sabato, Ottobre 23

Seconda spedizione nel Rub al-Khali

0
1 2 3


Qual era la vostra dieta tipo durante il viaggio?

Mangiavamo molto leggero per evitare di trasportare troppo peso, comunque per colazione muesli e latte, per pranzo noccioline, datteri e acqua, per cena ci regalavamo 5 diversi menù tra cui pasta, riso e spaghetti. Senza contare che quando arrivavamo in piccoli villaggi erano in molti coloro che venivano a portarci cibo e acqua. Una volta 27 capre e 9 dromedari sono stati uccisi in nostro onore. Non abbiamo mai avuto problemi di cibo, come è stato invece per Thomas.

foto di John C. Smith: il team della seconda spedizione nel Rub al-Khali incontra gli autoctoni

foto di John C. Smith: il team della seconda spedizione nel Rub al-Khali incontra gli autoctoni

 

Prima di partire ha dichiarato in un’intervista: «la spedizione sarà una grossa opportunità per incontrare persone affascinanti». Ora, che ha ultimato quest’esperienza, ci può raccontare qualcosa su chi avete incrociato?

Certamente, sono state molte le persone che abbiamo incontrato e con cui abbiamo avuto la fortuna di condividere quest’incredibile impresa. Una in particolare mi ha davvero colpito in Arabia Saudita, ossia lo Sceicco Mubarak Saleh Muhammed Saleh bin Kalut, il pro-pronipote dello spedizioniere omanita che ha partecipato alla prima spedizione, nel lontano 1930, lo Sceicco Saleh bin Kalut. Si è unito alla spedizione dal momento del nostro incontro in Arabia Saudita, indossando lo stesso Khanjar (pugnale) che il trisnonno indossò 85 anni fa e munito anche dello stesso fucile. Molte persone dai villaggi ci hanno ospitato, rifoccillato, dissetato e affascinato con le loro storie. Grazie a Mohammed Al Zadjali abbiamo sempre avuto traduzioni in tempo reale dall’’arabo all’inglese e viceversa, facilitando così tutte le comunicazioni con i locali.

 

Le mancheranno le notti sotto il firmamento e la pace del deserto?

Moltissimo. Abbiamo sempre dormito sotto un cielo stellato! Incredibile come possano esistere paesaggi così meravigliosi, la natura è davvero unica e ci ha regalato emozioni indescrivibili per tutta la durata del viaggio. Fortunatamente due fotografi molto in gamba e appasionati del progetto hanno immortalato la spedizione per tutta la sua durata e sono Sim Davis e John C. Smith, che ringrazio davvero tanto.

foto di John C.Smith: il deserto di Rub al-Khali

foto di John C.Smith: il deserto di Rub al-Khali

 

Ora, tirando le somme. Cosa avete scoperto di nuovo?

Abbiamo constatato che molti animali sono scomparsi, anche perché vittime della caccia sconsiderata. Abbiamo peraltro scoperto, 10 giorni dopo la partenza, delle iscrizioni su roccia nella regione del Dhofar, attualmente in Francia per essere studiate e individuarne l’epoca di provenienza. Non sono in arabo, ma forse hanno un collegamento con le iscrizioni in sudarabico antico rinvenute sempre nella stessa zona, a Sumhuram.

 

Come mai ha deciso di fermarsi in Oman?

Ho vissuto in Bahrein ed in Arabia Saudita per 10 anni. Da sempre amante della cultura araba, 15 anni fa sono venuto in Oman in vacanza. Sono rimasto affascinato da valori, quali l’accoglienza e il rispetto da parte degli autoctoni. Sono 12 anni che vivo qui oramai ed è casa mia. Per non parlare del suo leader: Sua Maestà Qaboos bin Said, portatore di pace. Non interferisce negli affari degli altri Paesi ed è di una tolleranza estrema, per non parlare di tutto ciò che ha insegnato al suo Paese, rinnovandolo e facendolo diventare il Paese incredibile e sicuro di oggi.

 

Ha in programma altri viaggi?

Al momento abbiamo ancora molto lavoro da fare per questa spedizione e non ci rimane molto tempo per programmare altro… ma tra un anno, forse, chissà. Entro l’anno sarà pronto anche un documentario che racconterà il nostro viaggio.

 

Un ultima domanda, mi piace quel che ha detto prima di partire in un’intervista: «innanzitutto spero di vedere sul volto dei miei compagni di viaggio quell’espressione di soddisfazione che ho avuto la fortuna di provare nelle mie esperienze precedenti». È davvero un bel pensiero. Ma quali sono state le sue sensazioni durante il viaggio e quali ora?

Beh! Soddisfazione. Le emozioni cambiano continuamente. All’inizio ancora non ci credevo, non realizzavo cosa stavo facendo. Poi dopo circa 20.000 chilometri ho iniziato a pormi delle domande, a riflettere. Bisogna sempre essere positivi e non farsi mai prendere dalla negatività. Oggi sono travolto da interviste, conferenze stampa, viaggi e impegni vari: ne sono felice.

 

 

Si può concludere con la frase pronunciata da Sayyid Badr bin Hamad Albusaidi, Segretario Generale del Ministero degli Esteri in Oman, in occasione della conferenza stampa dello scorso 1st novembre «il messaggio più forte che arriva da questo progetto è che le qualità umane del lavoro di squadra, della lealtà, della perseveranza, del coraggio e dell’ospitalità e della fratellanza sono senza tempo».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->