giovedì, Dicembre 2

Se vince il Partito del Non Voto

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Stanno mettendocela tutta per non farci annoiare in vista delle Regionali del prossimo 31 Maggio. L’ottantasettenne Ciriaco De Mita, da un anno Sindaco di Nusco, in Campania cambia campo nella notte prima della presentazione delle Liste, tra Venerdì 1 e Sabato 2 Maggio, rimbalzando nel campo del centrosinistra con la sua Udc (nel senso che lì quel che decide lui è legge). Appoggia il candidato Presidente Vincenzo De Luca, esponente del Partito Democratico, già ultraventennale Sindaco di Salerno dal Maggio 1993 a questo Febbraio (con sporadiche interruzioni). E’ gravato da qualche problemino di eleggibilità causa Legge Severino, ma cosa volete che sia. Lotta fratricida in Veneto a casa della Lega, tra Flavio Tosi e Luca Zaia, con il Sindaco di Verona che aspira ad essere il fulcro di una possibile nuova riconfigurazione del centrodestra in chiave non salviniana. In Liguria la candidata ufficiale del PD, Raffaella Paita, è contrastata anche dalla consistente candidatura dell’ex compagno di partito Luca Pastorino, dopo il confuso esito delle Primarie e la sconfitta di Sergio Cofferati. In questa allegra compagnia primeggia il fantastico Governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, che dopo aver guidato la Regione per due mandati, e dieci anni, alla guida del centrosinistra, si ripropone alla testa di un’alleanza con le truppe di Forza Italia. Alé.

E poi lo scontro all’ultimo sangue, in Puglia, tra Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi, per interposti candidati Presidente, Domenico Schittulli ed Adriana Poli Bortone, e liste in proprio, ‘Oltre con Fitto’ che contende a quella storica del rivale la primazia. Roba seria, almeno in vista della successione al Fondatore, che preferisce evirarsi pur di non dare soddisfazione agli autonomisti interni, di cui pure è costretto a sposare la linea antirenziana. Almeno oggi, domani si vedrà. Comunque, e ovunque, da Nord a Sud, da Est ad Ovest, riciclati ed indagati di tutti i generi e di tutti i tipi, saltati felici da una lista all’altra, da uno schieramento all’altro. Compreso, nel Barnum campano, il simpatico Carlo Aveta, già Consigliere Regionale, che subito dopo essere uscito da La Destra di Francesco Storace si è accasato con il solito De Luca. Avrà poca memoria a breve, ma non ha perso quella a lungo termine, dato che memore degli annuali viaggi a Predappio nove mesi fa ha battezzato il figliolo Angelo Benito.

Tutto questo mentre il Movimento Cinque Stelle ha ripreso una crescita di consensi di cui non si può al momento prevedere il punto di arrivo. E che, a liste appena presentate e con ancora davanti praticamente tutte e quattro le settimane di campagna elettorale, potrebbe anche portarli alla guida di almeno una Regione. Impresa difficile ma non del tutto impossibile visto quanto accaduto alle Elezioni Politiche del 2013 ed a quelle Europee del 2014. Anche perché si sta vedendo quanto la continua, massiccia presenza televisiva riesca a farli sfondare nell’apprezzamento anche tra gli ultracinquantenni, mentre, pur in una dimensione complessiva di poco più della metà dei consensi rispetto al PD di Matteo Renzi, i ragazzi di Beppe Grillo si segnalano ancor oggi come i preferiti tra i giovani. Le campagne elettorali, pur nella breve storia che li riguarda, sono sempre state momenti di moltiplicazione di voti. E partendo già ora da un complessivo venti per cento nazionale (abbondante), con il voto in alcune Regioni in cui sono storicamente forti, con il moltiplicarsi delle divisioni ormai sancite a destra, sinistra e nella Lega, con la Marcia Perugia-Assisi per il Reddito di Cittadinanza di Sabato 9 Maggio, con quant’altro saprà inventarsi il leader genovese, in evidente ottimo stato di forma psicofisico…

Bene, questa la situazione all’indomani, e poco più, della presentazione dei Candidati Presidente e delle Liste che li sostengono. Ma a questo ordinato riassunto della situazione va aggiunto un elemento,  cruciale e sinora generalmente sottovalutato. Meglio: ignorato di fatto. Un altro protagonista da considerare, e per tenerne conto occorre fare un passo indietro. A fine Novembre 2014, il 23, in seguito ai rispettivi scioglimenti anticipati, anticipatamente si era votato per le Elezioni Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Con un trionfatore: il Partito del Non Voto. Andarono alle urne, infatti, nella Regione del Nord solo il 37,71% (trentasette e settantuno per cento, ribadiamo, giusto per non lasciar campo ad equivoci), e ancora tra questi ci fu un altro cinque per cento di voti bianchi e nulli. La volta precedente, il 28 Marzo 2010, era andato a votare il 68,07%. In quella del Sud ci fu un più corposo (ma non di tanto) 44,08% (quarantaquattro e zerootto per cento), con, tra questi, un altro sei per cento abbondante di voti bianchi e nulli. Nel 2010 a votare era stato il 59,27%.

Certo, occorre tenere presente anche la scarsa incertezza sull’esito del voto, che portò all’elezione in Emilia-Romagna di Stefano Bonaccini con il 49,05%, mentre in Calabria, contemporaneamente, veniva eletto Gerardo Mario Oliverio, con il 61,41%. Entrambi del PD, che tra l’altro nell’occasione strappò quest’ultima Regione al centrodestra. E bisogna pure considerare  il momento di non acuta disputa politica nazionale ed altri fattori locali. Ma quel dato, anche se difficilmente potrà riproporsi in analoghe dimensioni, segnalava una cocente disaffezione, per ovviare alla quale ben poco è stato fatto. E che probabilmente ora si è ampliata, per quanto riguarda il PD anche per lo scontro all’ultimo sangue che il Presidente del Consiglio ha voluto imporre in primo luogo ai suoi sulla Legge Elettorale.

La fortissima astensione anche nel prossimo voto, è ora segnalata concordemente tutti gli Istituti di Sondaggio. Poi al momento del voto effettivo è stata quasi sempre in buona parte riassorbita: in quell’ultima volutamente negletta volta di appena sei mesi fa che abbiamo appena ricordato, non è andata così, la disaffezione è stata confermata sino alle estreme conseguenze. Se si ripetesse ora potrebbe in primo luogo ridefinire in maniera completamente diversa gli esiti di queste Regionali rispetto alla previsioni odierne. E, ancor più, evidenziare un dato politico dalle conseguenze imponenti, a questo punto reiterato e riferito a gran parte della popolazione.

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