lunedì, Agosto 15

“Scuola, scuola, scuola”. Ma non questa scuola! La scuola è il punto terribile, il cancro putescente del nostro Paese. E non da ora. Questa è la scuola che ha prodotto i politicanti che ci ritroviamo. Prodi, che è un politico e non un politicante, lo sa e lo dice, ma tanto nessuno lo ascolta

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Scuola, scuola, scuola”.
Tre parole pronunciate con voce stentorea, dette al termine di una bella intervista, realizzata da ‘Rai News 24‘, il 1° gennaio 2022, da Romano Prodi.
Dubito che le abbiano sentite, quelle parole, i ministri Patrizio Bianchi e Roberto Cingolani: il Ministro della scuola per imparare a fare gli idraulici e quello della scuola senza guerra puniche.
L’abisso tra il primo, pacato, serio, attento … ironico, e i due aspiranti boiardi, incapaci di capire cosa si fa, o, se preferite (e io preferisco) capaci di pensare solo in termini di potere: meno cose sa la gente, più tranquilla è la vita dei potenti. Un po’ brutale, ne convengo, ma tanto vero.
Certo, ha ragione Prodi. La scuola è il punto terribile, il cancro putescente del nostro Paese. E non da ora. Accusare Cingolani o Bianchi di incultura o incapacità è inutile: sono il frutto (avvelenato) proprio della scuola che oggi pretendono di … rendere ancora peggiore.

Mi suona sempre in mente la frase di un mio amico, un contadino. Sì, amico, sul serio; sì, contadino, sul serio: uno che lavora la terra con la zappa, che si alza alle 5 … scarpe grosse, si diceva una volta, e cervello fino. Mi suona in mente mentre faceva per me un lavoro (io lo ‘aiutavo’, facendo in un’ora un centesimo di quello che faceva lui, e per di più stravaccavo stravolto su una sedia!) mi diceva: “A me la scuola piaceva, ma non mi insegnavano nulla, non mi dicevano nulla di interessante … me ne sono andato, ma mi piaceva”.
E non parlo di un vecchio contadino, magari anche della mia età … che uno lo potrebbe capire. No, parlo di ungiovane‘, massimo quarantenne, che ama il suo lavoro, che non rimpiange la scuola, ma … che dalla scuola si sente escluso: è la scuola che lo ha cacciato, non lui che l’ha abbandonata. E non è il solo. Certo questa non è roba da Cingolani o Bianchi o magari Lucia Azzolina!
Ne conosco un altro, giovanissimo, che ha appena fatto la licenza liceale e nemmeno male. E, fatta la licenza, fatti due giorni due di vacanza, eccolo lì a lavorare in una officina di ferraio, a battere il ferro, a piegarlo, a sudarci sopra. Glielo ha insegnato la scuola? come vorrebbe Bianchi, che sogna un esercito di idraulici e battilamiere addestrati dallo Stato a obbedire. No. Glielo ha insegnato il padre e glielo insegna ogni giorno: con orgoglio, che credete, con soddisfazione, con piacere, perfino con un po’ di guadagno. Ma, e la scuola? A cosa gli è ‘servita? Almeno, direte, lo ha reso un cittadino. Perché, la scuola rende cittadini gli scolari? In che mondo vivete? Chiedete ad uno studente qualunque (anche universitario, ahimè) chi fa le leggi, e vedrete!
A scuola andavo male. Una delle poche cose che ‘sapevo’ bene (beh, benino, un poco, va’) era il latino e mi rimandavano sempre in latino. Avevo un’insegnante di storia e filosofia ‘famosa’: dopo il primo giorno di scuola -in cui ci spiegò che “la filosofia è la cosa con la quale e senza la quale si vive tale e quale‘- si mise in congedo (o non so cosa) e la rividi l’ultima settimana prima della licenza liceale. Con ‘il programma di storia’ siamo “arrivati” (si diceva e si dice così anche oggi, chiedete alla signora Azzolina) all’inizio della Prima guerra mondiale (parlo degli anni sessanta del secolo scorso, mica del settecento!) nessuno ci ha parlato di fascismo (figuriamoci: tabù) di seconda guerra, di nazismo, di ebrei … di socialismo (per carità: bestemmia! ‘comunismo’ era una brutta parola, manco Renzi oggi). In filosofia mi hanno trapanato la testa di imperativo categorico … Ricordo: una volta feci il Presidente per gli esami di maturità (oggi non usa più, si fa tutto in casa e tutto orale!) e il professore di filosofia faceva a tutti sempre la stessa domanda ‘l’imperativo categorico’; persi la pazienza e dissi basta, “ora gli esami di filosofia li faccio io”! L’unico tema in cui ebbi un voto altissimo (8, allora era roba da champagne!) fu un ‘tema di fantasia’, poi sempre 5, talvolta 6, spesso 4!
Ai miei tempi, Marx era escluso dal programma, ma anche Croce, di Gentile si sapeva che era un aggettivo (cioè, alcuni lo sapevano … !) e quindi si scriveva con la lettera minuscola. Però imparavamo a memoria il ‘5 Maggio‘ e ‘Addio monti sorgenti …‘, ma nessuno ci spiegava perché, la Divina Commedia non siamo nemmeno arrivati al Paradiso: a mio padre, però, lo avevano spiegato eccome, e lui ricordava, aveva capito, sapeva. Sulla matematica eccetera sorvolo: ero cretino, non valeva la pena di spiegarmi, tanto non avrei capito nulla lo stesso, e poi ‘non mi applicavo’. Per carità, nemmeno adesso, lo vedete!
Questa scuola, diciamocelo francamente, è in gran parte la scuola di oggi, ma specialmente è la scuola che hanno frequentato le signore Lucia Azzolina e Mariastella Gelmini e i signori Bianchi e Cingolani. Che, appunto, oggi la vogliono cancellare, per trasformare l’Università in una burocrazia del conformismo culturale, la scienza inverità scientifica certificata dall’Accademia dei Lincei (o, meglio, da ‘Nature‘, in inglese!), la scuola in un addestramento a battere le lamiere: batti e taci. Almeno il ragazzo di cui parlavo prima ha il padre che gli insegna a farlo e gli spiega. E ogni tanto, magari, gli dice, ruvido, “bravo”!

E quindi, sì:scuola, scuola, scuola‘. Ma non questa scuola, maledizione! Questa è la scuola che ha prodotto esattamente quei politicanti che ho citato. Non se ne rendono conto, a quanto pare, ma siccome verosimilmente anche loro non hanno capito come me, vogliono abolire quelle cose: si fa prima e costa meno.
Prodi, che è un politico e non un politicante, lo sa e lo dice, ma tanto nessuno lo ascolta.
Ma, poi, fa di più, e cerca di spiegare (rendendo un po’ impaziente il giornalista intervistatore, Paolo Cappelli) perché e con quanta fatica si sia arrivati all’odiato euro. Odiato dai vari frutti della scuola: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Antonio Tajani, e chi più ne ha più ne metta. Odiato, spiega Prodi (calmo, perché ormai guarda da lontano, anche a quelli che lo hanno ‘fregato’), da chi non ha capito allora e non capisce oggi che l’euro ci ha salvati, che ci ha riportati nel circolo della civiltà: “non se ne poteva più in Europa delle nostre continue svalutazioni della amatissima lira” … quelle svalutazioni che ancora oggi Salvini o Meloni e molti altri rimpiangono.
Con eleganza non ha citato un fatto storico: per entrare nell’euro fu fatta pagare una tassa agli italiani, e Prodi in persona si impegnò a restituirla, … ed è stata restituita. Vi sembra poco? Certo che no, e quindi uno così incontra i franchi tiratori di Renzi e (forse, nessuno me lo toglierà mai dalla testa) di Giorgio Napolitano.
E lui, in fine di intervista, serafico, ricorda che all’entrata in vigore dell’euro nessun Paese ebbe inflazione, salvo l’Italia e la Grecia, perché, guarda caso, in Italia il Governo passò a Silvio Berlusconi, che si guardò bene dal fare ciò che tutti gli altri fecero: obbligare i commercianti ad esporre i prezzi nelle due valute. Ma i commercianti eccetera, lo avevano portato a Palazzo Chigi e, diamine ‘noblesse oblige’! E poi, Prodi, acido, durissimo, ha aggiunto “i primi ad alzare i prezzi furono i giornali!” Uno scandalo caro professor Prodi, ma solo uno dei tanti.

Nel suo triste addio, Sergio Mattarella ha parlato di rigore della politica, di senso dei bisogni e della realtà, di rispetto per tutti, di senso del futuro, di competenza, definendolo, questo, patriottismo. Altro che le urla sguaiate di Meloni.
Solo per dire che, in un mare melmoso di politicanti da strapazzo sguaiati e ignoranti, anche e specialmente di sé stessi, qualche ‘politico’ esiste ancora. Non sto tirando la volata a nessuno (“non mi applico” ma, come mi dicevano, “non è scemo”), ma questa è ‘politica’, tempo fa ho indicato un altro ‘politico’: politico come categoria mentale, etica, indipendentemente dal vestito che indossa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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