domenica, Settembre 26

Self Publisher e recensori, una relazione da iniziare field_506ffb1d3dbe2

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Self Publisher

Potremmo far cominciare questa storia decenni e decenni fa, quando si definivano scrittori un numero ristretto di individui. A quel tempo l’istruzione era riservata alle classi elevate e al clero, ed erano quindi soltanto alcune persone che appartenevano a questi ceti sociali ad intraprendere l’attività di scrittori.
I progressi dell’alfabetizzazione da una parte e della stampa dall’altra allargarono questo fenomeno a un numero sempre più ampio di uomini e, in seguito, di donne.
Nel corso del Novecento abbiamo assistito a un progressivo ampliamento della Comunicazione che ha viavia utilizzato Medium sempre più tecnologici, relegando in un canto il libro. Ma, ironia della sorte, man mano che diminuiva il numero dei Lettori cresceva quello degli “scrittori”. Con il trapasso nel nuovo secolo, anzi, abbiamo assistito alla nascita e al proliferare di case editrici a pagamento – il cosiddetto fenomeno del Vanity Press o Vanity Publishing – che ha permesso a chiunque avesse il desiderio di definirsi “scrittore” l’opportunità di farlo con un piccolo (o grande) esborso economico.
Ma, grazie all’evoluzione sia dei software informatici che dell’interesse dimostrato da alcune aziende (prima fra tutte Amazon, ma seguita a un’incollatura da iTunes), nell’ultimo periodo la Vanity Press è stata soppiantata dal fenomeno del Self Publishing ovvero dell’Auto-Pubblicazione in formato digitale.
In pratica questo che cosa significa?  Chi sono questi ‘Self’?
Ce lo spiega bene Umberto Eco, che ne ha parlato in un inciso durante una sua prolusione all’apertura del primo Festival della Comunicazione di Camogli dove ha spiegato:
«Anche nel romanzo da leggere le pratiche del Self Publishing ci espongono oggi sia ai tentativi patetici di scribacchini che hanno finalmente trovato il modo di farsi leggere senza pubblicare a proprie spese sia a proposte che poi si sono rivelate di notevole valore letterario»
(il video integrale è online qui →)

Ecco, vi invito a considerare con attenzione queste due categorie citate da Umberto Eco: i ‘patetici scribacchini’ ma anche ‘proposte che poi si sono rivelate di notevole valore letterario’.
Allora coloro che fanno di ogni autore Self un fascio…, che si rifiutano persino di ‘prendere in mano’ il lavoro di un Self Publisher si sbagliano?
Nì… e cerchiamo di capire perché.

Nella davvero sconfinata produzione di e-book (visto che la maggior parte di questi autori pubblica in formato digitale) è molto complesso distinguere una lettura di ‘notevole valore letterario’ da una ‘sonora patacca’, che per di più spesso è anche sgrammaticata. Altrettanto di frequente si incontrano valide ‘narrazioni’ ma non altrettanto efficaci trattazioni di prologo, intreccio ed epilogo; la storia c’è, la creatività dell’autore è palpabile, ma la lettura è ostica.
Già vedo disegnarsi una piega di delusione nell’espressione di tanti lettori, che però dimenticano come da qualche anno la pubblicazione di narrativa e saggi, anche da parte di case editrici D.O.C., ha subito un evidente abbassamento dei livelli qualitativi minimi.  Mi è capitato di leggere libri editi da grandi e celebrati editori che nella traduzione confondevano ‘silicio’ con ‘silicone’, lasciandoci immaginare oggetti Hi-Tech preda di crisi di identità… In altri, in ‘molti altri’, l’uso di una corretta grammatica era un optional e lo stesso dicasi per consecutio temporum e sintassi varia.

Quindi non è che possiamo dire ‘mal comune mezzo gaudio’, ma neanche farci abbindolare da un marchio editoriale, immaginando che ‘Siccome è stampato da XYZ, allora è sicuramente un buon romanzo’. E questo discorso, del pessimo valore di molte tra le opere edite da case editrici blasonate, si fa ancora più evidente per gli autori stranieri, quelli che le case editrici di marchio comprano all’ingrosso alle fiere internazionali e fanno tradurre da collaboratori, spesso, sottopagati. Gli editori con questo sistema credono di aver ammortizzato buona parte del rischio imprenditoriale [l’autore acquistato è già stato acclamato all’estero (ovvero comprato, quindi Business assicurato) e nessuno è costretto a fare sperimentazioni con autori sconosciuti o, peggio, esordienti, e rischiare magari un flop, visto che anche nella scelta delle letture gli Italiani si dimostrano piuttosto esterofili], ma in questo modo essi sanciscono anche la fine del mercato della lettura.

Dopo quanti tentativi un lettore medio (di quelli che le statistiche stimano acquisti e legga circa 4-5 libri l’anno) smette di entrare in una libreria?
Attenzione, non ho scritto ‘smette di leggere’, ma smette di seguire le proposte editoriali a lui contemporanee per ‘leggere altro’? Classici, volumi prestati da amici e internet (sì perché anche il web rappresenta una fonte praticamente inesauribile di interessanti letture) sono a portata di mano di chiunque e molte delle nostrane pigre case editrici devono stare attente a non tirare troppo la corda. L’esempio manifesto a tutti è la tv, la piccola scatola magica che tanto ha rappresentato un fantastico contenitore di conoscenze e svago, almeno fino a quando la tv commerciale ha iniziato a trasformare il 28 pollici del salotto in una macchina per fare Business e per l’appiattimento culturale di intere generazioni.  A quel punto in molti hanno cominciato ad accenderla sempre più di rado, a preferirle altro, a disdire gli abbonamenti, fino a considerarla un accessorio superfluo e a dimenticarla.

Dunque i Lettori sono i veri padroni del gioco, ma ad inventare il gioco, ricordiamolo sempre sono gli Scrittori. Senza questi ‘folli, immaginifici, passionari’ nulla avremmo, né romanzi né saggi né silloge.
Alcuni di essi, ed anche tra i professionisti (coloro cioè che in un primo momento hanno pubblicato con editori tradizionali) – seppure soprattutto all’estero – sta nascendo un interesse sempre maggiore per il fenomeno del Self Publishing. Dopo essere stati vessati per anni da editori interessati soprattutto al Business, e da questi spremuti oltre l’inverosimile, questi cortesi signori e gentili signore hanno preso coscienza di sé, della imprescindibilità del loro ruolo in tutta la macchinosa filiera della pubblicazione di un libro, e hanno iniziato ad autopubblicarsi.
In parallelo tutto il settore dell’editoria, soprattutto durante l’estate, è stata agitata dai venti di guerra scatenati dalle scelte di Amazon (la maggiore piattaforma per la vendita online di libri ed e-book) che hanno messo in crisi molte case editrici tradizionali. Lo Stato dell’Arte di tutta la vicenda non è ancora arrivata ad un epilogo, ma ha dimostrato senz’ombra di dubbio che l’e-book e quindi l’editoria digitale rappresentano ormai il presente, che i libri di carta restano un’opzione alla quale siamo affezionati, che amiamo, ma solo come ‘ipotesi B’. In primis il pubblico acquista con sempre maggiore piacere ‘libri digitali’ anziché cartacei.
Da noi, nell’Italia che alimenta ormai la leggenda dell’Agenda digitale e paga lo scotto di una pressoché totale mancanza di un’alfabetizzazione informatica di massa, questo processo di trasformazione procede più a rilento, ma occorre essere più che miopi per volerlo ancora ignorare. Sono eroici, e di nuovo ‘folli, immaginifici, passionari’: molti di questi autori Self Publisher che, con le loro sole risorse, scrivono un romanzo, lo trasformano in un documento word, lo impaginano trasformandolo in un file epub o mobi (quelli tipici di un e-book), lo caricano sulle piattaforme per il Bookstore, lo corredano di Booktrailer e lo pubblicizzano su Blog, Siti e Social Network, ed ogni dove della sterminata Rete Internet.
E quel che è peggio è che questo loro tentativo è avversato da ‘presunti lettori’, che li denigrano sbandierando per ogni dove l’irrinunciabile ‘profumo della carta’, e dall’indifferenza alimentata dal ‘silenzio assordante’ (mai una metafora tanto logora calzò a pennello!) della quasi totalità dei mezzi di comunicazione.
Recensori e giornalisti hanno bandito gli e-book e i loro autori dai campi di loro interesse, quasi che un romanzo sia un romanzo solo se ha avuto il battesimo della carta!
Un atteggiamento a dir poco settario e discriminatorio che alla lunga rischia di far perdere a gran parte dei lettori l’opportunità di incontrare ottimi romanzi, serie opere di saggistica, toccanti silloge.
Ma questo è un tragico errore di valutazione che potrà soltanto rallentare l’inevitabile e cioè il superamento, da parte del lettore, di ogni smarrimento e incertezza. Poi prevarrà l’amore per la Lettura, il piacere per la narrazione e la conoscenza, la curiosità. 
L’Indro, che al momento non ha ancora dato vita a un dorso dedicato alle recensioni tradizionali, conscio dell’importanza e del valore di questa evoluzione dell’oggetto-libro, ha deciso di dedicare parte del suo spazio Cultura ad esplorare questi territori della scrittura digitale.
Lo sentiamo come un impegno che travalica quello meramente culturale, un modo per aiutare i ‘folli, immaginifici, passionari’ autori Self Publisher ad esistere, a produrre per noi ancora nuove splendide narrazioni e fantasie e saggi che amplino il nostro desiderio di conoscere.
Lo faremo intervistando autori Self Publisher, leggendo e recensendo i loro lavori e spiegando al pubblico dei profani quali infinite competenze e attività siano necessarie ad uno scrittore che non ha alle spalle le strutture di servizi tipiche di una casa editrice.
Siamo convinti che non sia il supporto a fare la buona lettura, quindi digitale o cartaceo se un romanzo ha valore non sarà certo il fatto che non emani il ‘prezioso e suggestivo odore della carta’ a renderlo meno valido. Una scelta culturale ben precisa la nostra, perché noi non crediamo si debbano porre limiti all’espressione artistica dell’essere umano.

Se vorrete stabilire un contatto con noi, inviateci i vostri testi digitali,
non avete che da contattarci via e-mail a questo indirizzo: flaminia.mancinelli@lindro.it

 

 

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