domenica, Settembre 19

Se Berlino piange, Roma non ride

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Umberto-Vattani

Umberto Vattani è stato Ambasciatore d’Italia a Berlino dal 1992 al 1996. Già segretario generale della Farnesina e presidente dell’Istituto per il Commercio con l’Estero (ICE), oggi è presidente della Venice International University (VIU). Intervistato per L’Indro, parla dei rapporti tra Italia e Germania.

 

Italia e Germania sono da sempre legate da importanti relazioni politiche ed economiche. La Germania risulta essere di gran lunga tra i primi partner commerciali del nostro Paese. Qual è la forza di questa partnership?

C’è un bel ritratto di Friedrich Overbeck che simboleggia l’amicizia tra l’Italia e la Germania.

Questa amicizia risale lontano nel tempo: già all’epoca delle città-stato in Italia e delle città anseatiche in Germania, i rapporti tra noi sono sempre stati ricchi e variegati. Chi visita a Dresda la straordinaria collezione di Augusto il Forte si rende conto di quanto fossero stretti i legami tra Firenze e Milano da una parte e la Turingia e la Sassonia dall’altra.  I Tedeschi ammirano le nostre capacità nel campo dell’arte e dell’architettura, ma anche il nostro talento nel settore della meccanica. Nelle Audi e nelle BMW ci sono numerosissime componenti che provengono dall’Italia.

 

A quanto ammonta l’interscambio tra i due Paesi? 

La Germania è il primo cliente dell’Italia. Viene prima della Francia, degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Svizzera. L’anno scorso, le imprese italiane hanno esportato beni in Germania per un valore superiore a 25 miliardi di Euro.

 

Un rapporto che tiene nonostante la crisi economica abbia messo in sofferenza anche le economie forti dell’Europa. Crede, tuttavia, che la crisi possa aver sviluppato un qualche senso di diffidenza reciproca? 

Diffidenza no, ma preoccupazione si. Esiste una forte simbiosi tra l’Italia e la Germania.

Qualche anno fa, quand’ero Presidente dell’ICE, ottenni che l’Italia fosse l’ospite d’onore della più importante fiera tedesca, quella di Hannover, dove sono rappresentati tutti i principali settori industriali. Il Padiglione Italiano fu inaugurato dalla Cancelliera Merkel, che esaminò con curiosità un piccolo robot di progettazione e realizzazione italiana: la Frankfurter Allgemeine Zeitung scrisse che mai si era vista divertirsi tanto in pubblico.

 

Nell’ultimo anno e mezzo l’Italia ha cambiato più volte il proprio governo. Quanto influiscono cambiamenti politici cosi “bruschi” sulle relazioni commerciali? Non si rischia ogni volta di dover ricominciare tutto da capo?  

Quand’ero ambasciatore in Germania mi veniva spesso chiesto quanti Presidenti del Consiglio avevamo avuto dal dopoguerra in poi. All’epoca erano stati 54, e la risposta faceva nascere un sorriso. Quando a mia volta chiedevo quanti erano stati i Cancellieri tedeschi, la risposta era “solo 6…”, con un sorriso ancora più largo. Ma se aggiungevo: “Mi chiedo cosa sarebbe successo se noi avessimo avuto 6 Presidenti del Consiglio e voi 54 Cancellieri…”, a quel punto scompariva il sorriso.

 

Secondo lei i tedeschi vedono nell’Italia un problema di leadership o di sistema?

I Tedeschi fanno fatica a comprendere le complessità del sistema politico italiano, ma si divertono un mondo a leggere i nostri giornali…

 

Negli ultimi mesi anche in Germania il prodotto interno lordo ha registrato il segno meno. Secondo lei cosa ha rallentato la crescita tedesca? 

E’ stata soprattutto la caduta della domanda nei Paesi europei, dove tradizionalmente le esportazioni tedesche si situavano al più alto livello.

 

Nonostante tutto, la Germania mantiene la situazione economica più stabile dell’Europa. Secondo un sondaggio della BBC il 60 per cento degli intervistati considera prevalentemente positiva l’influenza esercitata da Berlino nel mondo. Quali sono i punti di forza del mercato tedesco? 

Tra i punti di forza si menzionano sempre – e i Tedeschi condividono – la stabilità politica, la disciplina del mondo del lavoro, il senso del dovere, l’efficienza delle scuole professionali, l’alto livello delle Università…

 

Il premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz ha detto che “la prima priorità per l’Europa è cambiare il proprio insieme di regole e persuadere la Germania che sta distruggendo l’Europa”. Condivide questa affermazione?

Non direi che la sta distruggendo, ma certamente la fa soffrire. Perché la Germania pretende che le altre nazioni europee seguano le stesse regole e la medesima disciplina. Quando la locomotiva tedesca tirava, eravamo tutti contenti; adesso che ha rallentato, ne subiamo le conseguenze.

 

Lei è stato per diversi anni a capo dell’istituto per il Commercio con l’Estero (ICE). Secondo lei la crescita italiana può ripartire dall’export? Come andrebbe sostenuto l’export? 

Nel mondo poche cose esercitano sul consumatore lo stesso fascino dei prodotti italiani. Abbiamo rivoluzionato il modo di vivere, di abitare, di trascorrere il tempo libero, di metterci a tavola. Dobbiamo fare in modo che le nostre imprese possano raggiungere le nuove classi abbienti nelle aree geografiche più promettenti, quali i Paesi Asiatici, gli Stati Uniti e l’America Latina. Nelle Ambasciate, nei Consolati e all’Istituto per il Commercio Estero – ICE – ci sono funzionari molto preparati e competenti perfettamente in grado di promuovere il Made in Italy, sostenere le imprese e facilitare il loro ingresso nei nuovi mercati.

 

Guardando alla sua esperienza da Ambasciatore: l’economia tedesca resta stabile, ma i conflitti geopolitici pesano sempre di più sulla sua crescita. Quanto la politica estera incide sui rapporti e la crescita economica? 

L’obiettivo della politica estera è far sì che i cittadini e le imprese possano vivere, crescere e svilupparsi  in un Paese che assicuri le necessarie condizioni di sicurezza. Per far questo deve difendere i suoi interessi prioritari. Nessun Paese può tuttavia affrontare da solo le sfide globali quali il terrorismo,  il traffico della droga, l’inquinamento, la salvaguardia del patrimonio culturale e così via.  Per questo l’Italia e la Germania fanno parte delle principali organizzazioni internazionali che operano per la pace, come l’ONU e la NATO, e promuovono il benessere in generale, come l’Unione Europea.

 

Italia e Germania si sono mostrate unite anche su fronte politica estera europea. Sulle nuove sanzioni alla Russia Roma e Berlino hanno espresso a più riprese la propria contrarietà a sanzioni troppo “rigide” verso Mosca.  Una decisione per non danneggiare l’export?

I rapporti con Mosca non possono limitarsi alla sola sfera economica. Noi tutti abbiamo interesse affinché Mosca collabori con la NATO, l’Unione Europea dimostrando di condividere i nostri ideali e i nostri valori. Italia e Germania hanno sempre cercato di coinvolgere la Russia sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, ma anche di avviare con lei collaborazioni in campo economico, data la complementarietà delle nostre esigenze: la Russia ha bisogno della tecnologia europea quanto l’Europa delle fonti energetiche russe.

 

Un’ultima domanda. L’ambasciatore tedesco Reinhard Schäfers che lei ospiterà tra qualche giorno presso il Circolo del ministero degli Affari Esteri insieme alla Fondazione Roma Europea, ha dichiarato un po’ di tempo fa che “nonostante la grande coalizione nulla cambierà a Berlino. La Germania resterà affidabile e non cambierà rotta in Europa”. Vista la similarità con il caso italiano, crede che anche Roma resterà affidabile a Bruxelles?    

I governi italiani hanno operato in Europa, promuovendo una sempre più stretta integrazione tra i Paesi membri e legami sempre più impegnativi con i Paesi vicini, in particolare i Balcani e i Paesi del Mediterraneo.  Germania e Italia non hanno mai visto l’Unione Europea come fine a se stessa, ma come uno strumento per restituire alle popolazioni del continente il senso della loro responsabilità e per contribuire in modo originale a rafforzare nel mondo gli obiettivi di pace e di stabilità. Cosi facendo, i nostri due Paesi hanno sempre dato prova di coerenza e affidabilità.

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