sabato, Maggio 15

Se il Senato non va da Renzi… Successi e vittorie delle riforme

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Questa mattina, a Palazzo Madama, si è svolta una riunione tra il premier Matteo Renzi e i senatori del PD sul tema delle riforme costituzionali. Preparata dall’incontro di ieri tra Renzi, la relatrice della riforma del Senato, Anna Finocchiaro, e il capogruppo del PD Luigi Zanda, la riunione aveva l’obiettivo di cercare di riportare all’ovile il gruppo dei “disobbedienti” raccolti attorno al DL Chiti che, a differenza della proposta del Governo, punta al mantenimento del Senato elettivo. L’obiettivo di rinserrare i ranghi tra i senatori è andato acquisendo rapidamente priorità nel volgere delle settimane passate e il fatto che Renzi abbia ritenuto di dover prendere di persona il toro per le corna, la dice lunga sulle dimensioni assunte dalla spaccatura in seno al partito. Una spaccatura che, se non arginata, rischia allargare la fronda interna al PD anche alla Camera e che, più in generale, potrebbe minare la tenuta della maggioranza di Governo.

Renzi ha iniziato il suo intervento premettendo che «Le riforme sono vittorie straordinarie», e assicurando che «ascoltiamo nel merito e nel metodo, ma siamo convinti dei punti fermi imprescindibili». A fronte di queste aperture, il Presidente del Consiglio ha tenuto a ribadire la validità dell’ipotesi di riforma avanzata dal Governo: «Fare veloci è l’unico modo per dare un segnale di credibilità in Europa. Faremo tutti gli sforzi fino all’ultimo giorno per trovare un punto comune, altrimenti sono pronto a fare un passo indietro. A tutti i costi io non ci sto, o così o vado a casa». Ha inoltre puntualizzato che «La nostra non è una riforma autoritaria e non accetto che qualcuno chiami autoritario chi non la pensa come lui. Il merito delle riforme costituzionali è dell’unità del PD». E ha sottolineando che la sua proposta è in continuità con la proposta dell’Ulivo e della campagna elettorale di Bersani. Si tratta di un percorso importante, ha detto Renzi, e «tenere dentro FI è doveroso: vuol dire agli italiani che non ci stiamo scrivendo le regole da soli». Entrando un po’ nel merito della riforma del Senato, il premier ha delineato la proposta di mediazione nei confronti dei “ribelli”: ciascuna Regione deciderà se i senatori saranno individuati dai Consigli regionali o saranno eletti dai cittadini contestualmente ai Consigli regionali; e anche i termini per l’approvazione della riforma del Senato subiranno uno slittamento: anziché il preventivato 25 maggio, il voto in prima lettura a Palazzo Madama si terrà il 10 giugno. «15 giorni in più nessuno si scandalizza. Basta che non sia un modo per rinviare», così ha dichiarato Renzi in serata a “Porta a Porta”.

Le reazioni a caldo da parte dei dissidenti sembrerebbero cautamente positive; al termine dell’assemblea, Vannino Chiti ha dichiarato ai cronisti: «Stamani sono stati fatti dei passi seri in avanti; ci sono ancora dei nodi da sciogliere, vediamo ora il testo base e gli emendamenti».

Durante la puntata odierna di “Mattino 5”, un Silvio Berlusconi invero un po’ opaco non ha risparmiato attacchi a 360 gradi. Ha accusato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di evidente faziosità, in particolare per aver manovrato nell’ombra per far cadere i suoi governi, prima con Gianfranco Fini, poi con Mario Monti. Faziosità che si sarebbe palesata anche nella faccenda della mancata concessione della grazia: «Sa benissimo che la sentenza con la quale sono stato condannato dalla Corte di Cassazione è assolutamente infondata e ingiusta, avendo avuto modo di guardarlo in faccia gli ho detto che lei, che dovrebbe essere il garante della Costituzione, una risorsa di sicurezza per tutti gli italiani, dovrebbe sentire il dovere morale di darmi la grazia, senza che io gliela chieda. Io non posso chiedere la grazia, perché sennò ammetterei di essere colpevole, lei ha dalla Costituzione un potere che è monarchico, che nessuno può discutere, di dare la grazia».

Su Beppe Grillo Berlusconi ha invece detto: «Gli italiani devono imparare ad averne molta paura, perché Grillo, lo si vede anche dal modo con cui organizza la sua setta, mi fa ricordare personaggi che si sono presentati nella storia, per esempio Robespierre, che voleva imporre uno Stato di virtù ed è finito nel terrore, è finito con la gigliottina. (…) Ma andiamo anche più vicino a noi Marx, Lenin e Stalin che diedero vita al regime comunista, il regime più accentrato, più criminale, più sanguinario della storia. Grillo è esattamente il prototipo di questi signori, Hitler compreso. E non dobbiamo sorridere, perché già adesso ha dichiarato in questi giorni che se il suo partito dovesse essere il primo alle elezioni europee vorrà avere in mano il governo del Paese. E personaggi come lui, non possiamo ignorare la storia, vedono il nemico negli altri e quando arrivano al potere li distruggono anche fisicamente e impongono un regime dittatoriale che è in contrasto totale con la democrazia».

Puntuale anche la stoccata su Matteo Renzi: «Tassa ci cova» ha detto con una battuta l’ex Cavaliere quando è apparsa sullo schermo la foto del premier; e ha poi aggiunto: «Il desiderio della sinistra è di arrivare con questo governo e questa legislatura al 2018, io invece penso che purtroppo le cose per la nostra economia non andranno bene e bisognerà tornare a votare tra un anno, un anno e mezzo».

Battute non sono mancate neppure nei riguardi di Angela Merkel, indugiando nel ricordo di un incontro a tre, risalente a qualche anno, fa sulla politica economica con la cancelliera tedesca e Nicolas Sarkozy: «Posso dirlo immodestamente, ero l’unico che a quel tavolo capiva di economia, essendo stato per 30 anni nella trincea del lavoro».

Affondi abbastanza duri, quelli di Berlusconi. Il brutale innalzamento dei toni dello scontro durante la campagna elettorale rappresenta una collaudata strategia per l’ex premier per risalire la china nei sondaggi. Gli riuscirà la magia anche questa volta? Per il momento sembra che il gioco stia piuttosto riuscendo a Grillo, proiettato stabilmente attorno al 25%, mentre Fi, nonostante gli sforzi di questi giorni di un arrancante ex Cavaliere, continua a perdere consensi. L’ultimo sondaggio di EMG per La7 ben rappresenta questa tendenza.

 

PD 33,1 (-0,7)
M5S 24,4 (+1)
FI 19,8 (-0,7)
Lega Nord 4,5 (+0,1)
NCD 5,1 (-0,2)
Fratelli d’Italia 4,0 (+0,3)
Lista Tsipras3,8 (-0,2)
Altri 2,5 (=)

 

Oltre a non pagare – almeno per il momento – in termini elettorali, l’innalzamento dei toni da parte di Berlusconi non sembrerebbe pagare anche sul fronte giudiziario. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano  starebbe passando al vaglio le dichiarazioni rese ieri sera dall’ex premier a “Piazzapulita” in merito al suo affidamento in prova ai servizi sociali: parole di fuoco contro la magistratura che si sarebbe resa protagonista di un arbitrio antidemocratico che ha estromesso dalla competizione politica il leader di FI.

Entro la serata, sarà approvato con la fiducia il DL, che andrà a colmare il vuoto legislativo lasciato dall’abolizione della legge Fini-Giovanardi da parte della Consulta. Il ricorso alla fiducia è stato dettato proprio dalla necessità di abbreviare i tempi per evitare che la normazione rimanga scoperta su una materia tanto delicata. La capogruppo di NCD alla Camera, Nunzia De Girolamo, ha detto che il suo partito voterà la fiducia, «ma il testo va modificato al Senato, e noi confidiamo nel buonsenso dei senatori». Il NCD trova il provvedimento convincente nel suo complesso, ma ritiene che vi sia una criticità rispetto alla cannabis ogm, il testo prevede infatti un trattamento diverso tra il Thc (principio attivo della cannabis) contenuto nella cannabis vegetale e il tetraidrocannabinolo sintetizzato in laboratorio, con relativo trattamento tabellare differente. Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella (NCD) ha spiegato che tale distinzione «viene meno sulla cannabis ogm, che tuttavia ha un contenuto di Thc 10 volte superiore. È come se venisse prodotto un vino ogm con un contenuto di alcol di 10 volte superiore, 130 gradi anziché 13: lo metteremmo o no tra i superalcolici?».

Piena soddisfazione da parte del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin (NCD), promotrice del DL: «Per me è un buon risultato. Grazie al lavoro delle commissioni si è giunti a un buon risultato».

Preoccupanti le informazioni comunicate dal Direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere Giovanni Pinto, durante un’audizione alle commissioni Difesa ed Esteri riunite del Senato: «Il sistema di accoglienza per i migranti è al collasso, non abbiamo più luoghi dove portarli e le popolazioni locali sono indispettite dal continuo arrivo di stranieri. (…) Sicuramente l’operazione Mare Nostrum ha dato risultati eccellenti, anche se ha incrementato le partenze dalla Libia. Il Viminale sta pensando a un piano di accoglienza per 50 mila migranti, perché i 16 mila posti dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, ndr.) non sono sufficienti». Secondo i dati del Viminale, ci sono almeno 800mila persone pronte a fare rotta dall’Africa verso l’Europa; nei primi 43 mesi del 2014, sarebbero 25mila i migranti arrivati via mare, il 90% dei quali è dalla Libia.

Dati allarmanti che sicuramente non mancheranno di essere strumentalizzati nell’agone della campagna elettorale. Il problema dell’immigrazione è da sempre un cavallo di battaglia della Lega, ma non è da escludere che potrebbe diventare un tema elettorale anche per altri partiti, come FI, alla disperata ricerca di consenso, o come NCD, il cui leader Angelino Alfano è direttamente chiamato in causa nella sua qualità di Ministro degli Interni.

 

 

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