mercoledì, Maggio 12

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scrivere

Da qualche anno, è stato tutto un fiorire di “Scuole di scrittura” che nella maggior parte dei casi, si autodefiniscono di “scrittura creativa”. Non voglio aprire alcun fronte polemico, ma per onestà intellettuale, mi risulta disagevole prendere per buono un progetto di insegnamento, su una materia come la creatività, che a mio sommesso avviso, esula dalla possibilità di essere insegnata, per il semplice motivo che lo spirito “creativo” un individuo o ce l’ha o non ce l’ha.

Troverei invece meritevole di particolare attenzione, qualche approfondimento sulla “storia della scrittura”. Questo argomento, trovo che sia sottovalutato, soprattutto nell’epoca di avvento dell’era del computer. E’ quindi materia particolarmente interessante e ricca di stimoli nelle contingenze attuali. I processi di modificazione nelle tecniche di scrittura, nell’alfabeto latino, possiamo individuarli in due grandi fasi. Quella antica, della sostituzione dei rotoli di papiro con i libri di pergamena e, quello più vicino alle nostre consapevolezze, inerente a quanto avvenne verso la fine del 1400 quando, nell’arco di una sola generazione i caratteri mobili di Gutenberg si diffusero in tutta europa. Cosa questa che comportò, come ovvio che sia, un approccio diverso alla scrittura, Dal nobile operato degli amanuensi, alle possibilità intrinseche all’invenzione stessa dei caratteri mobili della stampa.

Mi rendo conto, che a una prima frettolosa lettura, i dati riportati così essenzialmente, poco fanno entrare in sintonia chi legge, nelle profonde modificazioni che vennero a determinarsi a causa di questi cambiamenti, nella materialità e anche nei contenuti della comunicazione della parola scritta. Dalla ricca e vasta testimonianza delle epigrafi d pervenuteci dal Mondo Antico, scolpite il più delle volte nel marmo, oltre che il “raccontarsi”, l’essere umano, tramite l’attività dello scrivere, ha cercato di dare “testimonianza” della sua presenza. Anelito questo, che con varie modalità, permane in larghi strati dei nostri contemporanei.

La scrittura, per quanto abbia subito processi di industrializzazione, nasce come impulso dell’individuo di fronte alla “pagina bianca”, con finalità medesime a quelle del passato. Abbiamo svariate riprove, a proposito di questo, cominciando dai cassetti pieni di materiale inedito. Constatando inoltre che, contrariamente a quanto comunemente si possa pensare, la rivoluzione della stampa a caratteri mobili, operata da Gutenberg, ebbe tra gli altri contraccolpi quello di ridare, e per lungo periodo, nuova linfa e vigore alla scrittura manuale.  Ai giorni nostri, mi sembra di poter dire che  riflessioni appropriate e profonde sulla “scrittura” in quanto tale, feconde di mature riflessioni, non siano all’attenzione dei più.

Mi pare che al lume delle precedenti, per quanto stringate considerazioni, sia stato individuato e delimitato l’ambito di riferimento nel quale operano e agiscono le “scuole di “scrittura”. Ossia, il contenuto “narrativo”, di essa. Scuole che nella maggior parte dei casi, si avvalgono della presenza nella qualità di docenti di scrittori di una certa notorietà. Molti che si iscrivono e frequentano questi corsi, lo fanno sotto l’impulso di una non meglio identificata “necessità di esprimersi”Aspirazione che una volta coronata, nella maggior parte dei casi, lascia dietro di se materiali di una insufficienza disarmante. Roba buona, per ingolfare ulteriormente un offerta editoriale già di per se  claudicante  e in crisi di progettualità. Ritengo, che si sia smarrito un aspetto fondamentale. Ossia, che la “scrittura” ha come imprescindibile contraltare la “lettura”. Cosa che per noi moderni ci appare assolutamente ovvia e scontata che un’attività ricomprenda naturalmente l’altra. Ciò non corrisponde assolutamente al vero, come ci insegnano esperienze di molto antecedenti alla nostra, per cui la “ scrittura” e la “lettura”, rispondevano a saperi e abilità differenti. Basti considerare le capacità necessarie per tenere interessate le persone a letture pubbliche, cosa che avveniva con maggior frequenza di quanto sia pensabile oggi. Se risulta indubitabilmente vero, che chi era in grado di scrivere, era anche in grado di leggere, non è simmetricamente vero, che chi era in grado di leggere, sapesse scrivere.

Riflessioni, su questi impegnativi e faticosi “artigianati”, aiutano a far si che non si sia tutto così facilmente per scontato, ma ci si renda conto del difficoltoso percorso che hanno portato alle soluzioni attuali. Si legge poco, troppo poco, ci si accontenta generalmente di tenersi informati, il più delle volte neanche leggendo più i giornali, ma riponendo fede assoluta e cieca, in quanto propone Facebook o internet. In un mondo costellato da urgenze e frastuoni quotidiani, spazi e oasi di concentrazione e serenità da dedicare alla lettura, risultano essere, sempre più fagocitati dalle diverse frenesie, dalle quali, in misura diversa,  siamo tutti invasati. Quando si riesce fortunosamente a schivare questi gioghi gravosi dai quali siamo zavorrati, il più delle volte, si operano scelte di letture casuali, dettate magari dall’ultimo messaggio pubblicitario che ci è rimasto in mente.  Il “fascinoso castello” della scrittura, sta in piedi solo se ha una cospicua e motivata moltitudine di lettori. Altrimenti può trasformarsi inesorabilmente in un maniero abitato da fantasmi autoreferenziali. E di quest’ultimi, dobbiamo digerirne quotidianamente sin troppi. Le indigestioni, provocano sempre disagi e timori.

 

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