mercoledì, Ottobre 20

Sciopero del 5 dicembre, possibile spaccatura Cigl-Uil Merkel bacchettata dai Saggi sulla politica fiscale tedesca

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Si è conclusa in maniera leggermente positiva la giornata per le Borse europee che, riducono il calo  dopo le vendite all’ingrosso americane migliori delle stime degli analisti, in rialzo dello  0,2% a fronte di un atteso calo dello 0,1%. Milano resta la peggiore con un Ftse Mib -2%, mentre Francoforte chiude a -1,57%, Madrid a -1,55%, Parigi a -1,3% e Londra a -0,2%. Pochi cambiamenti rispetto a ieri a Wall Street Dow Jones che chiude a  -0,18% e il Nasdaq  a -0,04%.

Intanto oggi è intervenuto al convegno su Federico Caffè, presso l’Università di Roma Tre, il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha detto: «Sono qui per spiegarvi l’azione che la Bce ha intrapreso per rispondere alla crisi in cui l’area euro, e specialmente l’Italia, si trovano. L’attuale livello di disoccupazione è inaccettabile, va contro ogni nozione di equità ed è la più grande forma di spreco di risorse. La Bce si è impegnata a continuare l’espansione del suo bilancio fino a riportarlo ai livelli del 2012 e a ulteriori misure se tutto ciò che è stato deciso non sarà sufficiente».

Durante il convegno sull’uomo che Draghi considera un “maestro”, il numero uno della Bce ha evidenziato ulteriormente l’importanza delle riforme strutturali, senza le quali, il lavoro della Bce verrebbe vanificato: «Una politica monetaria espansiva e una politica fiscale con maggiori investimenti e minori tasse non sono sufficienti a generare una ripresa della crescita forte e sostenibile senza le necessarie riforme del mercato del lavoro e dei prodotti. Non si tratta di perdere la sovranità”, quella l’hanno persa i Paesi troppo indebitati, ma di acquistarla condividendola con altri Paesi dell’Eurozona».

Se da un lato c’è un Mario Draghi pronto a spiegare e a “giustificare” l’operato della Bce, dall’altro c’è il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che oggi ha risposto alle accuse di sospetti aiuti di stato illegali durante i suoi 18 anni da premier del Lussemburgo. «Le decisioni fiscali – ha detto Juncker-  sono prassi consolidata, sono dichiarate legali dalla Commissione purché non discriminatorie, e questo le leggi del Lussemburgo lo prevedono. In tutta la mia vita ho lavorato per promuovere l’armonizzazione fiscale in Europa»

Juncker ha poi anche annunciato di aver proposto nella riunione di oggi dell’esecutivo Ue il lancio di una nuova direttiva per lo scambio automatico tra gli stati Ue di informazioni sui trattamenti fiscali anticipati (tax rulings) concordati con le aziende. Tale situazione, che porta ad «una tassazione molto bassa per alcuni – ha detto Juncker –  è frutto dell’imposizione fiscale non armonizzata in Ue, e per questo ora sto annunciando che lavoreremo per quello. Domani al G20 proporrò di allargare il sistema degli scambi automatici di informazioni sui tax ruling». Su tali tematiche se ne «incaricherà il commissario Pierre Moscovici di elaborare una direttiva».

La giornata di oggi verrà ricordata anche per le critiche sulla politica fiscale adottata da Angela Merkel in questi anni. Secondo i Cinque Saggi, il massimo organismo tedesco di analisi e consulenza economico-finanziaria dell’esecutivo, nel loro consueto rapporto annuale reso pubblico stamane, hanno evidenziato come in questi anni la spesa pubblica si aumentata, cosa che può incidere sul mercato del lavoro rendendolo meno flessibile. Infatti, i saggi riducono pesantemente le loro stime di crescita del prodotto interno lordo della prima economia europea, dall’1,9 a un misero 1,2 per cento quest’anno, e di appena l’1 per cento per il 2015, quindi meno dell’1,3 per cento previsto dall’esecutivo. Il documento di 400 pagine è volto a ridicolizzare la politica attuata in questi anni dal governo tedesco, troppo accondiscendente quando si parla del welfare interno e allo stesso tempo troppo severo nei confronti degli altri Stati europei, perdendo così di credibilità.

Se la Merkel deve vedersela con i Saggi, il premier italiano, Matteo Renzi, deve far fronte alle decisioni prese dalla Cigl in merito alla Legge di stabilità. Infatti, dopo la manifestazione di sabato scorso a Roma, il leader della Cigl, Susanna Camusso, ha presentato questa mattina al direttivo del sindacato la richiesta di scioperare il 5 dicembre per 8 ore. Tale richiesta è stata accettata ed ora si aspettano le mosse della Cisl e della Uil. «La proposta che facciamo a Cisl e Uil – ha detto Camusso – è di convergere tutti su quella data. Credo sia interesse e responsabilità di tutti ascoltare le piazze e le iniziative che ci sono». Non è tardata la risposta del governo tramite il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha detto: «Ho già detto in passato che rispetto alla legge di Stabilità e al Jobs Act non credo ci siano i motivi per indire uno sciopero. Ma questa è una responsabilità e compete al sindacato. Da questo punto di vista credo che non si possa che prendere atto e rispettare la scelta fatta»

La decisione presa dalla Cgil rischia però di spaccare il fronte sindacale in quanto in mattinata, è arrivata la convocazione da Palazzo Chigi delle parti sociali per il 17 novembre. Una decisione maturata dal ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia, dopo la manifestazione di Roma. Tale mossa è stata interpretata dalla Uil come una forma di apertura e proprio su tale argomento, il segretario generale, Carmelo Barbagallo, ha detto: «Ho fatto bene a chiedere di aspettare» a proclamare lo sciopero generale. Barbagallo, infatti, aveva chiesto alla Cgil di non indicare una data per l’eventuale sciopero e di procedere alla mobilitazione insieme agli altri sindacati. Purtroppo così non è stato ed ora la Camusso, oltre a dover cercare di dribblare l’ironia della rete sul “lungo ponte”, dovrà anche cercare di ricompattare i sindacati per la lotta al governo. 

 

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