domenica, Agosto 1

Scotch whisky simbolo di una Nazione field_506ffb1d3dbe2

0

 


Londra
– In molti la scorsa settimana avranno festeggiato la vittoria del ‘no’ nel referendum sull’indipendenza della Scozia con un brindisi. Certamente, tra questi, i lavoratori del settore produttivo del whisky nella parte settentrionale della Gran Bretagna, felici di aver scongiurato un’indipendenza che avrebbe potuto complicare l’esportazione della famosa bevanda.

Pensando alla Scozia ci sono alcune cose che vengono in mente subito, il tartan, la cornamusa e ovviamente il whiskey. O meglio, il whisky, senza la e, come viene infatti chiamato in Scozia  -e in Canada. Non è solamente la bevanda nazionale, un modo di vivere e una delle caratteristiche che li distingue dai ‘cugini’ inglesi,  ma anche e soprattutto una parte importante dell’economia del Paese. Quello prodotto in Scozia, inoltre, assume un nome proprio, lo Scotch whisky, utilizzando la forma un po’ desueta dell’aggettivo ‘scozzese’, che si usa solamente per bevande e prodotti tipici. Un’uscita dal Regno Unito avrebbe comportato l’aumento dei prezzi, una maggiore difficoltà ad entrare in determinati mercati e una generale necessità di riguardare il business. Tutto rimane, però, invariato grazie alla decisione di restare nel Regno Unito, anche se gli addetti ai lavori sperano in un supporto da parte del Governo per aiutare le esportazioni.

Una fetta importante dell’economia scozzese, lo Scotch Whisky ha raggiunto negli ultimi anni una fama mondiale e si è differenziato molto nella produzione. Soprattutto un prodotto da esportazione, lo Scotch è venduto in circa 200 Paesi nel mondo, secondo i dati diffusi dalla Scotch Whisky Association, rappresenta un quarto delle esportazioni di cibo e bevande del Regno Unito e circa l’80% percento delle esportazioni della Scozia.
Lo Scotch, una bevanda piuttosto costosa, spesso simbolo di un certo stato sociale, è considerato pregiato all’altezza dello champagne e ha vissuto un vero e proprio boom. Per semplificare, può essere definito Scotch, solamente il whisky che è prodotto in Scozia, maturato in botti di quercia per almeno tre anni e che ha specifiche caratteristiche regolate appunto dalla Scotch Whisky Regulations, che prevede direttive sulla produzione, etichettatura e marketing della bevanda.
Negli ultimi dieci anni le importazioni sono cresciute di circa 80%, dovute soprattutto all’espansione in mercati ed economie in crescita, come Russia, India e Paesi dell’America Latina. Un giro d’affari di oltre 4bilioni di sterline ogni anno, che direttamente e indirettamente, offre 35mila posti di lavoro, anche e soprattutto in aree dove altrimenti ci sarebbero poche alternative per la popolazione. Il turismo del whisky è in boom, così tutto un mercato intorno alla produzione, la letteratura sullo Scotch, la rete di distribuzione e i festival.

Un fenomeno globale che, però, deve il suo successo soprattutto al fatto che, a differenza di altri prodotti, è ancora prodotto da molte piccole distillerie, spesso indipendenti che immettono sul mercato prodotti diversi per gusto, maturazione e fascia di prezzo. Una tradizione dove si avverte un certo campanilismo. La Scozia è, infatti, a sua volta divisa in ben cinque regioni principali della produzione, e, a loro volta, ogni piccola località può vantare una specifica denominazione se il whisky è prodotto interamente in quel territorio. Più in generale, lo Scotch, si distingue tra single e blended, e questi a loro volta hanno delle sottocategorie.
I blended whiskies, o meglio una miscela di diversi whisky, sono i più diffusi, perché meno forti sul palato e soprattutto perché meno pregiati e meno costosi. Questi, infatti, rappresentano circa il 90% delle esportazioni. Come anche i meno intenditori sanno, più un whisky invecchia, più è pregiato. Fino a qualche decennio fa, infatti, i single malt, molto pregiati e dal sapore forte, erano difficilmente reperibili all’estero e noti solo tra i pochi esperti e appassionati. Oggi si sta diffondendo grazie appunto alla fama del whisky di essere un prodotto d’elite. Ogni Paese, poi, lo declina nel modo che preferisce, e se dove nasce è apprezzato con qualche cubetto di ghiaccio e un bicchiere d’acqua al lato, in Spagna, ad esempio, il blended whisky viene spesso unito alla coca cola mentre in Cina al green tea.

Un mercato in forte espansione che ha fatto ben sperare i produttori di Scotch in un’ascesa inarrestabile. La Scotch Whisky Association, che raccoglie la maggior parte dei produttori, presenta delle interessanti statistiche riferite allo scorso anno che suggeriscono che ogni secondo circa 40 bottiglie vengono esportate con un guadagno di 135 sterline al secondo, e 10mila persone sono direttamente impegnate nell’industria produttiva. Lo scorso anno, le 109 distillerie diffuse sul territorio nazionale, hanno prodotto e distribuito Scotch che ha contribuito per circa un bilione di sterline alle casse dello Stato.

A smorzare gli entusiasmi, subito dopo il sollievo del referendum, sono stati però gli ultimi dati che si riferiscono alle vendite del primo semestre del 2014in calo dopo oltre un decennio di crescita. Le esportazioni sono, infatti, scese di ben undici punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«Siamo fiduciosi sul futuro a lungo termine dello Scotch», fanno sapere dalla Scotch Whisky Association, «con molti progetti per nuove distillerie in corso, e fino a due bilioni di sterline in investimenti in Scozia fatti dagli stessi produttori». Mentre aumenta la richiesta in mercati come Taiwan e Francia, quest’ultima il più grande per quantità e seconda dietri agli Stati Uniti per valore, si è assistito a un declino in mercati come Cina, Brasile, Messico, gli Stati Uniti, e soprattutto nello snodo per il mercato asiatico di Singapore, dove si nota un calo del 47% nelle esportazioni.

Tra le cause citate da SWA per questi arresti nelle vendite ci sono «le ben-note misure anti-estravaganza in Cina», il rallentamento nella crescita di alcuni mercati e il de-stocking. «Ma in tutti questi mercati il whisky rimane popolare e i prospetti a lungo termine sono buoni», si legge in una nota diffusa martedì. «Siamo fiduciosi che lo Scotch Whisky continuerà a crescere nel lungo termine, non appena i mercati si stabilizzeranno e entreremo in nuovi mercati, come le economie emergenti dell’Africa», ha dichiarato David Frost, chief executive della Scotch Whisky Association, «ma è chiaro che a breve scadenza ci sono dei  venti contrari che influenzano le esportazioni».

Se prima del referendum la SWA si era dichiarata a favore del rimanere nel Regno Unito, firmando una lettera aperta suggerendo che non c’erano chiari vantaggi per i business in generale di ottenere l’indipendenza, a seguito dei risultati, Frost, a nome di SWA ha aggiunto il suo nome alla lista dei firmatari di una nuova lettera che chieda una devolution che sia ‘stabile e sostenibile‘.

«Le ultime figure ci ricordano inoltre che il successo dello Scotch Whisky non può essere dato per scontato. Abbiamo bisogno del supporto del Governo per abbattere le barriere commerciali e per entrare in nuovi mercati. È per questo motivo», continua Frost, «che vogliamo partecipare attivamente nel futuro dibattito sulla devolution, in modo da rendere possibile un ambiente favorevole al commercio per assicurarsi il futuro successo dello Scotch Whisky».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->