo: come resistere a una tentazione del genere?

In effetti è difficile, ecco perchè sta impazzando ad esempio la pagina facebook dedicata alle “olimpiadi del selfie“, nata il 3 gennaio scorso e già ad oltre settemila fan. La pagina invita gli utenti a caricare i propri selfie più riusciti per condividerli con la rete ed eleggere quello migliore in assoluto. E così possono essere ammirati autoscatti rubati immancabilmente nel bagno di casa, ma anche scatti ancor più di cattivo gusto di aspiranti santoni o assieme ad un caro estinto prima della sepoltura.

Ancor più di facebook, è Instagram che si presta alla pubblicazione di selfie, anche di Twitter non si dimostra da meno con l’indizione delle olimpiadi per l’autoscatto “più pericoloso“.

C’è anche chi va ormai oltre il selfie, come ad esempio Cristina Ricci, che ha coniato il “riccing“, ovvero il selfie dentro agli elettrodomestici, preferibilmente in posizioni assurde.

In un mondo in cui nessuno è nessuno, in cui nessuno si sente considerato e tutelato, forse non ci rimane che il selfie: la ricerca di un autoscatto che immortali la nostra unicità, e dal momento che il selfie come moda sta impazzando, l’autoscatto deve essere sempre più stravagante e originale per non perderci ancora una volta nella massa. Selfie come sintomo di un’umanità spersonalizzata che cerca disperatamente di lasciare un segno, qualunque esso sia, per quanto assurdo sia.

 

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