venerdì, Settembre 24

Sei nonprofit? Diventa partito, conviene! Sì al decreto

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Il Consiglio dei Ministri dello scorso 13 dicembre ha approvato il Decreto Legge che prevede l’abolizione del  finanziamento pubblico ai partiti e ha delineato una comoda fase di transizione che prende l’avvio dall’anno fiscale 2014 e termina nel 2017. Durante questo termine, i previsti rimborsi ai partiti politici verranno decurtati progressivamente del 25% (nel primo anno), del 50% (nel secondo) e del 75% (nel terzo) fino ad essere cancellati del tutto dal 2017. Contestualmente, già dal 2014, partono le prove generali per il nuovo regime di finanziamento, basate sulla possibilità di attribuire il 2 per mille dell’imposta sul reddito per le persone fisiche ai partiti dotati di statuto.

Nel decreto legge governativo, viene inoltre prevista la facoltà di erogare donazioni liberali ai partiti politici con un vantaggioso tasso di riduzione fiscale: si godrà di una detrazione del 37%  dell’IRPEF per le donazioni ai partiti per importi da 30 euro a 20.000 e del 26% per le liberalità da 20.001 a 70.000 euro annui. Il tetto massimo per le erogazioni liberali ai partiti viene fissato a quota 300.000 euro all’anno per le persone fisiche, mentre per le persone giuridiche la quota massima prevista sarà di 200.000 euro annui. Inoltre, il testo del decreto legge prevede la detraibilità al 75% per il contribuente per le cifre corrisposte ai partiti politici per la frequenza di scuole o corsi di formazione politica con un tetto massimo per persona fisica di 750 euro annui.  Infine, uno specifico emendamento inserito alla Camera prevede la possibilità di conferire donazioni per «la raccolta di fondi per campagne che promuovano la partecipazione alla vita politica sia attraverso sms o altre applicazioni da telefoni mobili, sia dalle utenze di telefonia fissa attraverso una chiamata in fonia». Insomma, è davvero il caso di pensare che se il finanziamento pubblico ai partiti politici veniva fatto uscire dalla porta, l’Esecutivo Letta si affrettava ad aprire una ampia finestra da cui farlo rientrare, seppure in via meno ufficiale.

Ma ancora maggiore è il rilievo di tale insieme di decisioni collettive circa i partiti politici se si pensa alla realtà e al futuro degli altri soggetti a qualche titolo ammessi a simili, ma non così generose, forme di finanziamento di natura collettiva. Le organizzazioni del Terzo Settore (volontariato, associazionismo di natura sportiva, soggetti della ricerca scientifica e universitari, organizzazioni di ricerca sanitaria e attività sociali dei Comuni) risultano titolari, dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri  del 20 gennaio 2006 in poi, di un’analoga forma di finanziamento mediante il meccanismo del cinque per mille. 45.603 organizzazioni del nonprofit e della ricerca hanno presentato la propria domanda all’Agenzia per le entrate per la ripartizione di un contributo di 400 milioni di euro, considerati come tetto massimo delle donazioni nel corso del 2013.

E se i partiti ‘prendono ad esempio’ il sistema del finanziamento del nonprofit per superare il modello di erogazione pubblica di contributi fino ad ora previsto, è il caso di rilevare che il nuovo prototipo di sovvenzione partitica supera -e di parecchio- in vantaggi per il contribuente le modalità fino ad ora impiegate per il Terzo Settore. Sulla base delle previsioni del D.L. governativo, Marco Binotto e Antonino Santomartino, esperti e studiosi di comunicazione del nonprofit, hanno fatto due conti relativi al finanziamento del Terzo Settore e del nuovo sistema di sovvenzioni ai partiti. Una vera e propria comparazione numerica degli aspetti legati al cinque per mille per le realtà del terzo settore – pertaltro non disciplinato da una norma, ma da un articolo inserito ogni anno nel testo della legge di stabilità – e del 2 per mille e delle erogazioni liberali per i partiti politici.

Il frutto di questo raffronto numerico ha suggerito l’ironica campagna di comunicazione: Sei #nonprofit? #diventapartito, conviene. Grazie al blog e alla pagina facebook  realizzati ad hoc, scopriamo che le detrazioni per donazioni ad organizzazioni non profit arrivano ad un massimo del 26% per un tetto di 2.065 euro annui, con un importo di 536 euro detraibili all’anno per contribuente. Una detrazione ben maggiore viene invece riservata ai contribuenti che decidano di offrire una erogazione ai partiti politici: fino a 7.400 euro di detrazione annua per una donazione fino a 20.000 euro. Si viene così a realizzare un vantaggio fiscale 13 volte superiore per chi dona ai partiti piuttosto che al nonprofit
La logica di opzione del contribuente, specialmente in tempi di crisi economica, tenderà a preferire il principio del maggiore risparmio fiscale individuale piuttosto che la valutazione della (in)opportunità di garantire un ulteriore finanziamento privato ai partiti politici, soggetti già ampiamente sovvenzionati nel corso della storia repubblicana. Con buona pace delle numerose riflessioni politologiche sulla disaffezione dei cittadini italiani nei confronti dei partiti politici, i contribuenti nazionali preferiranno dare soldi ai partiti piuttosto che alle onlus, pur di assicurarsi un margine di risparmio fiscale. E a poco varranno, in questo senso, le considerazioni relative al fatto che il cinque per mille al Terzo Settore assume una funzione di equità sociale e di supporto alla coesione collettiva che mai nessun soggetto partitico, per la sua identità e funzione stessa, mai potrà assumere su di sé. Sulla base del principio della razionalità più spicciola, è facile prevedere un ampio successo del meccanismo del 2 per mille ai partiti e una relativa situazione reale di rischio per il 5 per mille alle organizzazioni del Terzo Settore.

Riccardo Bonacina, Direttore di Vita, la testata specializzata dedicata al nonprofit, nel valutare questa eterogenesi dei fini nella creazione di un finanziamento volontario ad hoc per i partiti quasi in antitesi al  cinque per mille riservato al privato sociale ha recentemente osservato: « Ai vantaggi sulla detraibilità si aggiungono quelli di un 2 per mille per decreto e senza tetto, e questo proprio nel momento in cui si sancisce che il 5 per mille al non profit, alla faccia della legge e dei contribuenti, varrà solo il 4 per mille per il tetto di spesa fissato a 400 milioni. Con uno scippo di denaro che così ammonterà a quasi 300 milioni, forse proprio quelli che servono al nuovo finanziamento dei partiti

Questioni di opportunità politica della nuova disciplina -forse sottovalutata nelle sue conseguenze a causa dell’eccessivo entusiasmo con cui è stata accolta la cancellazione del finanziamento pubblico  ai partiti- emergono in maniera chiara ed è bene, in questo senso, che il mondo del nonprofit faccia sentire la sua voce in un contesto di informazione in cui, spesso, questo importante comparto del sistema economico e sociale italiano (che, secondo i dati del recente censimento ISTAT, è composto da 470.000 istituzioni e quasi cinque milioni di volontari attivi) rimane marginalizzato.

Ma il problema non è legato solo alla scarsa visibilità mediatica del Terzo Settore. C’è una questione aperta anche tra Terzo Settore e sistema politico in senso più ampio. In questo senso, considerazioni analoghe alle riflessioni di Binotto e Santomartino emergono anche dalle parole di Stefano Zamagni, professore di economia politica all’Università di Bologna e già Presidente dell’Agenzia per il Terzo Settore, organismo sciolto per volere dell’esecutivo Monti nel marzo del 2012. In una recente intervista, Zamagni ha dichiarato: «Da due o tre anni a questa parte c’è stata una inversione di rotta da parte degli enti pubblici in generale nei confronti dei soggetti di Terzo Settore … I soggetti di terzo settore non sono più funzionali al sistema politico e allora si preferisce aiutare i partiti politici, salvo poi piangere tutte le volte in cui, come in questi giorni con i “forconi”, registriamo che il tessuto connettivo della società italiano si stia slabbrando». E, in questi termini, è davvero un bene che si realizzino iniziative di informazione e sensibilizzazione sul futuro del Terzo Settore in Italia, anche valorizzando il fondamentale ruolo svolto dal non profit a supporto della coesione sociale nel nostro Paese. Proprio quello che la politica dei partiti, del potere e delle poltrone non è mai riuscita a fare in Italia. E che non farà nemmeno prendendo dagli italiani il finanziamento del 2 per mille.

 

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