venerdì, Settembre 17

Scontrino o sconticino? field_506ffb1d3dbe2

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Formare correttamente la classe dirigente del futuro. Tema ‘caldissimo’ oggi in Italia dove la sfiducia dei cittadini nei confronti di chi siede in Parlamento è sfociata in manifestazioni di piazza violente che chiedono nuove, e diverse, rappresentanze politiche. Il tema è stato di recente argomento di un articolo de ‘L’Indroin cui si è raccontato della nascita della Florence International Autumn School, la prima scuola di alta formazione politica italiana.

Un’iniziativa lodevole e interessante” afferma Gustavo Ghidini, Coordinatore nazionale dell’Associazione Pubblici Cittadini (che si prefigge la diffusione della cultura della partecipazione e della progettualità politica attraverso l’elaborazione di proposte riformatrici di lungo termine) e docente all’Università di Milano “soprattutto se si avvale di insegnanti preparati e intellettualmente onesti e se assicura la possibilità di lunghi soggiorni di studio e lavoro in Paesi ad alta sensibilità civica, come quelli scandinavi“. Una scuola emblematica, quindi, della necessità di assicurare all’Italia una futura classe politica capace di governare, affrontando le numerose sfide che questo particolare periodo storico pone.

Sfide che l’attuale classe politica -almeno secondo la rivista ‘The Economist‘- non è riuscita ad affrontare facendosi trascinare in un vortice di «litigi e tradimenti. La recessione rende le riforme urgenti, ma i leader politici sono bloccati dalle lotte interne». Egoisti, autoreferenziali, corrotti, sono solo alcuni degli appellativi che i cittadini riservano ai politici, considerati, ormai da molti anni, il principale guaio del Paese.

Questa linea di pensiero può corrispondere in parte alla realtà, ma se l’Italia è rappresentata da persone di questo calibro è giusto chiedersene il motivo. I cittadini che le hanno elette non hanno alcuna responsabilità? Se per una volta si provasse a guardare l’altro lato della medaglia, ci si renderebbe conto che uno dei problemi della politica italiana sono gli stessi cittadini, spesso disinformati, disinteressati e privi di senso civico. “Basti pensare al diffuso senso di illegalità, all’evasione fiscale, alla ‘cultura’ della raccomandazione e del favore” commenta Ghidini “anche se le cose cambiassero, occorrerà attendere almeno due ricambi generazionali per vederne una qualche attuazione“.

La rappresentanza politica è spesso espressione della situazione sociale e culturale di un Paese; in altre parole, gli eletti rispecchiano gli elettori. Quindi, se la classe dirigente italiana è composta da individui – a detta degli stessi cittadini – impreparati, egoisti e corrotti, è perché “la carenza di senso civico nella popolazione determina lo svilupparsi di una ‘cattiva politica’, che spesso è solo specchio della società” afferma Paolo Graziano, docente al Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’Università Bocconi di Milano.

Senso civico assente, come dimostra il continuo calo di affluenza alla urne (alle elezioni 2013, è scesa di 7 punti percentuali rispetto al 2008) anche se la colpa viene, anche in questo caso, attribuita alla classe politica, accusata di allontanare i cittadini dal voto. Affermazione in parte vera ma, se un cittadino non si reca alle urne, è colpevole di non aver adempiuto ad un dovere e per questo motivo “un tale assenteismo esprime un criticabile disinteresse per la cosa pubblica” commenta Ghidini “e un disgusto ‘senza speranza’ nei confronti della classe politica“. In realtà, il desiderio di partecipazione “può anche essere soddisfatto al di fuori del momento elettorale.” continua Graziano “Questo soprattutto in un contesto in cui un potenziale elettore non trova candidati o partiti di suo gradimento. A me sembra che la volontà di partecipare ci sia, ma va rafforzato il legame tra eletti ed elettori che chiedono soprattutto un avvicinamento della politica ai problemi reali“.

Avvicinamento sempre più utopico, se consideriamo che i cittadini non sono mai stati così distanti dalle decisioni dei cosiddetti ‘palazzi del potere’. Il disinteresse diffuso e l’individualismo – intrinseco alla mentalità degli italiani e in parte causato dalla crisi che si sta abbattendo sul Paese – allontana sempre di più lo Stato dalla popolazione. “La diffidenza nei confronti della comunità politica ha radici storiche profonde;” spiega il professore della Bocconi “solo una maggiore capacità di analisi e di risposta ai problemi percepiti come prioritari dai cittadini (situazione occupazionale ed economica, prima di tutti) potrebbe avvicinare in modo stabile il ‘palazzo’ ai cittadini”.

Chi nella propria vita, incontrando amici o famigliari dopo le elezioni, non ha sentito pronunciare la frase ‘ho votato il meno peggio’, ecco, questa frase è “l’espressione di quel disgusto diffuso nei confronti della politica” incalza Ghidini “che spesso porta all’astensione“. Questa frase, di certo “non particolarmente nuova, mostra la necessità di un rinnovamento della classe politica italiana, che finora è stato solo parziale” polemizza Graziano.

Sin dai tempi della Democrazia Cristiana, che ha dominato la scena politica italiana per oltre trentacinque anni, erano in pochi ad ammettere platealmente di averla votata, eppure vinceva sempre. La stessa cosa è avvenuta negli ultimi vent’anni con Forza Italia prima e con il PdL dopo. Secondo Ghidini questo accade “perché i cittadini si vergognano di ammettere di votare secondo convenienze e opportunismi individuali o di ‘gruppo’ e non in base all’interesse generale“.

Di tutt’altro avviso Paolo Graziano: “Il contesto storico di cui è stata protagonista la DC e quello attuale non sono paragonabili, né sussiste una grande reticenza nel confessare di aver votato Forza Italia o PdL. Piuttosto, la reticenza ha riguardato il M5S” continua il docente “sottovalutato dai sondaggi e risultato poi particolarmente forte nei risultati elettorali“.

Fare buona politica, creare buoni politici è una delle tematiche più trattate negli ultimi anni, ma se si vuole accorciare la distanza tra cittadini e potere bisogna fuggire dalla retorica e dall’antipolitica. “L’educazione civica” rilancia Graziano “troppo spesso trascurata nelle scuole italiane, potrebbe costituire un ottimo punto di partenza. Ma bisogna renderla più comprensibile sotto forma di esempi pratici: ad esempio illustrare la virtuosità civica insita nella richiesta sistematica di scontrini o fatture, anche quando ci si trova davanti alla domanda indecente ‘scontrino o sconticino?’, che mostra quanto il bene pubblico possa essere messo in contrasto con il ‘bene’ individuale“.

Perciò, come si dovrebbe comportare un ‘buon cittadino’ per essere autorizzato a criticare chi governa? Tra i Paesi nostri vicini, molti sono gli esempi virtuosi, “basti pensare agli scandinavi, ai tedeschi, ai francesi o ai britannici” incalza Ghidini. Più ottimista nei confronti degli italiani il Professor Graziano che sostiene che “non sia necessario rivolgersi all’estero, anche in Italia ci sono tanti esempi di comportamenti pubblici virtuosi da cui imparare, dovremmo semplicemente capire come valorizzarli, insistendo soprattutto nell’ambito educativo“.

Infine, esiste un dilemma fondamentale che, da sempre, affligge soprattutto la comunità internazionale: gli italiani vogliono davvero una classe politica seria, coerente e che faccia rispettare le leggi e le regole dello Stato, o ‘predicano bene e razzolano male’? “Una larga fetta dell’elettorato sì” risponde Graziano “ma evidentemente non tutti gli italiani“.

 

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