mercoledì, Dicembre 8

Scuola e fisco fanno male a Bachelet

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Caracas – I numeri parlano chiaro: la Presidentessa cilena Michelle Bachelet, che godeva di un’invidiabile popolarità in ambito latinoamericano, sta attraversando un periodo di crisi. Secondo il sondaggio più recente della società Adimark GFK, l’immagine presidenziale si è logorata in pochi mesi. A luglio di quest’anno, la percentuale di approvazione era al 54%, mentre alla fine di ottobre era scesa di 9 punti, fino a raggiungere il 45%.

Questo studio, per il quale sono state intervistate 1.047 persone tra il 6 e il 30 ottobre, ha inoltre ottenuto un altro risultato degno di nota: per la prima volta durante il secondo mandato, la percentuale di persone contrarie alla figura di Bachelet supera, benché di soli due punti, quella di coloro a favore. Già durante il primo periodo di Presidenza era successo qualcosa di simile quando, ad agosto del 2007, l’appoggio era sceso al 39,1%, contro il 42,7% delle opinioni contrarie.

Ma perché Bachelet, che aveva concluso il primo mandato con una popolarità all’84%, si trova ora ad affrontare questo cambio di rotta? Alla valutazione negativa per il modo in cui si è occupata del trasporto pubblico e della delinquenza, si aggiunge un altro aspetto più recente. Gloria de la Fuente, analista politica e direttrice del programma ‘Qualità della politica’ della Fondazione Chile 21, afferma che la diminuzione della popolarità non è preoccupante se si considerano le grandi riforme che si stanno portando avanti nel Paese. Tra queste, ci sono quella fiscale, quella educativa e quella del lavoro, oltre all’annunciata riforma della Costituzione, e continua: “I cambi strutturali provocano incertezza, ed è inevitabile che questa si ripercuota sulla popolarità, tanto più se si considera che alcune di queste modifiche dovrebbero essere presentate in modo più chiaro alla società“.

Jorge Ramírez, coordinatore del programma ‘Società e politica’ del centro di ricerca cileno sulla libertà e lo sviluppo, aggiunge che “la popolarità di Bachelet nel precedente mandato è stata dovuta al ruolo giocato nell’ambito della crisi delle subprime, quando il sostegno crebbe in modo rilevante grazie al sistema di protezione che la Presidentessa aveva promosso. Ora, la situazione è diversa, perché in ballo ci sono le grandi riforme promesse in campagna elettorale, e questo è ciò che i cittadini valutano in modo negativo“, dice, per poi aggiungere che “Bachelet non si è dimostrata una guida capace di armonizzare le riforme e i sentimenti della gente“.

Prima di tutto, ci sono i cambiamenti nel settore dell’educazione, una richiesta portata avanti dagli studenti per molti anni. In vari casi, come tra il 2011 e il 2013, il Governo di Sebastián Piñera ha dovuto far fronte alle proteste, spesso con esiti violenti, di chi esigeva un’educazione gratuita e di qualità. Più tardi, a pochi mesi di distanza dall’inizio del secondo mandato, Bachelet aveva firmato i primi progetti di legge della riforma, ancora in discussione al Congresso Nazionale.
In uno di questi progetti, si prevede che le scuole pubbliche abbandonino i criteri di selezione degli studenti, un tema fondamentale in un Paese in cui si riscontrano notevoli disparità educative. Inoltre, è stato incluso anche uno strumento che proibisce di lucrare sull’educazione, e un altro che cerca di eliminare progressivamente il pagamento condiviso, che prevede che i genitori siano obbligati a contribuire economicamente alle spese delle scuole che ricevono fondi dallo Stato. Nonostante l’insistenza dei rappresentanti del Governo sulla validità delle misure, i genitori e i direttori degli istituti temono che spariscano le istituzioni sovvenzionate in questo modo, 2.000 su un totale di 12.000 istituti scolastici.

A tutto ciò, si somma il malcontento del movimento studentesco, che ha sottolineato come si tratti di una riforma senza un contenuto profondo che vada oltre la regolamentazione del mercato dell’educazione, secondo quanto ha affermato Melissa Sepúlveda, Presidentessa della Federazione degli studenti dell’Università del Cile, che già lo scorso dicembre 2013 metteva in dubbio la riforma che il Governo Bachelet proponeva. Queste critiche potrebbero spiegare l’aumento delle opinioni negative sulla gestione di Bachelet e del suo Governo in materia educativa: da marzo a ottobre, la percentuale di pareri contrari su questo tema è passata dal 44% al 61%, e quella in favore dal 45% al 35%. Sul terreno specifico della riforma, da maggio a ottobre, gli oppositori sono passati dal 33% al 50%.

Ramírez sottolinea che, a questo malcontento per i cambiemanti nel settore dell’educazione, va aggiunta l’incertezza economica, realtà potenziata, tra le altre cose, dalla riforma fiscale, la cui legge è stata promulgata a settembre di quest’anno. L’intenzione è, tra le altre cose, quella di aumentare, in modo progressivo, le tasse che dovranno essere pagate dalle grandi imprese, e che passeranno dal 20% al 25,5% durante il primo anno, e al 27% nel quarto anno. Attraverso questa misura, il Governo vuole incassare 8.300 milioni di dollari, il 3% del PIL, che verranno in parte destinati alla riforma della scuola.
Questo sforzo diventa di grande importanza se si considera che l’economia ha sperimentato una decelerazione dal 2013. Secondo la Banca Mondiale, durante il primo semestre del 2014, la crescita del PIL è scesa del 2,2%, principalmente per la caduta del prezzo del rame, prodotto che domina le esportazioni del Paese. La Banca Centrale del Cile stima che il deficit fiscale potrebbe arrivare al 2% del PIL alla fine del 2014. Si spera che il panorama per il 2015 migliori grazie alle nuove politiche fiscali, e che si verifichi una crescita dal 3,75% al 4,75%, contro le proiezioni che andavano dall’1,75% al 2,25% a settembre di quest’anno.

Una parte del mondo imprenditoriale resta scettico sull’aumento delle tasse. Anche la popolazione nutre dubbi: da maggio a ottobre di quest’anno, la percezione sulla riforma fiscale è peggiorata, passando da un 51% a un 43% di appoggio, secondo quanto dice il sondaggio di Adimark GFK.
Secondo gli esperti cileni, le strategie di comunicazione hanno influito su queste opinioni. “Credo che le riforme potrebbero essere comunicate in modo migliore. Cambi strutturali e ampi come quelli proposti richiedono segnali chiari ai cittadini sulla gerarchizzazione delle iniziative, sui tempi e sugli effetti sperati”, dice De la Fuente.

L’internazionalista Félix Arellano sottolinea l’aspetto politico. Secondo lui, la disaffezione per la figura di Bachelet si deve anche all’eterogeneità dei sette partiti che formano la coalizione Nuova Maggioranza guidata dalla Presidentessa: “È difficile che si mantenga nel tempo un’unione di partiti come sono quello Comunista e la Democrazia Cristiana. A loro interessa separarsi e iniziare a godere di autonomia e potere. Ci sarà rispetto, ma probabilmente inizieranno ad allontanarsi dalla Presidenza”.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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