martedì, Agosto 3

Se la politica scopre l’idrogeno field_506ffb1d3dbe2

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«Avrei moltissime cosa da dire sull’idrogeno. Ci sono grandi possibilità. Sono favorevolissimo, ci sono possibilità affascinanti», parola del Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato. «Anche il settore della microgenerazione  a celle a combustibile potrà definire propri programmi per cogliere», dice ancora Zanonato, «le opportunità che contiamo di offrire a breve al settore produttivo». Dichiarazioni per una rivoluzione energetica anche in Italia che si aggiungono a quelle del Ministro della Pubblica Istruzione Carrozza. «Lo sviluppo di sistemi efficienti e scalabili per lo stoccaggio e la conversione dell’energia», ha detto il Ministro in una nota di saluto alla conferenza European Fuel Cell 2013-EFC13 tenutasi a Roma  «quali le celle a combustibile ad idrogeno, costituisce una via maestra per l’abbattimento dei costi e dell’impatto ambientale, promettendo al tempo stesso un miglioramento globale della qualità della vita».

E’ l’era dell’idrogeno? Non proprio. La politica è stata finora sorda rispetto a questa straordinaria possibilità di trarre energia dall’idrogeno, una energia a emissione zero, ma non solo. Si può produrre infatti laddove e quando serve tanto che Jeremy Rifkin nell’ormai datato ma profetico ‘L’Economia all’Idrogeno’ ne ha parlato come del primo regime energetico realmente democratico nella storia dell’umanità. Al centro Enea della Casaccia da anni lavora a queste tecnologie Angelo Moreno, il massimo esperto del settore in Italia, Presidente dell’Associazione Italiana Idrogeno Celle a Combustibile. E’ lui il chairman della conferenza internazionale organizzata da l’ENEA, insieme all’Associazione Italiana idrogeno e celle a combustibile (H2It), la Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche (FAST) e l’Università degli Studi di Perugia. Mentre si osserva che l’Europa sta puntando molto su questa tecnologia dalla ricerca si leva l’appello: l’Italia non perda il treno delle tecnologie all’idrogeno.

 

Angelo Moreno, il vostro è un appello accorato.
E’ tempo che anche in Italia, venga adottata una strategia nazionale mirata a dare le linee guida di una strategia di breve e lungo termine di sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile. Malgrado infatti fin dagli anni Sessanta l’Italia sia stata tra i primi Paesi ad occuparsi dell’impiego dell’idrogeno in campo energetico, non è stata varata una piattaforma generale di riferimento.

Cosa ha impedito finora che si puntasse sull’idrogeno. Le solite lobbies del petrolio?
Non c’è una vera ragione specifica, come accade spesso in Italia, la principale ragione è una ‘quasi innata riluttanza’ a ragionare con prospettive di lungo termine e a prendere decisioni a breve che siano in accordo con la visione globale. Si tende anche a sottovalutare i segnali che vengono dall’Europa in primis e dal mondo in generale. Spesso si prendono ‘non decisioni’, semplicemente non si affronta il problema. Ovviamente penso che, così come l’introduzione massiccia delle rinnovabili, anche l’introduzione del vettore idrogeno e delle celle a combustibile nel sistema energetico può creare dei problemi ad esempio per quanto riguarda la regolazione della produzione e distribuzione dell’elettricità, la distribuzione dell’idrogeno, e quindi immagino che questo possa creare qualche problema ai produttori di elettricità e ai distributori di gas. È per questo che è necessario aprire un tavolo di discussione intorno al quale dovranno sedere tutte le parti interessate per evidenziare i problemi e trovare le soluzioni che oltre che tecniche dovranno forzatamente essere anche politiche.

L’Europa, al contrario dell’Italia, sta colmando il gap e sta destinando fondi sul settore.
L’Europa sta puntando molto su queste tecnologie sulle quali impegna fondi complessivi per un miliardo e 400milioni di euro, dei quali 700 europee e 700 tra pubblici e privati. L’Italia che oggi è in grado di far partire queste tecnologie soffre dell’assenza di una strategia nazionale che supporti il settore. Questo chiediamo alla politica.

Quali sono i Paesi che stanno investendo di più in questa tecnologia?
Cominciamo da quelli che in questo momento sono leader a livello mondiale, cioè hanno già iniziato la penetrazione del mercato con prodotti maturi e abbastanza vicini agli obiettivi di commercializzazione: Giappone, Corea, Germania, USA, Danimarca. A questa pattuglia si aggiungono alcuni paesi Europei, che passata una prima fase di scetticismo, hanno finalmente rotto gli induci e stanno “premendo sull’acceleratore”: Regno Unito, Francia, Norvegia, Cina, Canada e via via tutti gli altri.

Quali sono le potenzialità?
Si tratta di una tecnologia dalle straordinarie potenzialità e totalmente ecocompatibile in grado di produrre energia a emissioni zero con applicazioni reali non solo in campo automobilistico ma anche nella produzione di energia residenziale e nel settore della generazione portatile.

A differenza di quanto accade con l’energia fossile che impiega grandi risorse alla rete di distribuzione l’energia da idrogeno a celle a combustibile può essere prodotta sul posto quando serve. A questo accennava Rifkin nel suo volume. Lei al riguardo che pensa?
Sì, è vero, è possibile auto prodursi l’energia ed anche, volendo, diventare completamente auto sufficienti. Le tecnologie necessarie esistono già. Dove sta il problema? Oggi sono ancora troppo costose e necessitano ancora di raggiungere una piena maturità tecnologica, tuttavia, ribadisco, è già possibile ed esistono già esempi concreti. In Giappone ad esempio hanno progettato una unità abitativa completamente indipendente dalla rete, ne hanno realizzate 500 che sono andate vendute tutte e tanto rapidamente che sono stati costretti a rimetterle in produzione. La domanda ha superato l’offerta! La Danimarca ha varato un piano di lungo termine basato su rinnovabili, sul vettore idrogeno, sulle celle a combustibile, sull’efficienza energetica, ecc. che prevede la totale indipendenza energetica della Danimarca: zero combustibili fossili e zero emissioni.

La conferenza della quale lei è chairman ha avuto appoggi convinti da parte di due ministri, Zanonato e Carrozza. Sembra arrivata l’era dell’idrogeno?
La tecnologia delle celle a combustibile è ormai matura e può contribuire all’evoluzione dell’economia italiana verso un sistema low carbon, tenendo anche presente che l’evoluzione delle fonti rinnovabili e la generazione distribuita stanno determinando l’urgenza di una trasformazione radicale del sistema energetico. E’ quindi necessario che l’Italia si impegni per cogliere le opportunità offerte da Horizon 2020, anche mediante il trasferimento tecnologico all’industria nazionale delle attività di ricerca, come già fa l’ENEA, in modo da sviluppare un sistema industriale delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile capace di competere sui mercati internazionali, di incidere sullo sviluppo dell’economia del Paese e di creare nuovi posti di lavoro.

 

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