lunedì, Aprile 19

Schiave del sesso e la Storia field_506ffb1d3dbe2

0

corea del sud sesso

Bangkok – Il senso stesso della Memoria Storica: conservare, custodire ogni tipo di traccia di quel che è stato, perché continui ad esistere ed essere condiviso da tutti. Se così non fosse, data la labilità della memoria umana, sottoposta anche ad effetti distorsivi terzi di varia natura, tutto sarebbe irrimediabilmente perduto. Ecco perché si sviluppano nuove tecniche di conservazione, si usa ogni declinazione del linguaggio della Scienza in tal senso, ecco perché esistono i musei ed ecco perché l’UNESCO provvede da decenni a conservare, custodire, proteggere la memoria Storica dell’Uomo in vari modi. Ma vi possono essere anche altre motivazioni per procedere lungo queste vie e cercare strenuamente di conservare e ricordare insieme. Il “caso” della Corea del Sud è uno di questi.

La Corea, infatti, chiederà all’UNESCO l’apposizione del proprio visto a fini di inserimento nella lista dei beni protetti universali sui documenti storici correlati alle donne coreane che -durante la Seconda Guerra Mondiale- furono costrette alla schiavitù sessuale dall’Esercito imperiale giapponese durante la gran parte del periodo del conflitto mondiale, come ha annunciato nella giornata di Martedì scorso il Ministero per l’Eguaglianza dei Generi e della Famiglia.

«I documenti degli archivi potrebbero così diventare un importante pro memoria affinché tali tragedie non abbiano mai più a ripetersi in futuro», ha affermato lo stesso Ministro per l’Eguaglianza dei Generi e della Famiglia, Kim Hee-jung, in una dichiarazione ufficiale rilasciata nel merito. «Il tema della schiavitù sessuale in epoca di guerra è direttamente legato ai temi che riguardano i Diritti delle donne, che sono uno dei valori universali della specie umana».

Il Ministro venerdì scorso ha avviato un incontro con la Commissione Nazionale Coreana per l’UNESCO e l’Amministrazione del Patrimonio Culturale per discutere più approfonditamente il progetto, che punta a completare e sottoscrivere l’applicazione dello stesso in merito alla Memoria del Mondo, una iniziativa dell’UNESCO per salvaguardare il patrimonio documentaristico che avrà avvio ufficiale ed istituzione nel 2016.

Le istituzioni sperano che i documenti –compresi oggetti personali e d’uso comune lasciati dalle ultime vittime e documenti scritti dei crimini di guerra- saranno protetti dallo status UNESCO dal 2017.

Gli studiosi stimano che più di 200.000 donne, nella gran parte dei casi provenienti da Cina e Corea, furono costrette a lavorare come operatrici del sesso per i soldati giapponesi durante la guerra. Molte delle vittime, chiamate eufemisticamente “donne di conforto”, sono già decedute a causa della loro avanzata età.

A fronte delle ripetute richieste di Seoul per delle scuse ufficiali e per forme di compensazione legale per le vittime, Tokyo ha sempre risposto che tutte le forme di compensazione sono state fissate nel Trattato di Normalizzazione Corea del Sud-Giappone del 1965.

A Giugno, Bae Chun-hee, una ex schiava del sesso per i militari, è morta all’età di 91 anni, portando il numero delle sopravvissute a 54 dalle 237 che sono state ufficialmente registrate dal Governo nel 1990.

La Corea del Sud attualmente possiede 11 documenti della Memoria del Mondo, compreso il manoscritto originale del sistema di scrittura coreano “Hunminjeongeum” e documenti sulla rivolta a favore della Democrazia di Gwanju del Maggio 1980.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->