giovedì, Agosto 5

Se lavorare fa bene alla salute true

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Martini&Rossi

Il caso delle sedi di Google, uffici sostenibili per la salute del pianeta e per quella dei dipendenti, è il più eclatante. Le foto degli scivoli che collegano un piano all’altro o di colorati spazi per riunioni informali o, ancora, le aree destinate allo svago con bigliardi e biliardini hanno fatto il giro del mondo.

Le ultime sedi realizzate, le punte di diamante del gruppo, a Dublino un anno fa circa, e Londra che ‘The Indipendent‘ ha definito ‘il miglior posto di lavoro al mondo‘, sono entrambe certificate Leed Platinum, sono ad alta efficienza energetica, dotate di arredi i cui materiali sono privi di sostanze inquinanti realizzati con legno certificato, illuminate e ventilate il più possibile naturalmente, alimentate da energia proveniente da fonti rinnovabili.

Del resto è provato che gli edifici sono responsabili per il 40% delle emissioni di anidride carbonica. E come nell’edilizia residenziale il comparto che gli addetti ai lavori definiscono ‘direzionale’, un po’ in tutto il mondo, ha da tempo intrapreso il percorso di una trasformazione in chiave di sostenibilità ambientale.

Guardando molto lontano da noi, ad esempio, è di questi giorni lo svelamento del piano green building elaborato dal Governo di Singapore. Un programma a lunga scadenza da 100 milioni di dollari che prevede contributi per chi, nel residenziale come negli altri comparti dell’immobiliare, sia disposto a costruire con i nuovi criteri o a migliorare l’efficienza energetica del proprio oggetto immobiliare, sia questo una casa o una fabbrica. L’ambizione del Governo di Singapore è ridurre l’impatto degli edifici dell’80% entro il 2030.

Il percorso è comunque lungo, e con ancora molta strada davanti. Ma è avviato e molti edifici direzionali in costruzione oggi si avvantaggiano di soluzioni come il teleriscaldamento, la geotermia, il fotovoltaico, il solare termico, il recupero delle acque meteoriche e l’uso di materiali ad alta efficienza energetica.

Guardando l’Europa, molte aziende oggi hanno assunto politiche ambientali che le porta a fare importanti scelte in questo senso”, ci spiega Denise Michela Sofia, consultant di Upstream Sustainability JLL (consulenza professionale e finanziaria, specializzata in servizi immobiliari), “c’è anche una maggior attenzione alla qualità degli interni degli uffici, elemento che incrementa la produttività e fidelizza i dipendenti oltre ad attrarre i talenti. E poi è anche una questione di immagine e comunicazione”.
I contratti di locazione oggi contengono, infatti, clausole cosiddette ‘verdi’ riferite con le quali la proprietà si impegna ad adempiere a una serie di obblighi come informare gli inquilini sui consumi di acqua e energia elettrica e gas dell’edificio, mantenere una illuminazione a basso consumo e così via. Lo stesso vale quando c’è in ballo la ristrutturazione di edifici direzionali. “In una nostra ricerca del 2010, la JLL CoreNet Occupier survey” continua l’esperta “il 64% degli intervistati, tra le aziende locatarie, si dichiarava disposto a spendere il 10% in più per una struttura con ampie caratteristiche di sostenibilità ambientale. Tre anni prima la percentuale degli interessati si attestava al 45%”.

Ecco perché i proprietari degli immobili dedicano sempre più attenzione ed energia al tema. “Sono interessati a mantenere alto il valore delle strutture, a rispettare le normative sull’efficienza energetica per essere credibili nei confronti di inquilini, impiegati e degli investitori”, motiva Denise Michela Sofia. Investitori (per lo più fondi pensionistici o immobiliari) che, sempre più spesso, includono criteri green nelle decisioni di spesa. Il loro punto di riferimento oggi è il Gresb (The Global Real Estate Sustainability Benchmark) pensata per valutare e attestare con trasparenza, in forma anonima, le performance ambientali dei portafogli immobiliari (pubblici, privati o diretti). Il benchmark fornito da Gresb è il risultato del monitoraggio effettuato su 540 società e un totale di 49mila edifici per un valore di 1,3 trilioni di dollari.

Non ultima conta la legislazione che, in Europa, è destinata a diventare più stringente nei prossimi anni. E, mentre ci sono Paesi come la Gran Bretagna dove dal 2018 non sarà più possibile vendere o affittare edifici la cui certificazione energetica sia collocata a livello E o sotto, altri, come l’Italia, si sono dimostrate meno reattive nel recepire le direttive europee sul tema. “Ad eccezione di realtà come quelle di Milano o Roma dove si possono citare sedi a basso impatto come quelle di Google, Il Sole24Ore, Deutsche Bank, Unicredit (la torre in zona Porta Nuova a Milano)” prosegue l’esperta di Upstream Sustainability JLL, “qui la domanda delle aziende locatarie per immobili con caratteristiche eco è ancora bassa. Fra i proprietari di immobili direzionali le siiq (società di investimento immobiliare quotate) IGD e Beni Stabili sono all’avanguardia rispetto alla media italiana per l’attenzione prestata al portafoglio. Hanno una strategia e redigono il bilancio di sostenibilità”.

In Italia, fra le aziende all’avanguardia vale la pena citare Vodafone, che dal 2012 occupa un complesso di torri (in tutto 67mila mq) sorte su un ex sito industriale riqualificato in via Lorenteggio, a Milano. E’ certificato Leed (Leadership in energy and enviromental design) per la categoria Commercial Interior grazie ad una lunghissima serie di soluzioni (materiali e tecnologie) tese a contenere l’impatto ambientale e dotato di un giardino fotovoltaico di 800 metri quadri che garantisce la produzione energia pulita. L’investimento per realizzare il progetto ex novo è stato di 300 milioni di euro. Ma la scelta di compatibilità ambientale può essere anche contenuta. Denise Michela Sofia parla dell’esistenza diffusa di un gap di percezione tra il costo immaginato delle costruzioni green  -tra l’1 e il 29% in più rispetto alle tradizionali – e quello reale dallo 0,4% in meno al 12% in più.

Parla di un “investimento importante, in linea con lo standard qualitativo che da sempre caratterizza la nostra aziendaGiorgio Castagnotti, Presidente di Martini & Rossi, che all’inizio dell’anno ha ottenuto un CasaClima Award.per l’edificio che ospita i nuovi uffici Martini One all’interno della sede storica di Chieri (To), dove la scelta di un percorso di certificazione CasaClima ha reso visibile una scelta di efficienza energetica e sostenibilità. L’edificio si caratterizza, spiega ancora Castagnotti “per la qualità nella costruzione prevista già durante la progettazione e perseguita nella realizzazione, evitando dispersioni, ponti termici, etc. Vetrate e muratura, inoltre sono stati realizzati con materiali altamente performanti”.

Legato alla scelta di efficienza energetica c’è anche la volontà di offrire una condizione di maggior ‘benessere’ ai dipendenti. “In effetti, la ventilazione meccanica controllata consente l’immissione dell’aria ‘fresca’ dall’esterno recuperando l’energia dell’aria in uscita” illustra il presidente. “I frangisole esterni consentono poi un ottimo livello di ombreggiamento estivo, la domotica installata ed il controllo automatico delle temperature di raggiungere ottimi livelli di efficienza e di benessere. La scelta dei colori del mobilio, l’elevato livello di illuminazione, una palestra, il giardino interno, sono poi alcune delle altre caratteristiche dell’edificio”. E a livello organizzativo, ampi open space e zone comuni hanno decisamente incrementato il livello di interazione e comunicazione tra il personale.

In questo senso vale la pena citare anche il caso di Microsoft Italia che si è insediata nell’Innovation Campus nel 2011, il primo edificio in Italia ad aver seguito i criteri di certificazione Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), sottolineando il passaggio verso una nuova organizzazione del sistema di lavoro. “La tradizionale ripartizione dello spazio fisico negli uffici”, spiega Pino Mercuri, Direttore Risorse Umane di Microsoft Italia “è stata superata all’interno del campus, per assecondare un nuovo modo di lavorare che concilia vita professionale e impegni famigliari, dando più responsabilità e fiducia alle persone e puntando meno sui sistemi di controllo”. Grazie al trasferimento, è stato infatti possibile per l’azienda vivere appieno lo Smart working‘, il nuovo modo di lavorare che mette al centro la flessibilità: “Tutti i dipendenti hanno a disposizione gli strumenti per poter lavorare efficacemente da qualsiasi luogo (PC portatile, smartphone, connessione wireless) e ogni persona decide, attraverso una pianificazione settimanale condivisa con il proprio responsabile, dove e quando ritiene più opportuno e produttivo svolgere le proprie attività” conclude Mercuri. Servizi come ristorante e bar interni, con possibilità di ordinare take away per la cena, asilo nido e scuola materna, palestra aziendale, servizio di concierge e di lavaggio auto completano il quadro.

Soldi ben spesi, quelli investiti per ridurre l’impatto ambientale e migliorare gli spazi di lavoro, secondo uno studio del WorldGBC. Secondo lo studio, solo per fare un esempio, un miglioramento della ventilazione porta ad un aumento della produttività dell’11%, che, nel caso di una corretta riprogettazione del design e dell’illuminazione degli ambienti può addirittura impennare al 23%. Meditate aziende, meditate.

 

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