sabato, Maggio 15

Segnali di vita

0

La fase finale del 2014 ha portato alcune novità nella nostra vecchia palude. Novità che necessitano di riscontri in termini di risultati, di ricadute concrete sulla via italiana al rinnovamento e all’uscita del paese dall’interminabile tunnel post berlusconiano.

La prima è certamente l’approdo dello storico, contrastatissimo progetto governativo noto come Jobs Act al traguardo dell’approvazione parlamentare.

La seconda è un’evidente reazione da parte degli organi dello Stato alla disastrosa condizione di permanente connivenza tra politica e malavita organizzata nella gestione, a tutti i livelli, della cosa pubblica. Una situazione nota a tutti in termini generali, ma emersa e sbattuta in faccia come un diretto al mento della popolazione dall’inchiesta “Mafia Capitale”, che ha brutalmente scoperchiato i sepolcri romani lasciando ben poco spazio alle giuste cautele garantiste. E anche la nomina di un personaggio come Tito Boeri alla guida dell’INPS, uno dei baracconi-simbolo dello sfascio italiano, rappresenta un segnale importante.

Last but not least, si è concretizzata la chiusura della vicenda Ilva, con la sorprendente quadratura di un cerchio che sembrava impossibile da affrontare senza conseguenze catastrofiche.

Tutte svolte di innegabile spessore, obiettivi raggiunti che hanno permesso a Matteo Renzi di esprimersi in termini trionfalistici. Naturalmente non tutti concordano sugli esiti positivi dei passi compiuti, soprattutto per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro. La posta in palio è altissima e i risultati sono attesi, a breve, medio e lungo termine, con tensione spasmodica dalla maggioranza della popolazione, estenuata da un crisi di occupazione senza precedenti. La palla è ora nelle mani del mondo imprenditoriale, teoricamente soddisfatto dall’esito del lungo braccio di ferro con il sindacato più intransigente, che ha dipinto la riforma come un cedimento intollerabile alle istanze del padronato. Starà a Confindustria dimostrare  che il nuovo regime dei contratti costituisca la chiave di volta per l’agognata ripresa, una riforma che consentirà vantaggi bilaterali e non solo profitti. Gli alibi sono caduti e investimenti, lavoro, assunzioni sono ora obiettivi obbligati per la credibilità di una classe, quella degli industriali, mai veramente convincente, in Italia.

La comparsa in scena, sia pure con una certa discrezione, di magistrati come Raffaele Cantone e Giuseppe Pignatone, e di un tecnico di prestigio come Tito Boeri, se, da un lato, sanciscono il fallimento con ignominia di una intera classe politica, costituiscono dall’altro un nuovo punto di riferimento per la collettività sul terreno di una lotta seria al cancro devastante della corruzione. Anche in questo caso la strada è lunga e tortuosa, ma il segnale ha una sua innegabile energia positiva. La guerra è però tutt’altro che vinta, sarà essenziale sostenere politicamente, con continuità e senza alcun compromesso, l’azione di questi pionieri della legalità. E di confermare il profumo d’inversione di tendenza all’inveterato strapotere dei boiardi di lungo corso che ha inquinato lo sviluppo italiano, affiancando loro nuove figure di identico spessore nei ruoli chiave dell’amministrazione pubblica.

La soluzione proposta da Renzi per la vicenda Ilva ha le caratteristiche di una scommessa quanto meno coraggiosa. La valenza percentuale del gigante siderurgico di Taranto nella produzione  globale lorda italiana è, com’è noto, decisiva per il sud e per la nazione intera. Come d’altronde il disastro ecologico causato, nel corso di decenni, dalla sua gestione delittuosa è ben oltre i livelli di tollerabilità per un paese civile. Il passaggio dell’impresa in mani pubbliche per un tempo limitato, necessario per una radicale e costosa riqualifica secondo standard ecologicamente corretti, e la sua successiva vendita ai privati che vorranno rilevarla rappresentano un piano ambizioso. Un progetto alla cui riuscita è legata una fetta notevole del futuro industriale italiano.

Come vedete non mancano, stavolta più che mai, i motivi per scambiarsi gli auguri per un felice e proficuo anno nuovo.

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->