lunedì, Giugno 21

“Secondary ticketing? Ci guadagna troppa gente”

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C’è chi lo chiama secondary ticketing, chi lo definisce bagarinaggio online, fatto che sta che si tratta di una triste pagina per la musica e di uno scandalo che potrebbe portare (e sta portando) in Tribunale una lunga lista di indagati. Il fatto in breve: i recenti casi limite del concerto di Bruce Springsteen e quello dei Coldplay hanno messo alla luce l’esistenza di un ricco mercato secondario in cui venivano immessi migliaia di biglietti acquistati a prezzo “legale” poco dopo la messa in vendita sul sito TicketOne, canale ufficiale per l’online, e poi rivenduti a prezzi esorbitanti sui siti di secondary ticketing. Un sistema portato in prima pagina dal servizio del programma televisivo di Italia Uno Le Iene, in cui una fonte anonima forniva informazioni compromettenti sulla società di promozione eventi Live Nation Italia, accusandola di vendere direttamente un grosso numero di biglietti ai siti di bagarinaggio online. Accuse tra l’altro confermate alla “iena” Matteo Viviani da Roberto De Luca, amministratore di Live Nation Italia. La procura di Milano ha avviato delle indagini sulla questione e sui presunti responsabili. L’ipotesi di reato sarebbe associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Si tratta di una questione aperta e piena di buchi neri di cui l’unica certezza è che ad essere emersa finora è solo la punta dell’iceberg.

Nel tentativo di fare chiarezza sulla vicenda abbiamo intervistato Pietro Fuccio, fondatore di DNA concerti, agenzia di promozione musicale attiva in Italia ed Europa dal 1998, particolarmente interessata alla musica internazionale estranea ai circuiti più commerciali e promoter italiana di artisti quali The XX, Moderat, Björk e Calcutta.

Qual è esattamente il ruolo dei promoter di concerti? Cosa vi compete all’interno dell’organizzazione di un live?

Dipende da cosa stiamo parlando: artisti stranieri o italiani, di date singole o intere tourneè …comunque tutto: dallo scegliere la città e la venue più adatta all’artista al numero di date da proporre in Italia, fare l’offerta giusta, scegliere il prezzo del biglietto o dei biglietti, improntare la produzione, promuovere la data.

Non le chiederò se il secondary ticketing esiste o meno né tantomeno come funziona perchè la risposta sembrano ormai conoscerla tutti. Le chiedo ingenuamente perché tutti sanno e nessuno fa nulla?

Succede mica solo col secondary ticketing? La materia è complessa, i metodi per renderlo apparentemente legale sono ben studiati e, non da ultimo, troppa gente ci guadagna.

Mi sorprende negativamente pensare che l’illegalità del secondary ticketing non sta nel rivendere a prezzi gonfiati i biglietti attraverso canali secondari ma nel non rispettare l’esclusività che le promoter hanno per contratto con TicketOne. Le faccio quindi due domande: può spiegare meglio qual è il rapporto con TicketOne? Dopo il recente polverone il Ministro Franceschini ha proposto un emendamento alla Camera per contrastare il fenomeno: un po’ tardi, non crede?

A me non sembra comunque una delle priorità del paese e la ritengo in ogni caso una decisione presa sull’onda del fenomeno. Comunque: TicketOne ha un’esclusiva, peraltro limitata ad alcuni canali di vendita e nel tempo, con alcuni operatori; non ovviamente con tutto il settore concerti, come credo abbia mal interpretato gran parte del pubblico. Per me sono piani distinti e separati: io posso anche avere un’esclusiva con TicketOne e non rispettarla, ma non è che si fa una legge per impedirmelo: dov’è il profilo di reato? È questione fra privati, ci sarà una causa e la parte in difetto verrà distrutta. È certamente cosa diversa la questione della potenziale truffa a danno del consumatore, per non parlare del danno all’erario e al diritto d’autore, che è questione di rilevanza della collettività.

L’industria culturale e musicale non sta vivendo un gran periodo, i dischi non si vendono più, l’analogico perde nei confronti del digitale, la meritocrazia è quasi un essere mitologico. L’unica cosa che affascina ancora il consumatore è il live. Perché sporcare anche questo? Sbaglio o sparare sul mercato e l’industria del live non gioverebbe a nessuno? Senza pubblico non c’è musica, d’altronde. 

Nella maggior parte dei settori la maggior parte degli operatori non pensa a lungo termine, si affretta a spolpare quel che c’è e adesso, nella musica, è il live. 

Un De Luca che ammette candidamente l’esistenza del bagarinaggio online e una scia di artisti che si dichiarano “assolutamente sconcertati” dalla questione mi lascia un po’ perplessa sinceramente.

Anche a me.

Nella sua esperienza le è stato mai chiesto da parte di un artista di favorire questa pratica? Se non direttamente, pensa sia vero che alcuni artisti lo richiedano esplicitamente?

A me no, ma non ho dubbi che molti “artisti” abbiano pensato bene di cavalcare e sfruttare il fenomeno, come De Luca ammette di aver fatto. Le virgolette sono perché nella maggior parte dei casi gli artisti non hanno la minima idea di cosa gli succeda attorno a livello economico e da dove vengano i soldi che guadagnano; parlo quindi dei loro rappresentanti: agenti, manager.

 Cosa ne pensa del presunto coinvolgimento della Warner Music Group Italy? In generale pensa che le etichette discografiche siano complici (più o meno) silenti del sistema?

Un’etichetta discografica che entra nel settore del live non si comporterà diversamente dagli altri operatori.

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