lunedì, Luglio 26

Se a molestare sono le donne Intelligente sperimentazione sul sessismo quotidiano

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Mettersi nei panni degli altri a volte è l’unica soluzione per comprendere quanto certi atteggiamenti siano fastidiosi, oltre che intrinsecamente stupidi. Verba volant, scripta manent, ma se si prova sulla propria pelle tutto diventa più intuitivo. Secondo i più recenti dati Istat, che in ogni caso sono datati 2008 perché dopo quella data non si è ritenuto necessario tenere monitorato il fenomeno, una donna su due è vittima di violenza di genere o molestia sessuale sul lavoro. Le molestie verbali risultano in assoluto la formula preferita, seguiti a ruota da pedinamento, molestie fisiche ed esibizionismo.

Non è tuttavia solo il lavoro a mettere a rischio le donne: oltre il 60% delle donne ha dichiarato nella stessa indagine Istat di avere subito molestie in almeno due ambienti differenti. Le donne maggiormente a rischio sembrano essere quelle che non hanno un uomo “a proteggerle”, ovvero nubili e separate. Il tutto velato da un alone di paura che porta proprio le vittime a non parlare di quanto accaduto: solo il 18% delle vittime di molestie sul lavoro ha parlato di quanto accaduto. Senso di colpa e scarsa fiducia nelle forze dell’ordine sono i motivi che spingono spesso la donna molestata a rinunciare al lavoro o a restare nella propria posizione pur non cedendo al ricatto e non avendo, di conseguenza, vita facile.

Perché le donne non parlano di tutto questo? Per vergogna in primis, ma anche perché ritengono che il fenomeno venga minimizzato da parte delle forze dell’ordine, ma anche dalla società in generale. Una battuta allusiva, un complimento inopportuno vengono considerati da parte degli uomini troppo spesso comportamenti innocenti e, nel peggiore dei casi, dei veri e propri apprezzamenti che le donne gradiscono. Più che per vergogna e per scarsa fiducia nelle forze dell’ordine, le donne non denunciano quanto accade a oltre la metà di loro per pura e semplice mancanza di educazione in proposito alla gravità del fenomeno.

Un modo per agire proprio sull’educazione soprattutto maschile lo ha trovato una giornalista del quotidiano The Guardian, Leah Green. Attraverso un curioso esperimento nel quale ci ha messo letteralmente la faccia, ha raccolto le reazioni degli uomini oggetto, per strada, degli stessi commenti e degli stessi apprezzamenti sessisti di cui sono fin troppo spesso vittime le donne. La giornalista è scesa in strada ed ha iniziato a fare apprezzamenti e battute sui passanti uomini, ma anche sui lavoratori, sui colleghi, filmando le loro reazioni.

Ci sono stati quotidiani italiani che, raccontando l’evento, hanno parlato di “sessismo al contrario” e non di un reale esperimento quale invece è stato quello della coraggiosa giornalista. La “scientificità” dell’atto è dovuta anche al fatto che Leah Green non si è dovuta inventare nulla: tutti gli apprezzamenti e tutti i commenti rivolti agli uomini li ha raccolti dall’hashtag #EverdaySexism, grazie al quale ogni giorno le donne vittime di sessismo possono denunciare le molestie a cui sono soggette.

Leah Green non ha fatto altro che togliere le parole di bocca agli uomini e ritorcergliele contro. Il risultato? Fin troppo scontato: gli uomini non hanno trovato affatto piacevole essere oggetto di apprezzamenti e commenti del tutto indesiderati. Strano, no? Eppure, secondo loro, quelle stesse frasi a noi donne invece piacciono da impazzire e, anche se facciamo finta di risentircene, sotto sotto ci fanno sentire desiderate e attraenti.

Quello che si vede nelle immagini girate dalla giornalista di The Guardian sono però per lo più uomini stupiti. Questo perché noi donne siamo infastidite dai commenti e dagli apprezzamenti inopportuni, gli uomini invece questo genere di commenti non se lo aspettano. Perché semplicemente non accade. Non hanno una reazione pronta se non l’ingenuo stupore di sentirsi vittime non essendo abituati ad esserlo. Come a dire che quando parliamo di molestie di genere in realtà parliamo di molestie di uno specifico genere nei confronti di un altro specifico genere, senza tanti giri di parole.

 

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