martedì, Ottobre 19

Sei anni di galera. Innocente

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Questa è una storia strana. Strana non perché sia strana nel senso che comunemente viene dato al termine ‘strano’. Strana perché non si comprende quale sia il capo e quale la coda; il senso, la logica che ne è alla base. Per cercare di raccapezzarci in questa specie di racconto partorito dalla cupa fantasia di un Franz Kafka o di un Friedrich Dürrenmatt conviene partire da una lettera, scritta da un signore che si chiama Giulio Petrilli. Vedremo tra un attimo chi è il Signor Petrilli. Occupiamoci prima della lettera. E’ indirizzata in prima persona al Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi.

Il signor Petrilli chiede al Ministro Boschi un impegno preciso: «Le chiedo di impegnarsi affinché anche chi è stato detenuto ingiustamente, possa avere il giusto e doveroso risarcimento. L’Italia è l’unico Paese in Europa dove esiste una norma che vieta lo stesso a coloro che pur essendo stati assolti, hanno avuto cattive frequentazioni. Chiedo pubblicamente a lei di impegnarsi per cancellare questa norma e consentire il risarcimento a tutti coloro sono stati vittima di errori giudiziari. Ho scritto tante volte al Premier Renzi e al Ministro della giustizia Orlando, senza avere risposta, ma penso che con lei possa trovare maggiore attenzione. L’inviolabilità della libertà personale è il cardine del diritto e quando la persona che ha subito questa ingiustizia non viene risarcita, subisce una doppia incredibile ingiustizia. Chi le scrive l’ha subita all’età di diciannove anni e per la durata di sei anni, con l’accusa poi risultata infondata di partecipazione a banda armata. Ho fatto tante istanze per avere il risarcimento, ma nulla, sempre le risposte giudiziarie inerenti il risarcimento, motivavano il diniego con la motivazione di ‘cattive frequentazioni’ e così non solo non ho avuto nulla, ma ho dovuto pagare anche le spese processuali. Come dire, dopo il danno, la beffa. Le chiedo di poterla incontrare, per illustrarle meglio la mia vicenda e di quella di tante persone come me, affinché lei possa fare qualcosa per proporre l’abolizione della norma che vieta il risarcimento per cattive frequentazioni. Scrivo a lei, perché essendo Ministro per le riforme costituzionali, constati che la norma che le ho citato è palesemente anticostituzionale, in quanto lede la libertà delle persone di frequentare le persone che si vuole ed è assurdo che una frequentazione pur non essendo reato, è ostativa per il risarcimento di chi è stato assolto».

Qualche ulteriore, oltre quelle fornite nella lettera, non guasta. Il signor Petrilli, quand’è ancora ragazzo, viene accusato di ‘banda armata’. Una banda armata pericolosa e assassina: quella ‘Prima Linea‘ che per alcuni anni è in competizione con le Brigate Rosse. Quella ‘Prima Linea’ fatta da fuoriusciti di ‘Lotta Continua’ che impugna le armi e si rende responsabile di una quantità di delitti; quella, per esempio, del giudice Emilio Alessandrini, ucciso proprio quando si sta occupando di delicate inchieste sul Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, e altri scandali di regime. Nessuna dietrologia, per carità, ma le coincidenze colpiscono…

Torniamo al signor Petrilli. Incarcerato, prima di una condanna e una sentenza definitiva, viene sbattuto in isolamento: «Un periodo terribile, per cui oggi chiede un risarcimento». Sei anni di carcerazione preventiva. Poi lo dichiarano innocente. D’accordo, erano i cosiddetti ‘anni di piombo’. D’accordo, c’era una legislazione emergenziale; in nome del ‘fine’ non s’andava troppo per il sottile, per quel che riguarda i ‘mezzi’; e dall’altra parte non si esitava a sparare, colpire, uccidere. E’ un elenco infinito quello dei morti ammazzati colpevoli d’essere Magistrati, poliziotti, carabinieri, agenti di custodia, giornalisti, imprenditori, sindacalisti, professori universitari…tutta gente che faceva il suo lavoro, e proprio per questo, ‘solo’ per questo, uccisi.

Al tempo stesso erano tempi, anni di veri e propri ‘rastrellamenti giudiziari’. Appartenevi a qualche formazione extraparlamentare e potevi trovarti in un attimo in questura o in cella. Sono scolpite in un atto parlamentare le amare, preoccupate parole di Leonardo Sciascia, Deputato radicale: «In Italia basta che si cerchi la verità perché si venga accusati di convergere col terrorismo nero, rosso, con la mafia, con la P2 o con qualsiasi altra cosa! Come cittadino e come scrittore posso anche subire una simile accusa, ma come deputato non l’accetto. Non si converge assolutamente con il terrorismo quando si agita il problema della tortura. Questo problema è stato rovesciato sulla carta stampata: noi doverosamente lo abbiamo recepito qui dentro, lo agitiamo e lo agiteremo ancora!».

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