martedì, Maggio 11

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La presidenza del consiglio questo semestre è lituana ed è al termine. Dal 1 luglio, il paese baltico ha raccolto i risultati ottenuti dalla presidenza irlandese e ha portato una propria agenda all’attenzione delle istituzioni europee. Questa agenda, pur avendo un sottofondo di priorità nazionali, si deve collegare ai grandi temi o alle politiche attuali comunitarie per essere meglio implementate dal consiglio. La Lituania quindi ha raccolto i risultati della presidenza irlandese, presidenza che è stata caratterizzata da tre concetti chiave: crescita, stabilità e lavoro. I punti appena citati si avvertono nei programmi approvati durante i sei mesi irlandesi: Horizon2020, Connecting Europe Facility, la lunga lotta sul budget e altri programmi  molto grandi che copriranno un arco di tempo della durata di 7 anni. Infatti la presidenza irlandese si è trovata ad un punto di passaggio decisivo per le politiche europee. Durante il turno di Dublino, sono stati approvati programmi di lunga durata che coprono i campi dell’innovazione e della ricerca, della stabilità economica e delle politiche giovanili. Il budget, che è stato oggetto di negoziato tra le tre istituzioni per mesi per via del passaggio negativo a Strasburgo che sottolineava l’estrema austerità e tagli molto importanti per i settori dell’innovazione, è stato un risultato molto importante insieme al programma Horizon2020 che ha vista una lunga contrattazione sui vari aspetti che lo componevano.  E’ stata una presidenza che si è mossa soprattutto sull’innovazione e la tecnologia, sull’aiuto alle piccole e medie imprese e al settore della tecnologia, restando immutate le politiche sull’agricoltura e pesca. La Lituania ha raccolto la chiusura di questi programmi e l’approvazione di questi durante le varie plenarie che si sono succedute.  Quindi dal primo luglio, l’Unione Europea, oltre all’ingresso della Croazia come nuovo membro dell’Unione, ha visto, per la prima volta, la Lituania alla presidenza di turno dell’Unione Europea. Il paese baltico, che ha firmato il trattato di adesione all’Unione Europea nel 2003 ad Atene, e che è al confine con una controversa realtà politica come quella bielorussa, ha costruito un’agenda fitta di priorità. Gli obiettivi sono racchiusi in tre concetti che possono essere sintetizzati come segue: un’Europa credibile, un continente che ricominci a crescere e un’unione aperta a nuove candidature di altri stati membri (nello specifico sempre più a est, confinanti con il gigante russo). In sostanza, nelle intenzioni della presidenza lituana, ci sarebbe quella di voler ristabilire la credibilità economica e finanziaria del sistema dell’Unione Europea. La crescita, soprattutto, è vista nell’approfondimento del concetto del mercato unico nel senso di far sì che un maggior numero di settori vengano regolati dal mercato unico. Non a caso il progetto del Connected Europe per connettere un continente, è stato presentato a ottobre e ha lo scopo di creare un unico mercato europeo per le telecomunicazioni. La crescita non riguarda solo il mercato interno ma anche la possibilità di creare nuovi posti di lavoro spingendo per l’approvazione di programmi dedicati al miglioramento del mercato del lavoro giovanile attraverso il sostegno a Erasmus o la Creazione di E+ (Erasmus plus) e all’implementazione del progetto sul Digital Agenda.  Un’Europa aperta significa anche buoni rapporti con il vicinato e diffusione dei diritti umani che continuano ad essere uno dei pilastri fondativi dell’integrazione europea.

La Lituania inoltre ha avviato una cooperazione con la passata presidenza e la futura (la Grecia nel primo semestre del 2014). Questa collaborazione è anche nei temi che caratterizzano il semestre che sta per concludersi. A parte le telecomunicazioni e l’agenda digitale, il settore che riguarda i cambiamenti climatici e le risorse energetiche è quello che ha maggiormente caratterizzato questo semestre. Nelle intenzioni della presidenza lituana è quella di cooperare con la commissione europea per completare il progetto del mercato unico dell’energia avviato a inizio 2013. Le pressioni politiche e geografiche sono evidenti e l’Unione Europea ha nelle sue intenzioni quella di rendersi sempre più indipendente rispetto ai prezzi che alcuni produttori (soprattutto di gas) impongono al mercato. Con la presidenza lituana, la Commissione Europea ha aperto una discussione sul Programma quadro per il 2030 che si basa su una migliore ottimizzazione dei prezzi dell’energia, sul consumo di questa facendo attenzione anche ai cambiamenti climatici (al quale il testo del programma quadro dovrebbe essere allegato) che sono diventati un problema serio per il continente europeo. Per la questione del cambiamento climatico, la Lituania sta raggiungendo un accordo con il Parlamento europeo circa la riduzione delle emissioni di F-gas (gas fluorinato ad effetto serra) che ha un impatto negativo sul clima. La presidenza lituana si sta distinguendo sulle questioni climatiche mentre su quelle di vicinato o accordo con potenziali nuovi membri, sia la presidenza che gli altri 27 membri, come le altre istituzioni, non hanno dato una risposta chiara e le continue dimostrazioni nella capitale ucraina, Kiev, lo dimostrano.  Riassumendo, il paese baltico si è cimentato di più sulla situazione del mercato interno nel settore energetico e ambientale e si è ritrovata con l’approvazione di importanti programmi per i prossimi sette anni dell’Unione europea.

Cosa lascia alla presidenza greca che prenderà il suo posto dal primo gennaio 2014? La Grecia dovrà affrontare l’implementazione dei programmi appena approvati e dal punto di vista dei rapporti con i paesi confinanti è sua intenzione, largamente anticipata quando è stato lanciato anche il simbolo che rappresenterà il paese ellenico per i prossimi se mesi, di arricchire il dialogo con i paesi balcanici, in particolare la Serbia, per stringere rapporti sempre più forti e aprire la strada all’adesione. Dal punto di vista delle politiche europee, la priorità è la situazione economica dell’Unione. Risulta interessante, come ha affermato José Manuel Barroso, Presidente delle Commissione, che «Proprio dal paese simbolo di questa crisi, che ha appena approvato un bilancio con ulteriori tagli nei diversi settori dello stato sociali, che si riparta dall’economia e dalla piaga della disoccupazione» soprattutto giovanile, che l’Unione Europea non riesce a tenere a freno.  Infatti sarà proprio dalla tematica occupazionale che la Grecia partirà e che l’Italia porterà avanti. Ma sarà pur sempre un semestre di passaggio visto le imminenti elezioni di maggio che cambieranno l’assetto politico dell’Unione e che permetterà di capire meglio se i partiti antieuropeisti sono riusciti a prendere o meno il sopravvento

 

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