lunedì, Agosto 2

Scrittura e arte senza nome Dall’ultima provocazione di Umberto Eco a Bansky, Ferrante e…

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«E’ bello essere famosi anonimamente» spiegava Luther Blissett che poi era, ed è, lo pseudonimo di un composito gruppo di formidabili scrittori ed artisti italiani, mutuato da uno sciagurato ed effimero attaccante del Milan. Blissett, nel senso di nomenascondiglio, esordì alla fine dello scorso millennio, poi evolvendosi anche nel ‘collettivo Wu Ming’. Ma insomma alla radice di tutto questo multiforme lavorare senza mostrarsi stava, e sta, la concezione che il risultato è più importante di chi lo produce. Il fatto che quella ‘invenzione’ fosse nata dalle parti di Bologna fece pensare anche ad Umberto Eco, o almeno ai suoi paraggi. La questione dell’essere e dell’apparire torna oggi alla ribalta scoprendo come proprio Eco abbia disposto nelle sue ultime volontà che non ci debbano essere per un lungo periodo riflessioni ‘istituzionali’ su di lui.

La moglie Renate Ramge lo ha così spiegato agli ‘eredi intellettuali’ del semiologo che stavano preparando incontri e commemorazioni: «Nel testamento chiede a me e ai nostri figli di non promuovere o autorizzare convegni su di lui per dieci anni». Divertiti dallo scherzo postumo del Maestro i collaboratori ricordano come non si tratti poi una novità: «Quando ce lo diceva non gli davamo peso, l’ha fatto per davvero, diavolo di un professore». La sua è una forma di ‘anonimato’ che sottraendo sottolinea, che rilancia l’opera proprio momentaneamente togliendola dal consumo nevrotico delle cose e dei nomi. Così come aveva notato parlando di ricordo e ricordi in una ‘Bustina di minerva’, la sua rubrica de ‘l’Espresso’: «C’è da considerare (…) che intitolare a qualcuno una strada è il modo per condannarlo alla pubblica dimenticanza e a un fragoroso anonimato. Francamente la cosa è diventata insopportabile e c’è un unico modo per uscirne: una legge che proibisca di intitolare una strada a chi non sia morto da almeno cento anni». E insomma, dicono i suoi, visto che «non voleva il culto della personalità, per chi lo conosce non c’è da stupirsi» dinnanzi ad una simile estrema indicazione.

Via dunque dal ripetere e far ripetere invano il nome, come nella straordinaria ‘I am Nobody!’ di Emily Dickinson, per l’appunto ‘Io sono Nessuno!’, che riproponiamo in nostra traduzione. «Io sono Nessuno! Chi sei tu? / Sei Nessuno anche tu? / Allora c’è una coppia di noi! / Non dirlo! potrebbero avvertire, lo sai! / Che triste essere Qualcuno! / Così comune, come una rana / che gracida il proprio nome / per tutto giugno / a un ammirato pantano». Arte dall’anonimato e dell’anonimato, dunque. E ‘L’arte dell’anonimato’ è parallelamente esaminata dallo storico (dell’arte) Tomaso Montanari su ‘la Repubblicadi domenica 20 marzo 2016. A volte scegliere di non firmare le proprie opere, magari moltiplicando invece sin quasi all’eccesso produzione e diversificazione delle firme, può essere una scelta etica e ‘poetica’. Sino a divenire politica. Oggi lo fanno Bansky ‘dipingendo’ sui muri ed Elena Ferrante rappresentandosi sulla pagina. Come a suo tempo facevano gli artisti medioevali. Al di là della letteratura sono molti i pittori antecedenti il Rinascimento di cui ignoriamo l’identità. «Non tolleriamo che qualcuno ‘si nasconda’ dietro uno pseudonimo: e basterebbe la scelta del verbo ‘nascondersi’ per rivelare lo spirito vagamente inquisitoriale col quale guardiamo a chi vuole parlare solo con le proprie opere» nota Montanari. Comunque un comportamento di presenza-nascondimento che da un lato è l’opposto del narcisismo, dall’altro del narcisismo è la più alta forma.

E’ l’essenza della beffa-provocazione di Eco, il fondamento delle parole della Dickinson, la ragione di presenza che si rivelano attraverso la momentanea negazione di una parte di sé. Ed il voler riaffermare che se le cose hanno un valore, in questo caso di comunicazione ad ogni livello, lo hanno comunque. In qualche modo si tratta di un valore che si pretende e pone come ‘assoluto’, sciolto cioè da vincoli e contingenze. In fondo un volto, una biografia, una foto possono essere cose superflue quando si è scelto di negare al circo mediatico la propria persona. Se qualcosa deve restare, resterà, perciò è bello essere famosi anonimamente. Molto presuntuosamente, sino alla pretesa di far divenire l’assenza più acuta presenza.

 

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