martedì, Settembre 28

Sebben che sia Concordia …

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I tempi (o Tempora, o Mores!) sembrano congiurare sulla percezione popolare anche delle semplici parole.

Prendete il vocabolo ‘Concordia’. Quando studiavo al Liceo -un’era geologica fa- la sua accezione più comune era quella che, nei fatti, mancava in classe mia, dove c’erano alleanze variabili, specie nella colonia femminile, a seconda delle circostanze. Naturalmente, avendo io l’animo della solista, sperimentavo solo ogni tanto tale ‘stato di grazia’, mentre, talvolta, assumevo atteggiamenti autoemarginanti, preferendo essere semplice spettatrice di certe dinamiche nei rapporti che nulla avevano da invidiare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Altre volte mi facevo cogliere dallo sghiribizzo della bastian contraria, che è stato in varie occasioni il boomerang della mia vita (ma del quale non mi sono mai pentita, essendo geneticamente allergica alle ipocrisie sociali dominanti). Dunque, il sostantivo ‘Concordia’ nelle mie trame esistenziali è sempre stato sullo sfondo. Se, poi si esplora il web, usando la parola-chiave ‘concordia’ e specificando che se ne cerca il significato si scopre che la Rete la classifica come nome proprio di persona al femminile e già qui si resta interdetti: io, una donna chiamata Concordia, col giorno onomastico il 13 agosto, non l’ho mai conosciuta. Mentre, invece, ne ho incontrate tante che potrebbero essere ribattezzate senza ombra di dubbio, ‘Attaccabrighe’, talvolta me compresa, quando mi prende il trip.
Continuando la ricerca, ne scopro il radicamento fra i nomi gentilizi dell’antica Roma, ‘Concordius’ e ‘Concordia’ nello stesso significato di oggi: armonia, unione, pace. Concordia, insomma!
Anzi, la dea Concordia, nel Pantheon romano aveva un ruolo precipuo di divinità della Pace. In casa di guerrafondai per antonomasia aveva praticamente la stessa validità di un annuncio di Matteo Renzi: un flatus vocis, che è chic e non impegna. Anzi, i nostri progenitori ‘bellomaniaci’ avevano persino congegnato una costruzione etimologica ‘invitante’: cum + cor – cordis, ovvero cuori insieme, per esaltare la positività del vocabolo.
Per completare il red carpet della saccenteria, ricordo che il tempio della Concordia che ho visto da vicino si trova nella Valle dei Templi di Agrigento (quello che vedete nell’immagine) e che l’ultima Gran Sacerdotessa della Vestali si chiamò Giulia Concordia, colei che, nel 394 d.C., allorché furono proibite le religioni politeiste dei mos maiorum (quelle dei padri) a causa dell’avvento del Cristianesimo, simbolicamente distrusse il tempio, quello adibito ad un culto che veniva ricordato radicato a Roma da più di un millennio. Non dimentichiamoci, poi, che la fedifraga eretica Rea Silvia, madre dei Gemelli fondatori era appunto una Vergine (sic!) Vestale e lo fu anche Tarpeia, sì, proprio la traditrice dell’omonima Rupe.

Dopo tutta questa pappardella da juke box delle notiziole storiche, arrivo all’evoluzione moderna -anzi, attualissima- del nome Concordia,.

Se si ricerca sul web questa parola sic et simpliciter, senza aggettivi, salta agli occhi innanzitutto la tragica vicenda della Costa Concordia, su cui mi pare sia stato detto tutto e il contrario di tutto. Anzi, mi pare di aver occhieggiato su FB che sarebbe emerso -mai termine fu così congruo- che sulla nave da crociera si trovasse celato un grande carico di cocaina. Messa da chi? Diretta dove? Il resto alla prossima puntata…

Da quattro giorni a questa parte, poi, la parola ‘Concordia’ è direttamente riconducibile all’emersione di fatti di corruzione e risucchio di denaro pubblico verso soggetti privati che funestano questa Povera Italia. La vicenda è nota e già riportata dal nostro giornale, anche se, come spesso avviene si ha l’impressione di essere solo alla punta dell’iceberg di uno di quegli episodi di predoneria che ormai non conosce colore politico, essendo un fenomeno quasi di routine. Si ipotizza l’esistenza di una trama di corruttela che investe il Pd, in cui è stato tirato per i baffi anche Massimo D’Alema, il cui ‘Mario Chiesa’ della situazione sarebbe il Sindaco di Ischia, Giuseppe (Giosi) Ferrandino (vado sul sito comunale e mi colpiscono beffardamente dei link sulla ‘trasparenza’), quasi incarnazione del Partito della Nazione vagheggiato nel Patto del Nazareno: costui è infatti simbiosi fra un’origine forzitaliota ed un approdo al Pd di Matteo Renzi.
Naturalmente, Baffino, da bravo padre nobile, respinge ogni insinuazione e ombra sulle sue attività imprenditoriali; nel bouquet di contributi della suddetta cooperativa di metanizzazione elargente prebende, c’è persino uno stock di libri dell’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, acquisto autopunitivo che mi pare proprio una pena peggiore di quella che potrebbe comminare al reo qualsiasi giudice. Naturalmente, la ‘cosa’ (mi perdoni Achille Occhetto per lo scippo alla sua creatività) terrà banco finché all’orizzonte spunterà un’altra ruberia o notizia distraente. Ad esempio, già è partita la ‘Desert Storm’ sulla nomina di Graziano Delrio a Ministro delle Infrastrutture.

Ci penserei bene, prima di considerarlo una ‘mano santa’: se Maurizio Lupi è incorso nell’infortunio che lo ha spinto a dimettersi per questioni di paternità, Delrio è universalmente noto per avere famiglia numerosa: ben 9 figli (però, ha avuto l’intelligenza di sposare una donna di nome Annamaria e questo mi piace proprio).
Il primogenito Emanuele dovrebbe aver superato la trentina (se è vero che il padre si è sposato 22enne ed è classe 1960) e aver studiato fotografia allo IED.
Non vorrei ritrovarmi di fronte ad un’iniziativa kolossal di fotografia di tutte le opere pubbliche italiane, alla faccia della spending review. Non voglio fare i processi alle intenzioni, ma premunirci, sì. Se così fosse, io vi avevo avvertiti!

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