venerdì, Aprile 16

Se Obama abita a Teheran field_506ffb1d3dbe2

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Per i suoi primi 100 giorni di Governo, un gruppo di artisti iraniani lo ha paragonato a Barack Obama. Nel video, diffuso su ‘Youtube‘, il Presidente Hassan Rohani parla al microfono. Le immagini sono quelle del suo discorso d’insediamento, del 3 agosto scorso, nel quale giurava di impegnarsi per un futuro di «prudenza e speranza».
Riprese tagliate e montate, come nel filmato di ‘Yes, we can’ del 2008, accanto alle voci delle minoranze. Nel caso del Presidente americano, neri e immigrati che parafrasavano l’inno al sogno obamiano. Nel caso di Rohani, curdi, azeri, arabi e baluchi: le minoranze spesso incarcerate e represse dai Guardiani della Rivoluzione, che alle ultime elezioni hanno scelto di andare a votare, dando un a chance «all’Islam dal volto pacifico», promesso dal nuovo Presidente.
Le similitudini con il video di Obama non finiscono qui: è in bianco e nero e, come il filmato girato dal figlio del Boss, Jesse Dylan, vi hanno partecipato cantanti e musicisti di diverse origini. Ma la sfida, a Teheran, è ancora più grande: negli oltre quattro minuti di riprese, più volte vengono inquadrate le donne, come mai era accaduto in Iran, perché dal 1979 alle artiste è vietato mostrarsi, seppur velate, di fronte alle telecamere.
Lo stesso vale per gli strumenti musicali inquadrati: proibiti in tivù e invece accostati, nel filmato di Rohani, al Presidente di una teocrazia che considera la mondanità blasfemia. Per di più a un chierico: capo di Governo e anche un religioso.
Il titolo ‘New Voyager‘ (nuovo viaggiatore) è poi un tributo a un famoso poema persiano, simbolico della storia iraniana pre Rivoluzione islamica. Ma il filmato contiene anche versi del Corano, in segno di multi-culturalità e tolleranza religiosa.

Ufficialmente, il progetto del video è scollegato dall’Amministrazione iraniana. Ma è difficile non cogliervi, anche durante la sua realizzazione, un collegamento indiretto con Rohani.
Intanto, il filmato ispirato a Obama è stato lanciato per un compleanno politico importante del nuovo Governo. E, fosse anche solo una provocazione, l’entourage del neo Presidente l’ha subito ripubblicato sull’account di Twitter personale – o per lo meno curato dagli stretti collaboratori che lo seguono anche nei viaggi – di Rohani, ringraziando gli artisti per la performance e per i sottotitoli in inglese.
A curare le riprese, inoltre, è stato il documentarista Hossein Dehbashi, collaboratore di Rohani per alcuni suoi video clips durante la campagna per le presidenziali del 14 giugno scorso.
Tra l’altro, la prima promessa mantenuta, nel settembre scorso dal successore di Mahmoud Ahmadinejad è stato riaprire, due mesi prima dell’accordo internazionale sul nucleare, la Casa del cinema di Teheran, chiusa dalla precedente Amministrazione ultraconservatrice: segno che Rohani, con registi ed esponenti della scena culturale iraniana aveva intessuto e coltivato rapporti, già nei mesi prima del voto.
Nel filmato, che nonostante la censura ha fatto milioni di clic, gli artisti tendono la mano agli Ayatollah, accettando il compromesso del cambiamento nella continuità: «Diamo a tutti gli iraniani che amano il loro Paese l’opportunità di servirlo. Permettiamo alle élite di servire la nazione. Lasciamo che i cuori siano ripuliti dall’astio», ha dichiarato Rohani durante la sua investitura, «facciamo in modo che il lato razionale dell’Iran, la rivoluzione dal volto umano e l’establishment, con la sua faccia compassionevole, continuino a creare l’epica».

Il Presidente, «protagonista di un viaggio appena iniziato» esorta, «con l’aiuto di Dio», ad «aiutare i deboli, quelli che non ce la fanno, contrastare ogni forma di arroganza e dire no all’avarizia, all’invidia e al despotismo».
Scorrono le citazioni degli artisti al padre della Rivoluzione Ruhollah Khomeini e il Primo Ministro nazionalista Mohammed Mossadegh, destituito nel 1953 da un golpe pilotato dai servizi segreti statunitensi e britannici. «L’Islam è mi sericordia, l’Iran è pragmatico, la Rivoluzione è umanitaria. Sono qui per servire tutti gli iraniani», si ripromette Rohani. E due bambine, alla fine del video, lo incitano, gridando: «Vai!»
Nel video, postato anche sull’ homepage di quello che è ritenuto il sito in farsi del Presidente, le parole di Rohani sono cantate in persiano, ma anche in curdo, arabo e nelle lingue di altre minoranze dell’Iran e mimate nel linguaggio dei segni.
Inoltre, la Casa del cinema era stata chiusa dal Ministero della Cultura di Ahmadinejad, formalmente per aver modificato lo statuto senza la l’approvazione preventiva delle autorità: un cavillo legale, che aveva messo a tacere la cerchia di artisti che difendevano i cineasti arrestati, nel 2011, con l’accusa di collaborare con la ‘Bbc‘, diffondendo documentari ritenuti pericolosi dalla censura.
È noto che, per Rohani, allargare la libertà d’espressione e i diritti delle donne e delle minoranze, come da programma elettorale, sarà più arduo che sbloccare i negoziati sul nucleare con l’Occidente: sul tema delle libertà civili e della censura, infatti, per Costituzione la competenza ultima spetta alla Guida suprema Ali Khamenei, massima autorità religiosa, politica e militare della Repubblica islamica.
Inoltre, le modifiche alle leggi del nuovo Governo dovranno passare dall’approvazione del Majiles, il Parlamento iraniano dove alberga l’ala conservatrice che ha fischiato il Presidente all’indomani della sua telefonata storica con Obama. Ma che lo ha anche (in parte) votato, garantendogli l’ammissione tra i candidati, necessaria per la vittoria popolare.

Per i commentatori iraniani, tuttavia, anche se il processo sarà lento e accidentato, i passi compiuti da Rohani appaiono incoraggianti.
«Il video in bianco e nero, ben fatto, è un inedito per un Presidente iraniano», scrive Golnaz Esfandiari, nota blogger iraniana ripresa dal ‘New Yorker‘ e corrispondente del network ‘Radio Free Europe’, per quanto sia anche un tassello della sua «offensiva di charme, lanciata all’estero», per ricostruire l’immagine del Paese.
Sui pochi forum in farsi disponibili, il link al filmato del Presidente-viaggiatore (Nosafar, in persiano) rimbalza, alimentando le discussioni. Ma anche solo ridurre i filtri su Internet per la nuova amministrazione, sarà un lungo braccio di ferro. «L’ala dura dei conservatori si oppone a togliere la censura sui social network, considerati uno strumento delle intelligence occidentali e dei “sionisti”», scrive l’esperta dei diritti umani Esfandiari, «l’attuale Ministro della Cultura Ali Jannati si è espresso in favore della legalizzazione dell’accesso a Facebook. Ma ha anche chiarito che il Governo, in merito, non è l’unico decision maker».
Anche all’interno del suo Gabinetto, il Ministro iraniano delle Telecomunicazioni Reza Taghipour, ha smentito aperture, rimandando i presunti account social di Rohani e di altri colleghi all’esecutivo alla responsabilità dei singoli.
Ancora questo novembre, poi, Jannati stesso ha ribadito di «non controllare i bandi su Internet, supervisionata da una commissione non sotto il diretto controllo del suo dicastero». Rilasciare prigionieri politici e allentare le politiche di sicurezza, per i Ministri riformisti sarà ancora più dura. Ma gli iraniani sperano che, anche grazie al video obamiano con Rohani, il 2014 porti con sé altri cambiamenti storici.

 

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