lunedì, Giugno 27

Scudetto: è qui la festa? Tifosi del Milan in piazza In 40 mila a Milano festeggiano dopo 11 anni il 19 scudetto. Doppia festa a Firenze per il ritorno in Europa e il ricordo di una “maledetta domenica” di 40 anni fa, quella del terzo scudetto mancato d’un soffio

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E’ qui la Festa? Sì,  da sabato a oggi e per tutta la settimana sarà così, con festeggiamenti spontanei e organizzati in varie città italiane  grandi e piccole – Milano, Roma, Napoli, Firenze,  Genova, La Spezia, Salerno per l’esito del campionato di calcio, il primo dopo le restrizioni per il Covid, che ha segnato un ritorno  alla ‘normalità’ a  quella religione laica, a quel rito pagano che è il nostro sport preferito: il calcio. E per un giorno o due il padrone delle prime pagine è stato lui, il Campionato appena concluso. Spontaneamente, già da sabato quando si delineava l’esito delle prime partite, quindi della classifica, iniziavano i festeggiamenti nelle strade e nelle piazze: prima fra tutte Firenze, che infliggeva un cocente 2 a 0,  alla rivale  di sempre, quella  squadra a strisce di Torino, segnando il ritorno della Fiorentina nelle Coppe Europee ( in questo caso la Conference League) dopo un’assenza di cinque anni. E poi domenica era la volta di Milano, con l’invasione dei 40 mila in piazza del Duomo, con grappoli di tifosi rossoneri arrampicati sul monumento di Vittorio Emanuele, con i loro vessilli e tanto entusiasmo, per esser tornati a vincere uno scudetto dopo ben 11 anni, battendo i cugini di un’Inter  un po’ spenta, dopo una corsa agli inizi altalenante poi  sicura e costante, merito di giocatori fortemente motivati e di un allenatore serio, competente, misurato come Stefano Pioli, l’antidivo per eccellenza. Uno scudetto,  il 19° quello del Milan, reso possibile da questi dati: età media 26 anni,  la più giovane squadra d’Europa,  più partite vinte di tutti in questo campionato, 26 in tutto, il quarto monte premi della stagione: 100 milioni, dietro a Juve, 172 ( e zero titoli quest’anno),  la serie più lunga di risultati positivi ininterrotti : 16. Pioli, sono i primi commenti, si è tolto l’etichetta  di allenatore perdente. Altri sostengono, dati alla mano, che è l’allenatore che ha fatto meglio  di tutti negli ultimi due-tre anni.” Secondo Ibra, quella del Milan sembrava all’inizio un’impresa  impossibile. E invece avete visto com’è andata?”.  In festa anche il popolo romanista per la bella corsa della squadra giallorossa, e festa a Napoli, a Firenze e anche nelle cittàle cui squadre si sono salvate dalla retrocessione, come lo Spezia e la Salernitana. Sì, nonostante i  maneggi didirigenti e società finanziarie italiane e straniere che  gestiscono  spesso con cinismo  quella che ormai da tempo è una grande industria,  che ha offuscato  i valori dello sport e tradito i sentimenti dei tifosi, il calcio ha saputo accendere quest’anno, l’anno del ritorno, le passioni e gli entusiasmi di un tempo.  Già ora si parla di acquisti e cessioni  ( delle prestazioni dei giocatori, non di loro stessi come  persone) neanche il tempo di gioire  – chi può – del momento di soddisfazione offerto dalla squadra del cuore, il meccanismo del mercato non si può  arrestare. Ed è già ripartito. E tuttavia, non sono mancati anche stavolta, esempi di genuina espressione, di attaccamento alla maglia, ai compagni di avventura, alla tifoseria, ai rapporti umani, valori oggi sempre più trascurati dagli stessi   protagonisti, che si muovono  sempre più spesso come manager individuali. Uno di questi esempi si è verificato proprio sul campo di Firenze quando il capitano della squadra, Stefano Biraghi, indicando ai tifosi della Fiesole la maglietta con il volto di Davide Astori, il capitano di qualche anno fa,  morto  per problemi al cuore sfuggiti ai controlli, in una camera d’albergo di Udine, alla vigilia di una partita importante, dichiara: “ Astori voleva la Fiorentina in Europa e noi abbiamo mantenuto la promessa di riportarcela”. Un grande gesto di affetto come quello della tifoseria gigliata che  ad ogni partita, al tredicesimo minuto di gioco, 13 come il numero della maglia che Davide indossava,  iniziava un grande applauso accompagnato dal coro “ Davide Davide”.

In questi giorni, oltre ai commenti tecnici,  e ai festeggiamenti, per aver battuto la rivale di sempre e conquistato il settimo posto che le assegna un posto in Europa, si sono ricordati altri momenti, diciamo  umani. E’ accaduto infatti, nel corso della settimana, esattamente la sera del 16 maggio, di celebrare con una festa, quella maledetta domenica di 40 anni fa, nella quale si consumò un delitto sportivo ai danni della Fiorentina: la mancata assegnazione di quello che poteva e doveva essere il suo terzo scudetto, dopo quelli del 56-57 e del 68-69. La beffa dell’ultima giornata, complice  un sistema arbitrale che favorì la rivale di sempre, la Juventus, negando un gol regolare  ai viola impegnati a Cagliari, assegnando un rigore alla Juve impegnata a Catanzaro e negando un rigore alla squadra di casa. Dunque, per un punto, scudetto mancato ( o rubato come sostennero i tifosi viola: da qui lo slogan “Meglio secondi che ladri”). Ebbene, quell’infausta giornata del 1982 – sindaco Nardella e Presidente della Regione Giani in testa – è stata ricordata al Teatro Puccini, in una serata promossa da Lady Radio, sotto il titolo “ Grazie Campioni”.  Una giornata nel segno dell’amarcord, dei sorrisi degli abbracci e delle lacrime di commozione, nonché degli aneddoti e dei ricordi di quello che era il calcio di allora, e di quali valori fosse portatrice quella squadra che si è  orgogliosamente assegnata il “terzo scudetto”, quello “morale”. C’erano tutti o quasi a festeggiare quella “maledetta domenica” sotto lo slogan: “Grazie campioni”. Sul palco del Teatro Puccini, si sono ritrovati, giocatori e staff tecnico amministrativo di quella memorabile stagione tutti presenti ( tranne Vierkwood e Massaro), titolari e riserve, con in testa il  Presidente Ranieri Pontello. Capelli un po’ imbiancati, qualche pancetta, ma l’entusiasmo e la rabbia di allora, a ricevere l’affetto dei tifosi di un tempo e dei giovani che hanno potuto conoscere  personalmente i “mitici” campioni di un passato ancora vivo nel ricordo. Insomma, un Amarcord collettivo fatto di  cori, sorrisi, applausi e tanta commozione. Con l’allenatore Capitan “Picchio” De Sisti,  uno degli eroi di  quell’Italia Germania   4 a 3 in Messico, celebrato anche nel cinema, e soprattutto capitano del secondo scudetto viola, anno 65-66, ottenuto dalla più giovane formazione di quel lontano campionato ( la cosidetta Fiorentina yè yè) che sconfisse le “grandi” e blasonate squadre del Nord. E questa è una sfida che ha attraversato molti campionati, tanto che negli ultimi  trent’anni, solo Lazio e Roma hanno vinto un titolo, tutti gli altri divisi tra Juve Milan e Inter. E prima ancora, solo la Fiorentina, il Verona ( quell’anno l’assegnazione degli arbitri alle partite era sorteggiata),  il Napoli  di Maradona e la Roma avevano sconfitto l’egemonia nordica.

Alla Fiorentina è capitato solo due volte, dal dopoguerra. Quella volta, nel 1982, poteva e doveva essere la terza. Ma Capitan Antognoni non poté coronare il sogno a lungo coltivato. Perciò, contrario allo strapotere juventino, alla società accusata di aver scippato ai viola il terzo scudetto, ha sempre rifiutato di andare in quel club, restando fedele alla maglia viola per ben 15 stagioni. Tornando a quella serata,   c’erano titolari e riserve,a ricevere  la pergamena ricordo e il riconoscimento  della città per la conquista “ dello scudetto morale” : nomi illustri e anche no del calcio italiano, con i portieri Galli e Paradisi, il difensore Renzo Contratto, che non fece toccar palla a Maradona, e poi Eraldo Pecci, ironico allora e oggi commentatore tv, eppoi Casagrande, Baroni, Miani, Sacchetti, Orlandini, Graziani ( in video collegamento) Galbiati,  Monelli, ognuno con i propri ricordi e aneddoti curiosi e divertenti, storie da raccontare e raccontarsi, che ci dicono com’era il calcio di allora. Ma, soprattutto, c’era lui, il mitico Daniel Bertoni, campione del mondo nel ’78, nell’Argentina capitanata dal Mister Menotti, venuto apposta dal suo  lontano paese per ritrovare i compagni di 40 anni fa, accolto dal pubblico  con il coro di allora:  “ Lode a   te, Daniel Bertoni…” Allegro, sorridente, disponibile ma anche commosso. Soprattutto quando ha dichiarato di aver pianto  nella sua lunga carriera per dolori calcistici in due sole circostanze: “ Quando ci sfumò all’ultima partita quel terzo scudetto al quale tenevamo tanto e che meritavamo di vincere…..e quando mi fu comunicato il mio trasferimento da Firenze a Napoli, dove giocava  Maradona…..lacrime vere, sarei voluto restare qui a Firenze”. Toccante il suo atto d’amore verso la città: “ A Firenze sono tornato tante volte, Firenze è stato un grande amore per me, mia figlia è nata qua e  per me tutte le volte è come tornare a casa. Non sono d’accordo con chi dice meglio secondi che ladri, io sinceramente avrei preferito vincere quello scudetto, piuttosto che arrivare secondi. Firenze o ama o odio e questo vale anche per i calciatori.”  

Anche un libro edito dal  Museo del Calcio:, racconta  come andarono le cose quel 16 maggio. Le due rivali sono a pari punti, tutti prevedono  una finale supplementare a due.

La Fiorentina gioca a Cagliari, la Juve a Catanzaro. La viola segna con Graziani un gol che l’arbitro annulla inspiegabilmente, la Juve usufruisce di un  rigore che le dà il vantaggio mentre alla squadra di casa è negato un sacrosanto rigore. E’ la fine di un sogno. In una maledetta domenica di  maggio del 1982. Un sogno che si sarebbe raggiunto,  dichiara l’allenatore De Sisti, se  non avessimo perduto per ben 15 giornate proprio il capitano Antognoni, “ il ragazzo che correva guardando le stelle” come fu descritto  al suo esordio. Antognoni aveva ricevuto una ginocchiata alla testa dall’irresponsabile uscita a gamba alzata da Silvano Martina portiere del Genoa che lo lasciò   disteso, immobile, a terra per interminabili minuti durante i quali lo stadio, ammutolito, pensò fosse morto. La respirazione bocca a bocca del massaggiatore “ Pallino” e  l’immediato ricovero e intervento chirurgico alla testa lo salvarono. “Con lui in campo, le cose sarebbero andate diversamente”  ne è convinto De Sisti. Ma sono le parole dello stesso Antognoni, pronunciate nel quarantesimo di quel ricordo, a dare la misura del legame  profondo, viscerale, tra la città e i suoi giocatori  che si sono alternati negli anni. “ Se avessi potuto scegliere – dichiara oggi Antognoni – tra il titolo mondiale, conquistato nell’82  in Spagna con la mitica nazionale di Bearzot, e lo scudetto,  avrei scelto lo scudetto.” Se non è amore  questo per i colori e la città, cos’altro è?”. Ma non finisce qui. Il regista Federico Micali, che ha dedicato significative opere cinematografiche alla sua città, come  quella sul cinema “ribelle” l’Universale, ha preso a girare proprio in questi giorni  un (mockumentary), un falso documentario dal titolo  “ L’anno del terzo scudetto”. Un falso documentario, vero fino alla partita di Cagliari, dopodiché la storia prende un altro corso. Quello che avrebbe dovuto essere. Negli ultimi 90 minuti le storie documentarie diventeranno mockumentary e la realtà – spiega Micali – sarà superata da ciò che avrebbe potuto e dovuto essere, per concludersi con la vittoria del terzo scudetto. Tutto quello che una città intera avrebbe voluto vivere che si trasforma nella realtà percepita di un falso documentario, per restare nella memoria. Come un sogno fatto prima di aprire gli occhi”. Quale il suo significato? L’anno del terzo scudetto proverà a scacciare i fantasmi di migliaia di fiorentini fuori dagli armadi del passato, farli incontrare e parlare nel presente, e magari ispirare buon auspicio per il futuro. È il racconto della stagione nei suoi 90 minuti finali, tutto quello che una città intera avrebbe voluto vivere. Un ponte tra generazioni – ha detto Micali questo vuole essere il film, per chi ha vissuto quel 16 maggio con disperazione, rabbia, rivalsa e ironia, e chi oggi desidera anche solo respirare l’aria delle grandi occasioni, che solo una grande squadra riesce a trasmettere, in un anno di soddisfazioni per i tifosi viola. Ricordando chi e dove eravamo in quel preciso momento: io, per esempio, ero attaccato alla radiolina in campagna dai miei”.

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