lunedì, Giugno 21

Scuola: lavoratori del nord contro quelli del sud 40

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L’ultima volta che l’avevamo incontrata, all’inizio della sua avventura, aveva pochi sogni e molta concretezza.  Dopo sei anni la ritroviamo fiaccata da uno Stato capace solo di fare promesse ma determinata ad andare avanti.

Raffaella Annunziata, trentadue anni, è un’assistente amministrativo della scuola, originaria di Aversa, una cittadina in provincia di Caserta. Annunziata, per lavorare, è dovuta emigrare a Milano, ad oltre 700 km da casa. Alla vigilia della scelta della sede che le consentirà di lavorare stabilmente per almeno un anno, accetta di parlare con noi della difficile situazione che vive oggi la scuola e soprattutto del conflitto che sovente c’è tra i lavoratori del nord e quelli del sud. Con i primi che lamentano di essere derubati del lavoro da parte dei loro colleghi meridionali.

“Quella che leggo in questi giorni sui giornali” dice Annunziata “è solo una guerra tra poveri”.

Annunziata, prima di raggiungere, quella che lei con sottile ironia definisce una situazione di ‘precariato stabile‘ ha dovuto coprire un periodo di 24 mesi di supplenze che nel suo caso è durato circa 6 anni

“Purtroppo per un triennio non ho lavorato perché ho fatto richiesta di operare presso gli istituti della Provincia di Caserta. Qui le possibilità di ricevere qualche supplenza sono praticamente pari a zero”.

Esauriti i 24 mesi di supplenze si entra a far parte di una graduatoria, quella cosiddetta di prima fascia, da cui poi si accede all’immissione in ruolo che vuol dire firma di un contratto a tempo indeterminato con lo Stato.

“Il ruolo rappresenta al momento per me soltanto una grande aspirazione ma nonostante tutto continuo a crederci”.

La polemica tra lavoratori del nord e quelli del sud.

Secondo i dati ufficiali nella sola provincia di Milano le assunzioni a titolo definitivo per la primaria previste per l’anno scolastico 2014/2015 saranno 245. Nelle prime 241 posizioni ci sono 116 siciliani, 54 campani, 21 pugliesi e 18 calabresi. In totale, 209 meridionali, pari al 93%. Cifre che hanno fatto gridare allo scandalo Valentina Aprea, Assessore regionale all’Istruzione della Lombardia che ha proposto il «blocco totale delle graduatorie provinciali».

Nel documento che Aprea si è detta pronta a sottoporre agli Assessori delle altre Regioni si legge che «Le scuole, anche in rete tra di loro, devono poter contribuire a scegliere i propri docenti. È paradossale che a tutt’oggi, quando la scuola è chiamata a rendere conto del proprio operato, si trovi il personale assegnato da una lotteria amministrativa. Bisogna riconoscere il diritto alle scuole di assumere il personale, come si fa nei comuni».

“Il problema c’è, è inutile negarne l’esistenza” sottolinea Annunziata “ciò che però spesso si omette di dire è che l’andare al nord per lavorare è il frutto di una necessità più che di una scelta”

Lo sguardo è quello di chi ne ha vissute parecchie, la voce è quella stentorea dell’orgoglio di chi con sacrifici e tanta determinazione intravede all’orizzonte il superamento di un primo traguardo.

“Personalmente volevo essere indipendente ma nella mia terra, a meno che tu non sia raccomandato, tutto ciò non è possibile. E’ per questo che ho deciso di emigrare a Milano. Premesso ciò, e ribadito che di storie come la mia ne ho ascoltate tante in questi anni, c’è da riconoscere che sono ancora tantissimi i furbi che approfittano delle smagliature del sistema per fare i loro comodi”

Il trucco è abbastanza semplice.

“Molti dopo aver raggiunto punteggi elevatissimi nelle scuole private al sud, pagando di tasca loro i contributi e spesso non andando neppure al lavoro, fanno domanda di assunzione al nord. Peccato però che una volta ottenuto il loro obiettivo decidono di mettersi in malattia o perché no, nel caso delle donne, di rimanere incinta in modo tale da tornare nel loro paese natale e continuare ad intascare lo stipendio”

Un problema a cui si potrebbe porre rimedio seguendo due strade. Da un lato “incrementando i controlli e punendo i comportamenti scorretti e dall’altro, prima di aprire ai nuovi accessi, esaurire quelli che ci sono già, evitando così di penalizzare personale da anni in attesa di una soluzione”.

L’approccio al problema è in linea con quello di Domenico Pantaleo il Segretario Generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

«I conflitti esasperati tra le persone sono la conseguenza delle devastanti politiche contro la scuola pubblica dal 2008 ad oggi. Basti pensare alla disastrosa situazione del mezzogiorno dove si sommano tassi di disoccupazione elevatissimi, povertà dilaganti, la bassa qualità e quantità dell’offerta formativa e tassi di abbandono dell’obbligo scolastico tra i più alti in Europa». La soluzione quindi non può che essere un maggiore investimento nel sud attraverso «l’innalzamento dei livelli di istruzione e il miglioramento della qualità della formazione attraverso il potenziamento degli organici».

Mentre la intervistiamo le suona il telefonino. E’ un sms che riporta le ultime dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini al meeting Cl di Rimini. Parla dell’ingresso di capitali privati nella scuola, di meritocrazia, di abolizione del precariato e delle supplenze.

“Di queste cose se ne parla ormai da almeno 15 anni, il problema però è che mai nessun Governo è stato capace di realizzarle. Non c’è la volontà, perché sono ancora troppi gli interessi in gioco, si rischia di compromettere numerose posizioni di privilegio”.

Sei anni fa l’ultima domanda che le facemmo riguardava il suo futuro, come lo immagina le chiedemmo, la risposta fu «Guardo solo al presente».

Dopo oltre un lustro poco o nulla sembra essere cambiato. “Il domani”, dice “lo costruisco giorno dopo giorno, con il lavoro e la determinazione ad andare avanti. Il futuro per me” scandisce quasi a voler rimarcare tutto il suo vissuto di sacrifici e conquiste “non conosce altre declinazioni.   

Il tempo per l’intervista è scaduto, per Annunziata è ora di partire Milano l’aspetta. Poco più in là un paio di borsoni ed un libro di Tiziano Terzani  ‘Un altro giro di giostra’.

 

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