giovedì, Aprile 22

Sebben che sono donne, o proprio per questo L’episodio dell’Enciclopedia Treccani corrisponde in pieno alla realtà del dominio maschile e del suo linguaggio di esclusione. Certo, non alla realtà come dovrebbe essere

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Ogni sesso ha la propria anatomia ed autonomia. Quanti sono i generi e quanti sessi si danno? Dove, nelle culture delle società o in natura? Per la biologia e fisiologia umana siamo a due, vagina e pene. Ma poi quante varianti culturali, antropologiche, mentali, psicologiche, sociali, quante pratiche appunto ‘contro natura’ esprimono gli umani portatori/trici di pulsioni esito di elaborazioni mentali, orientamenti, scelte, decisioni di viversi come si vuole? Dietro questo complesso, difficile, negato, perseguito territorio sessuale dell’umano muove uno dei temi più importanti, anzi al netto delle altre vicende della storia umana, ‘LA’ questione, ‘IL’ tema, ‘L’EMERGENZA’ cui tutti gli altri temi per quanto rilevanti scolorano nelle retrovie. Dal denaro, al potere, alla politica, alla filosofia...

La questione è quella dell’esistenza, del ruolo, dell’espressione che la donna assume nelle formazioni storico-sociali. E di ciò che la donna, unico triste non cercato primato, è costretta da sempre a subire in quanto donna, molestata, circuìta, abusata, violata, penetrata da maschi contro la propria volontà. Offesa, sminuita, zittita, ‘messa a posto’, nel panorama sociale familiare per non dire nei ruoli pubblici, dove le donne cercano spazi con sforzi oltre l’umano, sconosciuti ai maschi. Poi, certo, anche le donne usano il loro potere per circuire o sottomettere uomini, ma quante sono? Con ciò sgombriamo subito il campo (di battaglia) da un equivoco secondo cui le donne sono sante e gli uomini famelici lupi pronti a sbranarle. E qui profluvi di dibattiti, sovente ipocriti. Un uomo può essere e comportarsi come uno stronzo, una donna può essere e comportarsi come una stronza. Punto.

Non è l’appartenenza al genere che assolve l’uno o l’altro, per cui la donna non è una santa ma un essere umano, come l’uomo. Sono le persone ad essere ciò che sono, pensano, dicono, a risultare seri o meno. Ad offrire il vero volto o a fingere con meccanismi raffinati, per cui l’unica è fidarsi, assumendosi l’onere di accorciare la divaricazione tra ciò che si afferma e ciò che si fa concretamente. Perché ne scrivo, che cosa cerco di dichiarare, di chiarire, di dire? Poi, come posso io maschio dire capire comprendere ciò che è della dimensione psicologica, interiore, esistenziale, culturale, sociale della donna? Ne parlo perché nella personale traiettoria scientifica di ricercatore mi sono occupato molto del tema che pone al centro la donna vittima di molestie e violenze sessuali con seminari e convegni oltre con le prime ricerche realizzate anni fa in diverse città italiane con l’Unione Europea, il Ministero Pari Opportunità ed i Comuni. Ciò che mi ha portato, oltre il ruolo scientifico, ad interrogarmi sul mio essere e comportarmi di maschio chiamato in causa come parte di un genere responsabile di costanti e ripetute violenze. Con il limite del genere maschile nel cercare di capire che cosa possa significare la dimensione sconvolgente di una violenza nell’equilibrio mentale e psicologico di una donna, cercando al di là di numeri statistiche e diagrammiche cosa di tutto ciò si rifranga come un mare in tempesta sulle rive della mia dimensione maschile. Anche perché per alcuni casi fortuiti mi sono trovato ad essere depositario, forse per fiducia, di segreti su violenze subìte da donne frequentateUn percorso non esente da difficoltà che non mi è accaduto con la stessa violenza d’urto per tante altre tematiche inerenti il mio orizzonte di sociologooperai, migranti, giovani.

Ne scrivo ora per i motivi detti ed alla luce della recente diatriba tra alcune donne che frequentano la scena pubblica e la prestigiosa Enciclopedia Treccani riguardo alla richiesta di cambiamento del lemma donna e soprattutto della definizione e dei sinonimi che vengono accostati a quel genere. Il fatto è di questi giorni. L’Enciclopedia Treccani online tra i sinonimi di donna usa termini comebuona donna’, varianti come ‘puttana’ ‘cagna’, ‘zoccola’ ‘bagascia, fino ad espressioni come ‘serva’. Lo ha scritto una manager italiana, Maria Beatrice Giovanardi che già l’anno scorso con una petizione e molte firme aveva convinto con successo il prestigioso vocabolario Oxford Dictionary ad eliminare riferimenti sessisti alla parola woman. Alla sua petizione italiana si sono associate molte donne (sarebbe interessante capire se vi sono uomini) come Laura Boldrini, già fatta oggetto di migliaia di volgarità dai ceffi leghisti, la scrittrice Michela Murgia, d’intelligenza raffinata, Imma Battaglia e tante altre che hanno chiesto una revisione alla Treccani.

Mentre al maschio in realtà c’è poco da aggiungere, per ‘persona rozza e maleducata: comportarsi come un u. delle caverne= si arriva al massimo a ‘barbaro, cafone, incivile, maleducato, primitivo, selvaggio, e proprio per estremizzare un troglodita e zotico’. Per il resto è un profluvio di attestazioni le cui espressioni sono ‘uomo d’affari, u. di chiesa, u. di lettere, u. di fatica, u. di legge, u. di scienza, u. di stato, u. d’onore, u. goal, u. di paglia, u. di scienza, ecc. ecc.’ Ora provate a sostituire a questo elenco la parola donna e verificherete quanto suoni già in modo bizzarro. Donna d’onore, donna d’affari, donna di chiesa non ne parliamo neanche, almeno tra i cattolici, donna di scienza, beh Madame Curie con due Nobel, Rita Levi Montalcini di cui non voglio dimenticare lo squadrismo, la misoginia, la volgarità, la maleducazione, l’offesa nei confronti di una Donna grande scienziata nel non volerle cedere un posto in Senato, Lei ultra novantenne, da parte della teppaglia squadristica violenta offensiva di destra nel linguaggio e nei fatti, meloniana o salviniana. Chiusa doverosa parentesi.

Le donne sono sottomesse e minacciate ogni giorno, passato l’8 marzo, festa internazionale della donna, una sorta di ‘libera uscita’, così la vedo da maschio, in cui si concede alle donne di ‘sfogarsi’ un giorno e poi non rompete le balle ed a casa tra figli, fornelli, cura del maschietto stanco, a lavar piatti e cucinare. Soprattutto in Italia con esempi maschili arretrati anche in questo, così che degli ultimi 410 mila posti persi a novembre per effetto della pandemia tra l’80 ed il 90% sono di donne licenziate. Nel sistema bancario, altro luogo retrogrado, solo una donna su 5 è un quadro direttivo, per non dire di 1 su 6 dirigente. Non parliamo della politica, dove nel Pd! non si è trovata una donna intelligente bella ed inclusiva cui far fare il ministro! Però poi dicono ministra, che fa fighetto di pseudo sinistra! Bellezza ed intelligenza è una provocazione, perché ad un Toninelli non si chiede nulla, Giggino Di Maio, Buonafede, e tanti altri… basta che siano maschi

Tutte queste sono forme di violenza a cui molti rispondono si va bene ma io che c’entro con le violenze, fisiche e psicologiche? Riprodotte anche da linguaggio e comportamenti allusivi. A tal proposito varicordata una bruttura che questo disastrato Paese ha dovuto subire riguardo alle fruscianti vesti di tante giovani ragazze riflesso di un più generale indice di arretratezza e sottomissione ‘volontaria’ al potere maschile, rappresentato dalla volgare figura dell’individuo di Arcore con le sue oscenità, battute a doppio senso, rivolte a donne, barzellette oscene (un sodale simile, Donald il fascista si gloriava di prendere le donne per i loro genitali, antropologie maschilistoidi…). Anche così nonno arcorensis ‘faceva politica’, in un’apprezzata estetica dell’osceno. Una delle ultime fu nei confronti della deceduta Presidente della Regione Calabria apostrofata in pubblico che Lei “in 26 anni non gliela ha mai data”! Accettando la defunta passivamente e tutti gli altri con allusioni un commento così volgare, come l’individuo che l’aveva pronunciato. Come se fosse normale. Come se fosse… ma che non è.

Per cui tanti, tantissimi squallidi si sono ringalluzziti nel riprodurre quelle oscenità vomitevolmente profuse. Basta aver seguìto le vicende processuali delle cosiddette ‘Olgettine’ e leggere le telefonate trascritte in cui giovani non proprio convinte di doversi buttare addosso a Lui venivano ‘cazziate’ dalle madri che vedevano sfumare lauti guadagni e magaricarriere con cui ‘sistemare’ la famiglia, nelle tante trasmissioni di seminude prodotte da una piattaforma televisiva commerciale che ha dato un suo valido contributo nell’abbassare la già claudicante qualità di questo paese. Da quanto detto si giunge, senza una linearità ma pur sempre con ottime premesse…, al peggio possibile: la negazione dell’Altra persona poiché con la violenza il responsabile nega in una distorta scelta mente e corpo femminile nell’atto dell’appropriazione nel mentre vuole dominare contro la sua volontà la mente della donna.

Insomma, l’affermazione di un potere maschile che per violenza ha soppresso solo dal 2012 ad oggi in una sorta di ‘Spoon River’ delle donne ben 984 tra mogli, figlie, fidanzate, tante ex che hanno avuto l’ardire di ‘sfidare’ il maschio. Circa 100 donne morte all’anno, non più emergenza ma dato strutturale, una donna ogni 3 giorni e poco più! Questa è la vera e seria importante tematica: non già una generica condizione femminile ma il problema della donna violentata, dalle ricerche condotte per oltre 3 uomini su 4 parenti, genitori, fratelli, mariti. Non estranei o migranti… E qui va fatto cenno all’indegnità sugli aiuti anti violenza ai vari centri, associazioni che accolgono e proteggono donne violate, picchiate, minacciate, che ricevono elemosine da uno Stato inqualificabile distratto ed indifferente, con piani antiviolenza finanziati annuali invece di stabilire aiuti costanti, al netto di tutte le ruberie miliardarie che lo Stato stesso agevola, in modi vari e sovente da maschi. Indecente, me ne vergogno innanzi tutto come cittadino.

In conclusione, la Treccani, pur mostrando interesse per la vicenda, afferma non a torto che un dizionario registra l’evolversi (qui l’involuzione storica) di una lingua nel suo utilizzo specificando il suo livello spregiativo o volgare. Senza dimenticare ‘il marchio misogino che, attraverso la lingua, una cultura plurisecolare maschilista, penetrata nel senso comune, ha impresso sulla concezione della donna’ (mia sottolineatura). La Giovanardi decide comunque di proseguire la sua battaglia perché, afferma, “la voce rimane non corrispondente alla realtà…”, non sono d’accordo, purtroppo corrisponde in pieno alla realtà del dominio maschile e del suo linguaggio di esclusione. Certo, non alla realtà come dovrebbe essere. Risponde Treccani che se ‘donna da marciapiede’ (ma oggi tanti uomini si prostituiscono) compare per prima ma non ‘donna manager’ è perché ‘questa non è un’espressione che può entrare nella voce sinonimi’. Questo il problema.

La prima è ormai acquisita nel gergo, la seconda inusuale. Siamo realistici, purtroppo, non è che se la Treccani elimina le parole spregiative verso le donne, accade il miracolo per cui i maschi cominciano a rispettare le donne. Il problema è come quello delle statue ‘razziste’ in America o altrove e gli interrogativi sulla ‘cancel culture’ così progressista e politicamente corretta. Nei Paesi protestanti dove alcune regole si applicano, ché in quelli cattolici valgono le eccezioni alle regole e con una bella confessione si risolve tutto… perciò preferisco sovente i primi… anche se pure lì ricchi e potenti la fanno comunque franca. Non è che se cancelli qualcosa allora la cosa non c’è più. Devi al contrario prenderla e combatterla e qui la fatica è immane. Dal rispetto dei ruoli in famiglia, alla scuola che promuove le differenze e le accoglie, alla società ed al mondo del lavoro dove le donne sono pagate molto meno a parità di lavoro, al lavoro giuridico, politico, psicologico e sociale sui ruoli di genere, insomma è l’intera organizzazione sociale della società che va cambiata, insediatasi sul potere del maschile che si esprime nella polis, il luogo della parola pubblica, mentre la donna viene reclusa nell’oikos o economia domestica ed al massimo conversa con le amiche, alla fine potente strumento di identificazione comune. Ad oggi nessuno è in grado di solo pensare come potrebbe essere un mondo di parità tra i generi. Questa la ‘rivoluzione della/nella storia umana.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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