domenica, Giugno 20

Scommesse e gioco d’azzardo: il grido d’allarme dell’Adoc Intervista a Maurizio Vannoli dell'Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (ADOC)

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Si pensi poi alla quantità di pubblicità, non scalfita minimamente per via della quasi inutilità dei divieti parziali introdotti con la Legge di bilancio 2016, basati su una raccomandazione della Commissione Europea del 2014, previsti solo per televisioni generaliste e in limitate fasce orarie.

L’effetto finora è stato quello che, concentrando gli eventi sportivi sulle tv specializzate ed essendo queste presenti non solo nelle case delle famiglie italiane ma anche in moltissimi luoghi pubblici, il messaggio del gioco d’azzardo arriva a tutti ed a tutte le ore. Addirittura i programmi di approfondimento su questi eventi sportivi sembrano essere diventati in un certo senso proprietà delle agenzie di scommesse, le quali sono riuscite ad ottenere un apposito angolo in cui un’avvenente presentatrice dà le quote ai telespettatori, anche tra il primo e il secondo tempo di una partita di calcio.

Infine forse l’aspetto più importante: il modo in cui il messaggio viene veicolato. Partendo dal presupposto che “è erroneo ritenere che il giocatore giochi esclusivamente per denaro, in quanto quella economica è la miccia dell’innesco, con il comportamento successivo determinato soprattutto dalle sensazioni gratificanti attivate dal rilascio di dopamine in alcune aree del cervello”, le tattiche pubblicitarie puntano proprio su questo aspetto.

Si pensi alle musiche martellanti create allo scopo di aumentare l’adrenalina e l’urgenza compulsiva di scommettere, ma anche a meccanismi di circuizione meno sottili che però tanto efficaci risultano essere soprattutto nei confronti della fascia più giovane della popolazione, quella che negli ultimi anni è stata maggiormente avvicinata alla pratica della scommessa, anche all’insaputa dei genitori. Negli spot per esempio vengono illustrate le probabilità statistiche delle possibili vincite, ma non vengono illustrate le modalità con le quali chi “detiene il banco” costruisce quelle percentuali.

C’è poi il sistema di elargizione di bonus economici, attraverso il quale vengono regalati soldi da giocare inizialmente in modo da testare il prodotto per poi eventualmente diventarne dipendente. E sotto il profilo dell’aiuto e della prevenzione contro la dipendenza dal gioco si riscontra l’insufficiente tramutazione in fatti di quanto raccomandato dalla Commissione Europea nel 2014, non avendosi riscontro negli spot delle eventuali linee telefoniche alle quali i giocatori possono ricorrere per chiedere assistenza sul loro comportamento di gioco e sulla loro possibilità di autoescludersi facilmente dai siti di gioco d’azzardo.

Siti per il cui accesso l’ADOC ha riscontrato un’assenza di filtri ed una facilità di accesso per i minori disarmante.

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