mercoledì, Aprile 21

Scommessa non vincente field_506ffb1d3dbe2

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Su internet si trovano forme di pubblicità molto diverse dal tradizionale spot’ televisivo. La pubblicità via web cammina sul numero degli utenti che si possono raggiungere con banner, pop-up, link sponsorizzati, finestre intermedie, pubblicità via social network o email, buzz marketing (passaparola) e marketing ‘virale’. La varietà di queste forme pubblicitarie e la loro capacità di essere onnipresenti – praticamente in ogni pagina web – non è la sola caratteristica. Sono talvolta anche difficili da identificare, perché il messaggio può essere integrato nel corpo del testo che stiamo leggendo o può imitare un testo anche giornalistico.

Il panorama è invitante: per promuovere prodotti e servizi si usano adserver (strumenti per personalizzare il messaggio pubblicitario secondo le preferenze di navigazione di ogni utente) e il risultato si misura con CTR (click-through-rate: rapporto tra click e visualizzazioni, serve a misurare l’efficacia di una pubblicità). Il messaggio centrale della gran parte dei siti che invitano a risparmiare è: ‘puoi comprare un oggetto che vale 1000 pagandolo solo 100’. Sappiate che non è sempre vero e anche quando il messaggio corrisponde a verità è sempre bene andarci cauti.

Hanno un certo successo i siti che vendono ‘coupon’: Groupon, Groupalia, Glamoo, un italiano ‘PrezzoFelice’ e moltissimi altri. Il meccanismo qui è ‘regolare’ e la sola raccomandazione è fare attenzione a ciò che si compra. Il meccanismo è quello dei gruppi d’acquisto: più persone comprano, più scende il prezzo. Fin qui nulla da dire: cene complete a 18 euro, 6 trattamenti estetici a mani e piedi per 29 euro, occhiali e abiti a prezzi modici. Ma si trovano anche tagliandi per analisi del DNA (che servirebbero per pensare programmi di dimagrimento), ecografie o altri trattamenti medici e addirittura di chirurgia estetica. Il consiglio è ovvio: i trattamenti medici è meglio farli su consiglio del proprio medico curante o con il suo parere. Per il resto, a parte il suggerimento di verificare preventivamente il prezzo reale di mercato, il solo problema di queste offerte potrebbe essere quello di non corrispondere alle aspettative.

Quello della corrispondenza tra aspettativa e realtà è un problema antico. Attiene alla qualità dell’informazione verso il pubblico e a questioni deontologiche e morali. Lo spunto per una riflessione in merito lo cogliamo da MadBid e dal mondo delle aste online. Circola in rete un articolo promozionale firmato da una tale Chiara, che parla dell’acquisto di un iPad Air a poche decine di euro, fatto su MadBid e inizia così: «Come sicuramente vi sarete accorti, un nuovo fenomeno sta prendendo piede in Europa e Nord America: i siti di aste al centesimo». Voi lo scrivereste così? Inserireste i link al sito in coda all’articolo? Si cita nell’occhiello dell’articolo un presunto studio di “Consumer Review” sul tema e se cliccate sul titolo della presunta recensione andrete nel di MadBid, non su “Consumer Review”.

Citiamo invece un articolo di ‘The Guardian’ tra i numerosi articoli che spiegano perché siti come MadBid non solo sono una grossa fregatura, ma sono anche un rischio perché attivano i meccanismi del gioco d’azzardo.

Ed ecco come funziona MadBid. Vi chiederanno di accreditarvi e fornire il vostro numero di cellulare. Vi proporranno l’acquisto di ‘crediti’, cioè di gettoni, come in un casinò, che danno il diritto a fare delle puntate. Ogni gettone vale 1 centesimo, ma ne costa 10.

Ogni prodotto è bandito con base iniziale di zero centesimi. Per far salire la base si fanno delle ‘puntate’ che fanno salire il prezzo di 1 centesimo. Ma ogni puntata costa minimo 4 gettoni, dunque ogni centesimo del prezzo dell’oggetto va moltiplicato per il costo delle puntate, tra i 40 e gli 80 centesimi ciascuna. Facciamo un caso specifico: mi aggiudico un iPad 64G retina display a 38,81 euro. A MadBid ne arrivano 1552,40 (3881 puntate a un centesimo ciascuna, ciascuna puntata costa 4 gettoni da 10 cent, al minimo). Più spese di spedizione e IVA. In sé e per sé sembrerebbe comunque un buon affare, a patto di non tenere conto che: a) se si partecipa a un’asta del genere si fanno molte puntate e a meno di non vincere (non capita così spesso) si spendono soldi inutilmente, esattamente come in una slot machine; b) tra le regole previste dal contratto c’è quella che prevede la possibilità, per MadBid, di annullare l’asta e revocare l’offerta – anche per le aste in corso.

Inoltre il sito mette a disposizione degli utenti un sistema automatico di puntata, che – anche se non state fissi davanti al pc – punta per voi e consuma i vostri crediti. Probabilmente invano. Sarebbe interessante sarebbe scoprire quanto punta una singola persona per aggiudicarsi un’asta, ma intuitivamente non è poco (si mettono all’asta anche delle auto). Un altro meccanismo usato da MadBid per attrarre utenti è quello dei rimborsi-sconto. Se perdo un’asta per un oggetto, ricevo in cambio il 90% di quanto ho perso sotto forma di sconto. Cioè: ho speso 100 euro per un oggetto che ne vale 200, ricevo uno sconto di 90 e aggiungendo 110 euro compro l’oggetto a prezzo pieno. Più IVA e spese di spedizione. Sarebbe divertente se non fosse drammatico, molte persone ritengono di non aver perso del denaro per aver comprato un prodotto a prezzo pieno (spesso più alto nel sito di quanto non risulterebbe se acquistato in un qualsiasi negozio), più spese e IVA. Ma… se ci si collega a MadBid non lo si fa perché non si aveva la capacità di comprare un prodotto in negozio?

Dunque, ricapitolando: fanno spendere e spesso invano, garantiscono guadagni enormi a chi bandisce le aste, non restituiscono un servizio né una garanzia a chi partecipa. Quanto vale questo settore? Nel 2012 MadBid ha guadagnato 9 milioni di euro, tra vendite dei beni e dei crediti.

Il Ministero delle attività produttive con la Circolare 17 giugno 2002, n. 3547/C -D.lgs 114/98 – Commercio elettronico. Indicazioni sulle aste on line rappresenta la normativa nazionale sul tema. Una normativa molto complicata, basata sulla titolarità del sito d’aste. Risulta, alla fine, escluso dalla possibilità di realizzare aste online solo il dettagliante che acquista beni per poi metterli in vendita all’asta.

«I soli “professionisti” ai quali le aste on line sono precluse sono gli operatori dettaglianti che svolgono l’attività di acquisto per la rivendita ai consumatori finali» (Interlex.it). E anche se il D.lgs. 114/98 pone un generale divieto: «art. 18.5 – Le operazioni di vendita all’asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate», ciò nonostante nel 2013 sono stati 14 milioni gli italiani che hanno realizzato acquisti via web (rappresentano la metà degli italiani connessi, 26 milioni in tutto secondo il rapporto Eurispes 2013).

Secondo Global Web Index, nel suo report sull’ecommerce, in Italia il numero di utenti internet che acquistano via web è sensibilmente inferiore alla percentuale mondiale (66%) mentre il comportamento degli italiani in rete è più orientato all’infocommerce (acquisisco informazioni online, poi vado ad acquistare nel punto vendita tradizionale). Acquisiscono informazioni sul web -poi vanno a comprare nel negozio- ben l’85% degli italiani. Se da un lato questo rappresenta un indice di ‘immaturità’ del mercato web, certo significa anche una maggiore capacità di sopravvivere per i negozi tradizionali.

Uno studio di ContactLab riporta infine le motivazioni degli italiani che comprano online: secondo ‘E-Commerce Consumer Behaviour Report 2012’: il vantaggio economico (89%), la facilità di reperire i beni (84%), la scelta (80%), la possibilità di comparare la possibilità prezzi e prodotti (77%), la disponibilità di informazioni e dati (76%), il risparmio di tempo (65%).

Ma ancora più interessante notare, nello stesso studio, che le piattaforme utilizzate per lo shopping online vedono per il 58% gli acquisti nelle biglietterie e ben al 40% i siti di vendite tra privati (annunci e aste), al 30% i gruppi d’acquisto via coupon. Ovviamente la speranza di risparmiare è il primo punto.

Per tornare -e chiudere- sulle aste online, dunque: se si desidera acquistare online a prezzi vantaggiosi è meglio servirsi di siti per la comparazione dei prezzi o di gruppi d’acquisto (se si tratta di coupon, sarà bene ragionarci un po’ sopra, prima di farsi prendere dall’entusiasmo) lasciando perdere le aste online, ancora poco regolamentate e libero territorio per speculazioni ai danni degli utenti. Seppure formalmente non illegali, operano con gli stessi meccanismi relativi al gioco d’azzardo. 

 

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