lunedì, Settembre 27

Se la colpa non è (tutta) dei cittadini

0

edemocracy

 

Oltre ad essere stato l’anno delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, dell’exploit parlamentare del Movimento 5 stelle, delle elezioni amministrative del 17 e 18 novembre, dei movimenti spontanei, dai Forconi ai disoccupati organizzati, agli studenti, il 2013 è stato senz’altro anche l’anno delle consultazioni pubbliche on-line con cui le istituzioni politiche, tanto centrali quanto periferiche, hanno sottoposto all’elettorato una serie di questioni su cui intendevano avanzare provvedimenti.

La partecipazione elettorale, a livello nazionale è risultata ancora importante, anche per una democrazia matura come la nostra, con oltre il 75% degli aventi diritto che hanno espresso la propria preferenza alle scorse  politiche. Le forme di innovazione relative alla partecipazione non convenzionale  con strumenti come le primarie la adesione a movimenti, associazionismo e volontariato hanno fatto registrare altresì un buon livello di efficacia. Non altrettanto si può affermare per le consultazioni elettroniche on line. Queste ultime sono, come riportato sul sito Lineaamica, «uno degli strumenti attraverso cui i cittadini, le imprese e le associazioni possono partecipare in maniera diretta ai processi decisionali della Pubblica Amministrazione esprimendo pareri, punti di vista e opinioni». E questi dispositivi per la democrazia elettronica sono stati proposti con una certa frequenza dalle Amministrazioni centrali ai cittadini su temi anche importanti e significativi. Solo per fare riferimento a quelli realizzati nel corso del 2013: le riforme istituzionali, le 100 procedure più complicate da semplificare, le 50 misure contenute in Destinazione Italia, l’Open Government Partnership, le linee guida relative ai centri di elaborazione dati, nuova disciplina in materia di impatto della regolazione. Queste consultazioni hanno fatto seguito ad analoghe esperienze maturate nel corso del 2012 con la richiesta del parere dei cittadini sui temi della semplificazione della PA, sui principi fondamentali di internet, sull’agenda digitale italiana, e sul valore legale del titolo di studio.

In realtà, forse non si tratta dell’esempio più valido per considerare l’utilità della partecipazione civica nelle consultazioni on-line. Un case study più significativo, per rilevanza delle misure sottoposte all’attenzione dei cittadini e per significatività percepita dagli utenti, è sicuramente la consultazione on-line relativa alle riforme istituzionali. La consultazione era infatti efficacemente strutturata in 3 livelli di partecipazione: un questionario breve, generalista e rivolto, per comprensibilità del linguaggio per significatività delle indicazioni fornite nelle risposte, ad una ampia platea di utenti, con 131.676 contributi; un questionario di natura maggiormente tecnica, a cui sono giunte 71.385 risposte; uno spazio di discussione pubblica dedicato, su cui sono state inserite 595 proposte e 1763 commenti. Siamo forse un popolo di ingegneri costituzionali?  

In realtà l’opinione degli esperti di consultazioni on line ci fornisce una prima risposta. Ci aveva spiegato qualche tempo fa Marilena Macaluso, ricercatrice, professoressa presso l’Università di Palermo e autrice del volume Democrazia e consultazione on-line, che “le consultazioni online costituiscono un utile complemento ad altre forme di consultazione tradizionali; l’uso combinato di più canali permette di garantire l’accesso anche ai cittadini non utenti della rete che altrimenti rischiano di esser tagliati fuori. Invece, come strumento esclusivo possono invece essere utilizzate quando il target è composto da internauti o quando – parallelamente alla consultazione – si avviano iniziative di inclusione elettronica che favoriscono la partecipazione di cittadini che normalmente non intervengono nel processo decisionale né in rete, né in altra via.”.

Considerazioni assolutamente valide, che possono essere semplicemente integrate da una notazione circa la significatività dei temi selezionati per le consultazioni: quanto maggiore il tema oggetto della consultazione sarà riconosciuto come rilevante e incisivo da parte dei cittadini e quanto maggiore sarà la percezione del valore offerto dal contributo inviato tanto più grande sarà la partecipazione degli utenti con risposte.

In questo senso, la debolezza degli effetti legati all’azione partecipativa delle consultazioni, rinvia alla opportuna distinzione tra partecipazione forte e partecipazione debole delineata da Luciano Gallino, illustre sociologo torinese autore, tra le molte altre pubblicazioni, di un prezioso Dizionario di Sociologia. In questi termini, per partecipazione forte si fa riferimento alla «possibilità reale e atto concreto che del concorrere a determinare, su un piano di relativa uguaglianza con altri membri, gli obiettivi principali della vita della collettività, la destinazione delle risorse di ogni tipo a determinati impieghi alternativi, il modello di convivenza verso cui tendere, la distribuzione fra tutti dei costi e dei benefici»; mentre la partecipazione debole consiste nella «modalità di prendere parte in misura più o meno intensa e regolare alle attività caratteristiche di un gruppo, di una associazione, sussista o meno per il soggetto la possibilità reale».

Alla luce di quanto rilevato da Gallino, è possibile considerare che quanto maggiore sarà l’offerta da parte del sistema istituzionale di una partecipazione del secondo tipo, ovvero connotata da una ridotta capacità di determinare effetti significativi sull’azione collettiva, tanto minore sarà l’adesione alle forme di partecipazione da parte dei cittadini, i quali si orienteranno alla ricerca di canali e strumenti alternativi per dotare di valore ed effettività le proprie azioni collettive. Ed ecco spiegato il successo della partecipazione elettronica, nei movimenti collettivi, nei gruppi di pressione, nelle primarie, nell’associazionismo e nel volontariato, laddove il sistema istituzionale offre come canale partecipativo sempre più impiegato consultazioni on line su temi alternativamente troppo limitati o troppo vasti per rendere dotata di senso la partecipazione. Insomma, la colpa della limitata partecipazione alle consultazioni on-line non è tutta dei cittadini, che faticano a considerare, tranne l’importante eccezione rilevata, i temi proposti dal sistema istituzionale come le priorità per il Paese. Il tema della distanza degli esponenti delle élite politico-istituzionali rispetto a quello che una volta veniva definito il “Paese reale” passa anche da qui.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->