giovedì, Dicembre 2

Se ritornano le 'case chiuse' field_506ffb1d3dbe2

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LEGGE-MERLIN-CASE-CHIUSE-PROSTITUZIONE

Ieri l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge che punisce i clienti di chi esercita la prostituzione con multe fino a 1.500 euro e li obbliga a un corso sulla realtà dello sfruttamento di chi svolge il mestiere, norme che entreranno in vigore se a giugno anche il Senato transalpino approverà. L’iniziativa è del Partito socialista al governo, che ha adottato il modello svedese: punire i clienti e non chi si prostituisce, al quale sarà offerto un sostegno per cambiare vita.

Al di qua delle Alpi, invece, sempre all’inizio di dicembre, quattro gruppi della maggioranza in Consiglio regionale lombardo  – quelli di Forza Italia, Lega Nord, lista civica Maroni presidente e Fratelli d’Italia hanno depositato in Consiglio una proposta di segno diverso: un referendum nazionale per abrogare parzialmente la legge Merlin, che nel 1958 chiuse le case di tolleranza e introdusse il reato di sfruttamento della prostituzione. In base alla proposta, partita dalla Lega Nord, chi si prostituisce potrebbe farlo solo al chiuso e sottoposto a tassazione, allo scopo di sottrarre queste persone alla strada e ai criminali e raccogliere risorse per lo Stato. Affinché il referendum possa essere indetto, comunque, servirà il sostegno di almeno altri quattro Consigli regionali, come prevede l’articolo 75 della Costituzione.
Le stesse modifiche alla legge erano state oggetto, questa estate, di due altre proposte di matrice leghista. La prima era un’altra proposta di referendum, avanzata dal Sindaco leghista di Mogliano Veneto, Giovanni Azzolini. La seconda, che ricalca quella lombarda di oggi, è un disegno di legge che vede come primo firmatario il Senatore leghista Massimo Bitonci.

Nel referendum avanzato al Consiglio regionale lombardo si chiederebbe ai cittadini se sono favorevoli a eliminare le parti della legge Merlin che sanzionano i proprietari e gli affittuari di immobili in cui si esercita la prostituzione, mentre resterebbero intatti i reati di induzione e sfruttamento.
Anche nell’ipotesi di Azzolini, come in quella del Consiglio regionale lombardo e del Senatore Bitoncini, l’intervento non sarebbe mirato all’abolizione del reato di prostituzione ma all’abrogazione di alcuni articoli della Merlin, “quelli che impediscono di esercitare la professione ‘sotto un tetto’. L’abrogazione potrà consentire ai Sindaci di individuare i luoghi dove poter collocare questi spazi”, ci aveva spiegato Azzolini. “Chiediamo inoltre di abrogare quella parte della legge Merlin che vieta, come già detto, un albo o un registro impedendo di fatto oggi di trovare strumenti per tassare le prostitute. Le cose sono due. ‘Tolleranza doppio zero’ che prevede di mettere in galera chi fa sfruttamento da un lato e dall’altro lato regolamentare, partendo dall’abrogazione parziale di alcune disposizioni della legge Merlin, del fenomeno”.

Il 2 dicembre, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, Il capogruppo della lista Maroni presidente nel Consiglio regionale della Lombardia, Stefano Bruno Galli, ha precisato che l’obiettivo «non è riaprire le ‘case chiuse’, bensì regolamentare un fenomeno che in Italia alimenta un giro d’affari di diversi miliardi di euro». Sarebbe fra i 2,5 e i 5 miliardi, in base a una stima della Lega Nord riferita dal suo capogruppo nel Consiglio regionale lombardo Massimiliano Romeo; secondo questi lo Stato incasserebbe un miliardo tassando l’attività al 30%, ma la mancanza di studi approfonditi rende difficili previsioni realistiche.

Secondo l’economista Francesca Bettio,  che noi avevamo interpellato nei mesi scorsi, si tratterebbe un mercato pari a circa 70.000 lavoratrici e lavoratori del sesso che potrebbe fruttare in proventi fiscali qualcosa come 80 milioni l’anno.
Difficile, per altro, risulterebbe anche l’effettiva erogazione fiscale sul reddito prodotto, tanto che la proposta di legge Bitonci nella relazione introduttiva riconosce di comprendere «la difficoltà di sottopone a tassazione l’esercizio della prostituzione che, per quanto regolamentato, non è così facilmente assimilabile a una qualunque attività di lavoro autonomo», prevedendo così, per quanto attiene all’imposizione fiscale, di sottoporre i redditi derivanti dall’esercizio della prostituzione «a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi determinata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze» (si legge all’articolo 11)

Si tratterebbe comunque, se si riuscisse a riscuotere, di un’entrata in meno per la criminalità organizzata che sfrutta le prostitute, ha osservato, sempre in conferenza stampa, il Consigliere regionale lombardo di Forza Italia Giulio Gallera, sottolineando anche che «la giurisprudenza riconosce la prostituzione come un’attività commerciale e quindi deve essere tassata». E secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale ed ex vicesindaco di Milano,  Riccardo De Corato, rivedere la ‘arcaicalegge Merlin sarebbe a costo zero.

Per parte loro, sia il Nuovo Centrodestra, alleato dei proponenti nella maggioranza, sia l’opposizione di centrosinistra (Partito democratico e Patto civico con Ambrosoli) sono contrari all’iniziativa. «Non è una priorità», ha detto Roberto Formigoni di Ncd, ma comunque «se si vuole affrontare il tema lo si faccia in Parlamento, il referendum costa agli italiani circa 500 milioni di euro». Per il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Alessandro Alfieri «la Lega è ossessionata dalla propaganda e dalla visibilita’ mediatica. Vorremmo che lo stesso impegno che pone sull’abolizione della legge Merlin lo mettesse sulle questioni concrete che riguardano il contrasto alla violenza sulle donne, su cui il centrodestra ha sempre fatto molta fatica a stanziare le risorse necessarie». E secondo la capogruppo del Patto civico con Ambrosoli, Lucia Castellano, il referendum non è lo strumento adatto, e «capiamo che Salvini sia in corsa per la Segreteria della Lega, ma è davvero questione troppo seria per farne una boutade da campagna elettorale».

Ma è davvero necessario modificare la legge Merlin? E le nuove norme funzionerebbero? L’abbiamo chiesto a Daniela Danna, docente di Politica sociale e ricercatrice in Sociologia generale alla facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano, e autrice di diversi contributi sul fenomeno della prostituzione. Far esercitare questa attività al chiuso e tassarla “penso sia una proposta giusta“, ci dice la professoressa, secondo la quale la legge Merlin è “inutilmente restrittiva” perché considera allo stesso modo il favoreggiamento e lo sfruttamento, ad esempio, e punisce anche chi affitta locali a prezzi normali senza essere uno sfruttatore. In base a quelle norme sono stati condannati tassisti che avevano accompagnato prostitute sul luogo dove esercitare, e persino un venditore di panini, quindi persone che forniscono servizi non collegati allo sfruttamento dell’attività di prostituirsi. “Dal punto di vista della legge Merlin”, afferma la sociologa, “i soldi ottenuti dalla prostituzione sono ‘sporchi’ e contaminano chi li usa, e da ciò conseguono norme molto oppressive”.

Questa legge rispecchia un moralismo che negli anni ’50 era più intenso rispetto ad oggi“, prosegue Danna, notando, però, che, pur avendo un’impronta cattolica, la legge deriva da una convenzione delle Nazioni Unite, quella di New York del 1949 contro lo sfruttamento della prostituzione. Non che all’epoca la messa al bando dell’attività ‘in interni’ sia stato accolta senza obiezioni, nella Penisola, spiega la sociologa: la legge fu contestata, perché gli italiani erano abituati alle ‘case chiuse’. “Se saranno reintrodotte, spero comunque siano migliori rispetto a quelle di 60 anni fa Di fatto erano come prigioni, visto che chi vi esercitava poteva uscirne solo accompagnato“. Secondo la professoressa il sistema olandese può andar bene, con luoghi appositi approvati dal Comune e condizionati al rispetto di alcune norme di civiltà.

Si può fare peggio delle norme in vigore, comunque, prosegue Danna: i comitati delle prostitute hanno dovuto difendere la legge Merlin contro proposte che intendevano inasprire le norme, fino al divieto totale dell’attività (il modello proibizionista). “Questo tuttavia non ci deve far ignorare i limiti della legge, che sono forti“, precisa la studiosa. Il principale di questi limiti, secondo Danna, è la distinizione fra l’attività in astratto e il suo esercizio concreto: si ammette la prostituzione ma si nega la facoltà di svolgerla e l’uso dei suoi proventi. “Per questo la legge Merlin mi sembra ipocrita“, dice la sociologa. Con una puntualizzazione: “Intendiamoci, non significa che si debba consentire di esercitare l’attività ovunque, le esigenze di chi si prostituisce devono armonizzarsi con quelle degli altri cittadini“. Nei Paesi Bassi, ad esempio, ci sono zone deputate nelle strade. Non solo: si esercita anche al chiuso e lo Stato la tassa. L’esercizio in interni e la tassazione sono presenti, oltre che nei Paesi Bassi, anche in Germania, ricorda Danna. Funziona? “Funziona, anche se tassare chi si prostituisce non è semplice come tassare chi esercita il lavoro dipendente“.

Merita sottolineare, che nel corso del 2013, sono state presentate, oltre quella del Senatore Bitonci, altre 4 proposte di legge in materia: una che vede come prima firmataria l’Onorevole Rosa Maria Villecco Calipari (PD), presentata a marzo, una seconda a firma dell’Onorevole Delia Murer (PD), anche questa presentata a marzo, una terza a firma del Senatore Enrico Buemi (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e altri, presentata a luglio, una quarta a firma Onorevole Alessandro Naccarato (PD), presentata a settembre.

 

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