lunedì, ottobre 15

Segreteria PD, dopo Minniti in corsa anche Nazzari Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 86

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Per la Segreteria del PD (‘Primarie’ a inizio anno, il 2019 meglio precisarlo che non si sa mai) sembra proprio stia per scendere in campo Marco Minniti. Il quale «sta riflettendo» se candidarsi alla guida del Partito. Per i tanti, troppi, topolini in ascolto o meglio in lettura che abbiano dubbi, trattasi proprio del Partito Democratico e non del Partito Nazionale Fascista, non essendo purtroppo quest’ultimo stato ancora ufficialmente rifondato, a causa anche di quello sgradevole intoppo che si chiama ‘Disposizioni transitorie e finali’ della Costituzione italiana: XII, Comma I° «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Alessandro De Angelis, giornalista e Vicedirettore del glorioso ‘Huffpost’ (già ‘Huffington Post’) è bravo e non banale. E dovendo, come peraltro noi, scaricare qualche migliaio di battute spazi inclusi, è costretto pure a girellare in Transatlantico occupandosi dell’ex Ministro dell’Interno pur avendo fatto ottimi studi. (De Angelis intendiamo, non Minniti). E raccogliere le parole di uno che di studi praticamente non ne ha fatti, né buoni né cattivi, e per questo specifico motivo è stato prima ‘Responsabile cultura’ del PD e poi una serie di altri prestigiosi, si fa per dire, incarichi. «In un angolo del Transatlantico, attorno a Matteo Orfini si forma un capannello di parlamentari della sua corrente. L’argomento è il Congresso del PD: “È evidente che se, come pare, si candida Minniti, anche noi mettiamo un nostro candidato. A quel punto nessuno raggiunge il 50 per cento e il segretario lo elegge l’assemblea…». L’idea di Matteo Renzi, vero o presunto sponsor di Minniti, sarebbe inoltre quella di un ticket con una donna. Non Maria Elena Boschi (ma non è detto, il formidabile consulente Tafazzi spinge in questa direzione) ma comunque qualcuna di provata fede renziana. Oltre a Minniti risultano comunque in corsa al momento Nicola Zingaretti, Matteo Richetti, Francesco Boccia, Dario Corallo. Forse anche Cesare Damiano e lo stesso Orfini, senza escludere l’attuale ‘autoreggente’ del PD, Maurizio Martina. E perché no Roberto Giachetti e certamente, se non altro come foglia di fico, una spruzzata di donne precettate all’ultimo momento per non farsi dare troppo dei maschilisti: per ora sono renitenti, anche perché come categoria sono in genere meno fesse dei maschi. E chissà chi altro, basta sbizzarrire la fantasia.

A questo punto per comprendere sino in fondo la questione e dare attendibili indicazioni, occorre riandare ad uno dei più grandi politologi pragmatici italiani viventi, Corrado Guzzanti. Che anni fa, correvano o forse zoppicavano il 2000 e il 2001, indagava sulla scelta del candidato Premier dell’allora Ulivo. Poi toccò al volenteroso e sventurato Francesco Rutelli, lasciato solo da «quei quattro cornutacci» della sua coalizione che lo mandarono allo sbaraglio per le elezioni del 13 maggio 2001 contro il ritornante e infine trionfante Silvio Berlusconi. Perché a loro veniva da ridere, agli altri da piangere, specie in chi riponeva in loro speranze. Guzzanti nelle pseudovesti di Valter Veltroni allora segretario dei DS, passava in rassegna tutti i possibili candidati, da Raoul Bova a Paola e Chiara, e poi I Fichi d’India, Batistuta, Leonardo Di Caprio e una sfilza di personaggi dei cartoni animati. Il più credibile alla fine sembrava quasi essere l’attore Amedeo Nazzari, felicemente passato dall’epoca dei telefoni bianchi sino ad un suo glorioso dopoguerra ed agli inoltrati anni ’70. Benché già abbondantemente defunto. Sono passati un bel po’ di anni ma l’ipotesi Nazzari a fronte di questo branco di morti viventi che come tutti gli zombie sembrano soprattutto desiderosi di trascinare con sé i vivi veri, beh l’ipotesi Nazzari sembra quasi la più seria e dignitosa.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’