lunedì, Giugno 27

Scholz in ‘Mission (Almost) Impossible’ in Africa. L’Africa è persa per l’Occidente? La visita del Cancelliere tedesco Olaf Scholz in Africa, il continente che detiene la chiave della resilienza economica (e politica) dell'Europa. Un viaggio difficile, in considerazione delle reazioni e non comprensioni della 'neutralità africana' in fatto di guerra ucraina da parte dell'Occidente

0

«L’Africa è diventata la vittima collaterale di un conflitto lontano, quello tra Russia e Ucraina», ha affermato, ieri, Moussa Faki Mahamat, Presidente della Commissione dell’Unione Africana, nel corso della celebrazione della Giornata dell’Africa, che si celebra ogni anno il 25 maggio -nell’anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) il 25 maggio 1963, che è diventata poi l’Unione Africana nel luglio 2002. «Sconvolgendo profondamente il fragile equilibrio geopolitico e geostrategico globale, ha anche gettato una luce dura sulla fragilità strutturale delle nostre economie. Il segno più emblematico di queste fragilità è la crisi alimentare seguita ai disordini climatici, la crisi sanitaria del COVID-19, amplificata oggi dal conflitto in Ucraina. Questa crisi è caratterizzata da una contrazione dell’offerta mondiale di prodotti agricoli e da un’inflazione vertiginosa dei prezzi alimentari».
E infatti, malgrado il continente abbia il 60% della terra arabile mondiale, l’Africa, con una popolazione stimata di 1,3 miliardi, è un importante importatore di cibo e la guerra in Ucraina minaccia di tagliare le forniture (in primo luogo di grano e mais) a gran parte del continente. Milioni di persone ora rischiano di essere spinte verso la povertà e la malnutrizione e la stabilità e la sicurezza potrebbero essere a rischio se l’insicurezza alimentare persiste. E’ quella che in Occidente è già stata definita la ‘Guerra del Pane‘, in vista dei disordini sociali facili da prevedere se la crisi alimentare persisterà nei mesi a venire.

La ‘Guerra del Pane’ sta tenendo banco, e in questa fase è al centro delle attenzioni internazionali.
Ma l’Africa èvittimaanche in senso geopolitico. L’Occidente questo aspetto lo ignora, ma in Africa inizia essere un problema del quale si dibatte e che potrebbe entrare e stabilizzarsi nellamemoria culturaledel continente.
Per inquadrare il problema si deve ritornare alle tre votazioni, presso le Nazioni Unite, delle risoluzioni di condanna della Russia per la guerra in Ucraina: due per condannare l’invasione russa e una per sospenderla dal Consiglio per i diritti umani. Queste risoluzioni sono state approvate. Ma se si sommano le dimensioni della popolazione in quei Paesi che si sono astenuti o hanno votato contro, si scopre che questi Paesi rappresentano più della metà della popolazione mondiale. Una questione tutt’altro che trascurabile nell’economia della lettura geopolitica. Se poi si va a guardare a quale continente questa popolazione appartiene, si scopre la parte del leone dell’Africa. L’Africa, come gran parte del mondo, dunque, non è allineata con l’impostazione della guerra di Washington,dove Washington sta per Occidente, o per quella parte di mondo occidentale alleato USA.
Questa posizione africana è stata definita ‘neutralità africana‘, e a Washington questaneutralitànon è stata affatto gradita. Anzi. , per altro, secondo la lettura africana, è stata compresa. Gli Stati Uniti ritengono che tale posizione sia il frutto delle ingerenze russe e cinesi, e sono al lavoro per provare a ‘ripulire’ il continente da tali ingerenze. Ciò non solo non comprendendo le ragioni profonde, ma anche che, probabilmente, l’Africa per l’Occidente si può dire persa, secondo alcuni osservatori.

Tra i momenti che hanno acceso il dibattito in Africa su questo tema, l’esame da parte del Congresso degli Stati Uniti, ad aprile, di un disegno di legge volto a «contrastare l’influenza e le attività maligne» della Russia e dei suoi delegati in Africa. Un intervento, lo scorso 20 maggio, sul quotidiano nigeriano ‘Premium Times‘, dal titolo ‘Proposed U.S. law seeks to punish African countries for ‘aligning’ with Russia‘, e uno, nella stessa data, sulla testata sudafricana ‘Daily Maverick’, dal titolo ‘US bill to counter ‘malign’ Russian activities in Africa could see continent caught in crossfire‘, esprimono bene come alcuni giornalisti e cittadini africani considerano la politica estera degli Stati Uniti in Africa, ovvero «una politica principalmente guidata da preoccupazioni geopolitiche sui rivali Russia e Cina, piuttosto che sulla prosperità degli africani», commenta Nosmot Gbadamosi, giornalista multimediale specializzata sull’Africa di ‘Foreign Policy‘.

Questa settimana, il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha condotto il suo primo viaggio da Cancelliere in Africa, facendo tappa in Senegal, Niger, Sudafrica. Un viaggio considerato molto importante. «L’Africa detiene la chiave della resilienza economica dell’Europa, soprattutto perché l’Europa continua a disaccoppiarsi dalla Russia», afferma Theodore Murphy, direttore del programma Africa presso l’European Council for Foreign Relations.
La visita di Scholz è stata attenzionata in tutto il continente. Al centro della visita proprio le conseguenze della guerra in Ucraina, per l’Europa, la quale in questo momento si trova ad avere bisogno dell’Africa.
Spiega Murphy: «la futura indipendenza energetica dell’Europa non consiste nello scambiare il combustibile fossile russo con un nuovo fornitore, ma piuttosto nello spostare del tutto gli obiettivi dell’approvvigionamento energetico. L’energia rinnovabile rappresenta il proiettile d’argento, liberando l’Europa dalla dipendenza dai combustibili fossili e fornendo al contempo un trampolino di lancio fondamentale sulla strada verso la neutralità del carbonio. Da questo punto di vista, il disaccoppiamento forzato dalla Russia, pur provocando un forte shock a breve termine, rientra in definitiva ben all’interno degli obiettivi strategici europei. Ma, mentre l’energia rinnovabile rimuove una dipendenza, ne crea altre». E qui entra in scena l’Africa.
«In primo luogo, la tecnologia verde necessaria per generare energia rinnovabile -pannelli solari, turbine eoliche, batterie- richiede minerali e metalli per essere prodotta. La Russia è una fonte di alcuni di questi materiali (come rame e nichel), mentre il rivale sistemico dell’Europa, la Cina, ha lavorato attivamente per proteggere alla fonte queste materieprime e minerali (CRM) critiche. L’Africa non è l’unica fonte di CRM al mondo, ma la combinazione dell’aumento della domanda dalla transizione accelerata dell’Europa verso l’energia rinnovabile e il disaccoppiamento dalla Russia come fonte di CRM (e, potenzialmente, alla fine, la Cina) significa che l’importanza dell’Africa per l’Europa sta crescendo in maniera decisiva». Così inizia a prendere forma il significato cruciale della visita del Cancelliere tedesco nel continente.
Non solo.

In secondo luogo, prosegue Theodore Murphy, «il piano europeo per le energie rinnovabili, REPowerEU, prevede che l’Africa sia una fonte di energia rinnovabile per l’Europa. Gli europei stanno già guardando all’idrogeno verde, una forma di gas pulito, come la prossima e più importante esportazione di energia dell’Africa. La sua produzione richiede enormi input di elettricità che il potenziale ricco di energia solare dell’Africa potrebbe generare».

«Infine, c’è il ruolo dell’Africa nel colmare il fabbisogno immediato di combustibili fossili dell’Europa creato dal disaccoppiamento dalla Russia. L’Africa possiede notevoli riserve di gas naturale. Dal momento che un’energia rinnovabile adeguata per l’Europa non è ancora disponibile, ciò significa che una sostituzione del combustibile fossile è inevitabile«. «L’Europa ha bisogno sia di petrolio che di gas; ma il petrolio è più facilmente sostituito sul mercato aperto globale del gas. Quindi, è il gas il punto in cui l’immediata soluzione energetica dell’Europa è più urgente«»
«L’Africa ospita parte della rara capacità di gas in eccesso del mondo. L’Algeria è collegata alla Spagna tramite un gasdotto fisico, così come la Russia all’Europa orientale. L’Africa sudorientale e occidentale dispone di vaste riserve, non ancora sfruttate appieno, mentre l’Egitto e, presto, il Senegal, dispongono già delle riserve e delle infrastrutture per la produzione di gas naturale liquefatto (GNL), esportabile e trasportabile via mare. Il GNL è particolarmente critico per la Germania, e altri Paesi dell’Europa orientale, che hanno perseguito una politica di (inter)dipendenza intenzionale attraverso gasdotti verso la Russia piuttosto che diversificare i propri mezzi di approvvigionamento.

In questo contesto, la tappa di Scholz in Senegal è stata ampiamente interpretata come la caccia di un altro leader europeo per l’acquisizione di gasurgentemente necessaria. Ma ciò che realmente illustra è la tensione tra la politica climatica europea (nessun nuovo investimento nello sviluppo di combustibili fossili) e la sicurezza energetica europea (ristrettezza nel mercato globale del gas e disaccoppiamento dal gas russo). Rapporti sui media hanno trascurato il fatto che il gas senegalese in arrivo nel 2023 non può andare in Germania anche se Scholz lo volesse, poiché è già pre-impegnato per gli investitori a lungo termine in Asia. Se ci fosse una prospettiva per la Germania, sarebbe nel concludere un accordo per lo sviluppo a medio termine e l’eventuale fornitura di nuova capacità di GNL senegalese alla Germania. Quindi l’Africa ha analizzato la visita di Scholz, e in particolare la tappa in Senegal, alla ricerca di segnali di un cambiamento nella politica climatica europea, che, se si verificasse, aggiungerebbe la sicurezza energetica tramite il gas come terzo legame essenziale nelle relazioni Africa-Europa».

«Nonostante la retorica europea contraria, negli ultimi decenni il rapporto Africa-Europa ha ristagnato nel paradigma della beneficenza, anziché essere partenariato. Ma ora l’Europa ha davvero bisogno di una vera partnership strategica con i Paesi africani per poter negoziare la crisi energetica, affrontare la crisi climatica, evitare future crisi migratorie e competere con i rivali geopolitici.«», afferma il direttore del programma Africa dell’European Council for Foreign Relations.
Questo è il motivo per cui Scholz ha annunciato,durante il suo tour, che l’Europa avrebbe lavorato per ristabilire le esportazioni di grano in Africa. Questo non è stato solo un atto umanitario di carità, ma una decisione intelligente basata sugli interessi. Rafforza il partenariato Africa-Europa, ma contrasta anche l’influenza della Russia».
«La Russia pubblicizza apertamente la sua intenzione di strumentalizzare il cibo al servizio dei suoi obiettivi geopolitici. Il cibo diventa quindi una valuta russa di influenza con gli Stati africani dipendenti, mentre alcuni affermano anche che è in corso un gioco più grande: armare la migrazione africana istigando la carestia in Africa per alimentare la migrazione verso l’Europa. La dipendenza dell’Europa dal petrolio e dal gas della Russia era una leva di influenza; destabilizzare le società europee e, con esso, fomentare conflitti politici, è un altro modo per indebolire la resilienza dell’Europa nel sostenere l’Ucraina».
«La visita di Scholz ha catturato l’attenzione in tutta l’Africa. Il proseguimento degli impegni in materia di sicurezza alimentare ora deve concretizzarsi come prova della serietà dell’Europa e come mezzo per affiancare la sua ricerca del partenariato con l’Africa nei settori critici per la sicurezza energetica e gli obiettivi climatici dell’Europa. In un modo o nell’altro, l’evoluzione delle esigenze dell’Europa la costringerà a instaurare una relazione più strategica con l’Africa. Non c’è motivo per cui la visita di Scholz non possa essere il catalizzatore», conclude Theodore Murphy.

Di fatto, un motivo c’è, o potrebbe esserci. Sta nellaneutralità africana‘ di cui si diceva, incompresa in Occidente, a Washington come a Bruxelles, piuttosto che Berlino.
Per questa neutralità c’è chi ipotizza rappresaglie americane contro il non allineamento dei Paesi africani. «Mentre gli Stati Uniti intensificano rapidamente la loro nuova guerra fredda contro Russia e Cina e si aspettano che altri Paesi si allineino», ha scritto Nontobeko Hlela, su ‘TheElephant‘, nonostante siano «sistematicamente esclusi da qualsiasi processo decisionale».
«Raramente si riconosce che il non allineamento, in questo caso il rifiuto di essere allineati con gli Stati Uniti e i loro alleati o con la Russia, possa essere una posizione di principio, così come un astuto impegno tattico con le realtà geopolitiche».
Odilile Ayodele e Mikatekiso Kubayi, ricercatori di politica estera africana, hanno commentato così una delle recenti azioni di rafforzamento dell’Africa Command (Africom) nel continente: alla base «sembra esserci la preoccupazione per l’approfondimento del coinvolgimento russo e cinese in Africa, e la crescente insicurezza che potrebbe diventare un focolaio per il terrorismo». Iniziativa dunque che «parla più di potere … che di una vera partnership con l’Africa».

Sostengono Zainab Usman e Katie Auth del Carnegie Endowment for International Peace: «gli Stati Uniti e i loro alleati si sono impegnati per decenni con l’Africa solo per questioni umanitarie e di sicurezza». In un continente che ha il maggior numero di operazioni militari straniere e avamposti, la popolazione giovane e sempre più cinica dell’Africa percepisce le politiche statunitensi incentrate su Cina e Russia, in cui i Paesi africani sono solo pedine in un cosiddetto gioco delle grandi potenze, come un deplorevole modo di costruire partnership».

«Alcuni scrittori occidentali hanno cercato di utilizzare le sfide dell’approvvigionamento alimentare come argomento del motivo per cui i governi africani dovrebbero condannare la Russia, non comprendendo la posizione secondo cui le sanzioni contro la Russia sono il principale motore delle loro turbolenze economiche». Come ha scritto Nic Cheeseman su ‘Africa Report‘, l’idea che le ingiustizie economiche nelle «regioni più sfruttate economicamente del mondo» debbano essere usate come «un bastone con cui i governi africani possono essere colpiti per costringerli a tornare in linea, è in parti uguali sconcertante e offensiva».
Rispondendo alle domande sulla neutralità africana, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Linda Thomas-Greenfield, ha affermato che «dobbiamo fare ulteriore lavoro per aiutare questi paesi a comprendere l’impatto della guerra di aggressione russa sull’Ucraina», un commento che implicavano che i leader africani richiedessero un’istruzione sul proprio processo decisionale sovrano.
Anche il risentimento per il neocolonialismo sta guidando l’opposizione alle richieste occidentali. Le politiche della Francia nei confronti delle sue ex colonie hanno suscitato crescenti contraccolpi contro il governo francese. Un impegno militare di nove anni in Mali che non è riuscito a sottomettere gli estremisti violenti ha portato frustrazione e accuse di uccisioni di civili in attacchi di droni , mentre in Ciad il sostegno della Francia al regime militare ha fatto arrabbiare il popolo ciadiano, che vuole in modo schiacciante un leader eletto democraticamente.

«Se l’Occidente vuole riportare i Paesi africani nell’ovile, farebbe bene a riconoscere e comprendere l’eredità delle proprie politiche in quei Paesi, mentre coinvolge davvero i cittadini e fornisce incentivi ai leader per salire a bordo. Nuove proposte che gli africani percepiscono come punizione per aver esercitato la propria agenda geopolitica rischiano di minare i suoi obiettivi a lungo termine nel continente», commenta Nosmot Gbadamosi.
Se l’Occidente non riesce a sradicare dalla mente dell’Africa di essere nuovamente, per l’ennesima volta, ‘vittima‘, questa questa volta geopolitica, per la sua volontà di decisione autonoma, e insieme placare il risentimento per il neocolonialismocondotto, soprattutto, ma non solo, dalla Francia, l’Africa per l’Europa, e più in generale per l’Occidente, sarà persa, come sostiene Gbadamosi, e con essa sarà persa la capacità di resilienza dell’Europa, ovvero la possibilità dell’Europa di ricostruire sulle macerie che la guerra in Ucraina si lascerà dietro, non tanto e non solo dal punto di vista economico, quanto dal punto di vista politico.
Impresa da brivido. Mission (Almost) Impossible.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->