venerdì, Maggio 14

Sciopero, un tourbillon di emozioni

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E’ stata una giornata di grande tensione e di forti scontri in Italia per via dello sciopero attuato dalla Cigl e dalla Uil. Scontri ma soprattutto cori da parte di coloro che protestano contro il Job act, la legge di stabilità e un rinnovo al contratto degli impiegati pubblici che manca ormai dal 2009. Una giornata che evidenzia ulteriormente quanto sia alta la tensione nel Bel Paese per via di una crisi economica che tarda ad allontanarsi e di un governo che, secondo i sindacati, non fanno il bene dei propri tesserati.

Se da una parte però c’è stata la Cisl, con Anna Maria Furlan in testa, che ha criticato lo sciopero generale indetto da Cigl e Uil in quanto non ritenuta una valida soluzione per risolvere le questioni del Paese, dall’altra Cigl, Uil e Fiom, hanno continuato la loro lotta.

Alle parole di Susanna Camusso «la divisione fa male al lavoro, bisogna avere il coraggio di contrapporre a chi frantuma la straordinaria storia del movimento operaio» ha proseguito il leader della Fiom, Maurizio Landini, che in merito allo sciopero di oggi ha detto: «non ci fermiamo, Renzi può mettere tutte le fiducie che vuole, anche una al giorno, la lotta continuerà. Quando la logica è che il lavoro lo puoi scambiare con i soldi – ha aggiunto riferendosi alla modifica dell’articolo 18 – allora il lavoro diventa una merce. Ma se a uno che è abituato a pensare che tutto si può comprare o vendere qualcuno dice a me non mi comperi perché non sono in vendita, allora il gioco cambia. Se Renzi vuole unire il Paese tolga dal tavolo l’articolo 18».

Lotta ad oltranza quindi da parte dei sindacati che rivendicano più diritti per i propri iscritti. Sulla stessa lunghezza d’onda di Cigl e Fiom c’è anche la Uil con il segretario Carmelo Barbagallo che pone all’attenzione del governo un altro problema: «Siamo un Paese strano dove la ‘buona’ scuola è la penultima in Europa perché si spendono più risorse per i ricercati che sulla ricerca».

Insomma un tourbillon di emozioni vissute solo nell’arco di una giornata ma con un unico obiettivo: far capire al governo di cosa, secondo i sindacati, questo Paese ha bisogno. Sapere con certezza quando terminerà questo braccio di ferro tra sindacati e governo è impossibile saperlo. Fatto sta che dall’inizio dell’anno ad oggi in Italia ci sono già stati circa 1.300 scioperi. A confermare tali cifre è il presidente della Commissione di Garanzia, Roberto Alesse  che, a Radio24 ha sottolineato: «bisogna fare veramente uno sforzo per cercare di rilanciare un metodo di concertazione finalizzato a raffreddare il conflitto. Altrimenti – aggiunge – non se ne esce da questa situazione cronica. Ci vogliamo mettere tutti intorno al tavolo o vogliamo andare avanti così all’infinito? Non possiamo rassegnarci».

Per il premier Matteo Renzi non c’è solo da risolvere però la questione sindacati ma anche il problema inflazione. Secondo uno studio effettuato dall’Istat, a novembre l’indice dei prezzi al consumo al lordo dei tabacchi diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,2% nei confronti di novembre 2013.  Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” resta stabile a +0,5%; mentre al netto dei soli beni energetici, sale a +0,6%, da +0,4% di ottobre.

Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, il lieve aumento  dell’inflazione tendenziale rispetto a ottobre deriva soprattutto dalla ripresa su base annua dei prezzi degli alimentari non lavorati (+0,8%, da -0,2% di ottobre) e, in minor misura, di altre tipologie di prodotti. Questa dinamica è in parte bilanciata dall’accentuazione della flessione tendenziale dei prezzi degli energetici non regolamentati (-3,1%, da -2,2% del mese precedente).

Malgrado le aspre critiche interne al paese, il governo italiano riceve i complimenti, per il lavoro svolto finora e per le riforme che vuole attuare, dal Commissario Ue agli Affari Economici, Pierre Moscovici, che, parlando nella capitale italiana ha detto: «Trovandomi qui a Roma, devo riconoscere il grande sforzo delle riforme poste in essere, che la Commissione accoglie favorevolmente per costruire un’economia più competitiva con maggiore occupazione e crescita. Devo fare un tributo alla presidenza italiana della Ue – ha aggiunto -, che ha consentito buoni progressi all’ultimo consiglio Ecofin, ad esempio rafforzando la Mifid, per lottare contro certi meccanismi fiscali. Non dobbiamo indicare ai Paesi la lista delle riforme da fare. L’importante è che le riforme, che scelgono loro, spingano la crescita, anche nel lungo termine».

Se in Italia le tensioni ed il malumore lo crea la crisi economica, in Europa ci pensa invece Jean-Claude Junker. Il neo presidente della Commissione europea ha purtroppo commesso una “gaffe” parlando del dibattito politico interno della Grecia. Juncker ha lanciato un  avvertimento sul fatto che potrebbero crearsi nuovi problemi al Paese mediterraneo se i greci voteranno in modo «sbagliato». E’ ovviamente una chiara allusione all’ipotesi di una possibile vittoria dei radicali di sinistra di Syriza alle probabili elezioni anticipate di febbraio. In questo momento la Grecia si ritrova ad affrontare il nodo delle elezione del Presidente della Repubblica e le dichiarazioni del numero uno della Commissione europea potrebbero avere un effetto non del tutto positivo sul governo greco.

Il primo ministro greco Antonis Samaras è alla ricerca di voti per raggiungere la soglia necessaria all’elezione del presidente della Repubblica ed evitare elezioni anticipate ad alto rischio e in questo momento, una possibile elezione del Presidente della Repubblica al primo turno, sembrerebbe esser esclusa.

Notizie positive in Europa giungono dal punto di vista dell’occupazione e dell’industria. Secondo Eurostat, sul fronte del lavoro  si è registrato un aumento dello 0,2%  all’interno dell’Eurozona e dello 0,3% nella Ue a 28. Nel trimestre precedente, si erano registrati progressi dello 0,3% in entrambi i casi.

Per quanto concerne la produzione industriale dell’eurozona e dell’Ue, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea,  ha evidenziato un incremento mensile dello 0,1%, dopo rispettivamente il +0,5% e +0,6% di settembre. In crescita di +0,7% e +0,8% anche rispetto a un anno fa.

In un contesto economico e politico del genere, aggiungendoci anche il crollo del petrolio sotto quota 59 dollari al barile, le Borse fanno registrare nella giornata di oggi ulteriori cali.  Piazza Affari chiude a -1,7%, mentre Londra cede l’1,4%, Francoforte l’1,5% e Parigi l’1,6%. Debole in avvio Wall Street con il Dow Jones  che perde lo 0,4% mentre il Nasdaq cede lo 0,9%. Bene invece la Borsa di Tokyo con l’indice Nikkei che ha chiuso in rialzo dello 0,66% spinto dal buon andamento delle vendite al dettaglio Usa.

 

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